Il libro di Gabriele Bonci: Il Gioco della Pizza


Il gioco della Pizza
di Gabriele Bonci
e Elisia Menduni
edizioni Rizzoli
256 pagine
26 euro (cartaceo)
13,99 euro (ebook)

Le perplessità per la copertina convenzionale, da collana editoriale, si sciolgono immediatamente all’apertura del tomo. Le foto di Elisia Menduni, bellissime, luminose, croccanti e profumate, obnubilano i testi, ti assalgono e ti lasciano senza fiato.

La prima cosa che vorresti fare è mangiartelo, questo libro. Specie se, come me, lo compri all’ora critica del languore pre-prandiale e rimani rapito e avvinto dalla carnosità dei prosciutti, dagli alveoli anarchici degli impasti, diversi per ogni farina, dal velluto rosso della salsa di pomodori, dal verde vivace e profumato – pare di sentirlo, quasi – del basilico.

I prodotti, tutti minuziosamente ricercati, testati e infine sublimati nelle cotture insieme al meraviglioso miracolo della pasta lievitata, sono imprescindibili nella filosofia bonciana. Sono lo stupore a cui lui, prima di tutti, ambisce ogni volta che alchemicamente li assembla, li ordisce, li cesella sulla tabula rasa della pasta, con naturalezza, senza ricercatezza estetica, senza artificio e sono la sua passione, la sua ossessione, l’essenza vera del suo lavoro.

La bellezza e la bontà dei migliori prodotti italiani innestate con esiti stupefacenti sulla ricerca e sulla sperimentazione costante, incessante, incontenibile.

Quella bellezza e quella bontà per le quali ringrazia nel libro i tanti fornitori che contribuiscono al suo successo, con un’attenzione particolare per Roberto Liberati, il poeta della macellazione, che gli fornisce carni e prosciutti dopo aver seguito personalmente gli allevamenti; per Fausto e Fulvio Marino, l’ultima generazione della famiglia del mitico Molino Marino di Cuneo, monopolista delle farine bonciane; per Monica Maggio del Feudo di Zocca per i volatili tutti allevati allo stato brado e tutti correttamente nutriti e persino per la ragazza siciliana che, riempiendo di sciaùro di origano la sua bottega, lo ha immediatamente e definitivamente conquistato riservandogli poi, in esclusiva, tutto il suo raccolto.

E’ una favola bella, quella di Gabriele Bonci, suggellata da un successo mediatico senza pari che sta contribuendo a riportare – vivaddio – l’attenzione e l’interesse della gente, anche i non addetti ai lavori, sull’importanza del lavoro fatto bene, con passione, coinvolgimento e professionalità; sull’importanza dell’utilizzo di prodotti di assoluta qualità e sulla necessità, oramai improrogabile, di recuperare e promuovere la grandiosità della cultura gastronomica italiana.

Commenti

  1. Come non amarlo?
    Lui che riesce a dire ciò che abbiamo tutti noi amanti del Gusto abbiamo nel cuore… Grazie! a tutti quelli che tutti i giorni si impegnano, andando controcorrente in questo mondo confuso, lavorando con sudore e passione lontano dai bagliori del palcoscenico della ristorazione.
    Grazie! a coloro i quali coltivano e allevano rispettando ed amando il mondo in cui viviamo, onorando chi e’ venuto prima di noi e non dimenticando quelli a cui consegneremo la prosecuzione della nostre opere.
    Grazie! a quelle Persone che lavorano per conservare quei sapori, quelle strutture, quelle profondita e vastità di sfumature olfattive e gustative che sono l’universo in cui il nostro cuore anela viaggiare.
    Ed il mio Grazie va anche a te, Gabriele, che hai saputo trovare nelle tue passioni le corde per risvegliare i sentimenti assopiti di un Paese che ancora esiste nei nostri cuori di sognatori.
    avrai il posto d’onore nella mia biblioteca del cibo.

    12 maggio 2012 alle 01:07 | Rispondi

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