La testa e la coda
Il poliziesco è stato presentato qualche giorno fa a Montegalda (VI) presso la distilleria Fratelli Brunello. Abbiano incontrato l’autore ecco cosa ci ha raccontato.
Pandiani, qual è l’associazione tra titolo e trama?
Non avevo mai pensato al fatto che un’indagine di polizia sia un prodotto complesso, fatto di elementi diversi tra loro che vanno raccolti, analizzati e selezionati nel corso di un’inchiesta: distillati, per l’appunto.
Assistendo al procedimento con il quale si distilla artigianalmente la grappa mi è stato raccontato che, a un certo punto della lavorazione, si devono separare la “testa” e la “coda” per ottenere il “cuore”, vale a dire la parte pregiata del prodotto.
“La testa e la coda” mi è subito sembrato un bel titolo per un romanzo poliziesco che doveva svolgersi nelle terre della grappa.
Nel racconto i poliziotti protagonisti si trovano a indagare attorno a un’antica distilleria di grappa, coinvolta suo malgrado nella vicenda.
L’indagine procede in qualche modo come la lavorazione di un distillato. A un certo punto, l’ispettore Bosdaves si troverà a dover separare la “testa” e la “coda” vale a dire gli indizi che non c’entrano con il delitto, per poter arrivare al “cuore” scovando in questo modo l’assassino.
Fattore importante nella trama è il denaro.
I soldi muovono il mondo e non ce ne sono mai abbastanza.
Il romanzo è nato sul presupposto insolito di far conoscere un’azienda artigiana con una storia centenaria alle spalle.
In genere lo scrittore parte da un’idea, dal desiderio di afferrare qualcosa che ha dentro di sé e di raccontarlo agli altri.
In questo caso, invece, i soldi sono stati il motore per tentare di raccontare una realtà andando oltre la semplice pubblicità. La storia, il luogo in cui si svolge e gli argomenti trattati, sono stati inventati appositamente per soddisfare i requisiti che ci si era proposti. Visitare la distilleria, parlare con le persone che se ne occupano, sentirsi raccontare storie e vedere competenze tramandate di padre in figlio per generazioni è stato magico e ha dato da subito un gradevole sapore nostalgico alla narrazione.
Parlando di spirito, quello creativo del libro e quello della grappa come ispiratore, come li ha intecciati?
Lo spirito, l’alcol, i distillati… da quando è nato il romanzo di genere le bevande alcoliche hanno sempre avuto una grande importanza.
Esistono pochissimi noir nei quali le pistole non si accompagnino a un bicchiere di alcol. L’ambiente mi sembrava più che consono, anche se la grappa artigianale è un distillato con una reputazione più raffinata e intellettuale di altri prodotti consumati dai protagonisti del romanzo noir.
In questo particolare caso, i protagonisti saranno avvolti dall’aroma delle vinacce, invece di ritrovarsi ubriachi in un sottoscala. Un noir: scene al buio e cupa la visione del protagonista. Il noir non ama la luce.
Così come il distillato richiama l’oscurità e il profumo umido delle cantine, il romanzo di genere predilige la notte per far sentire al meglio la propria fragranza. In una storia di delitti, del resto, la parte scura dell’animo umano è presente e si manifesta anche in pieno sole.
| Tweet |
Lascia un commento
Ultimi articoli
Una ricetta che sconvolge ogni regola di pasticceria, che dimostra che fare… >>
Dopo la Terra dei cuochi, verrebbe da dire che ad Antonino Cannavacciuolo,… >>
Approfittiamo degli ultimi carciofi, piccoli ma saporiti, e proviamo questa ricetta dello… >>
Se si arriva a notte fonda il mare, a cui è intitolata,… >>
Il mese scorso una mia amica che lavora in giro per il… >>
Ti potrebbero interessare
La Distilleria Fratelli Brunello di Montegalda è la più antica distilleria artigianale… >>
