Il Gusto delle Donne

Il Gusto delle Donne
di Licia Granello
ed. Rizzoli
216 pagine
16 euro
Licia Granello scrive con penna femminile decisa, sintetica e affettuosa, 20 storie di donne, 20 partigiane del gusto, 20 frammenti di un mosaico di genere e di cultura.
Tutte le donne del libro hanno combattuto con lo stereotipo che non le voleva vedere a capo di aziende, di cucine, di vigne e forni.
Tutte hanno lottato contro la cultura dominate di linee ereditarie prefissate, di ruoli stabiliti e di gerarchie faticose.
Interpretato da Licia Granello, questo parterre coraggioso sembra ancor più forte e tenace. Le storie partono da lontano, dai nonni che migrano negli Stati Uniti, dai partigiani, dalle “fuitine“, dagli amori e dai divorzi e arrivano all’oggi.
Così impariamo che la famiglia dei Feolde si chiamava in realtà Edloef e grazie a questo escamotage il nonno di Annie riuscì a scappare dalla Polonia, che Mimma Ordine, arrivata a Torino ancora bambina negli anni Sessanta, è riuscita a diventare fornaia (ufficialmente solo nel 1996) lottando conto un articolo dell’Albo dei fornai della città che escludeva le donne.
Ci ricordiamo del bel passato di Nadia Santini che convinse Antonio a prendere in mano il ristorante di famiglia, mettendosi in prima persona in cucina, della forza travolgente di Giannola Nonnino che per fare grappa di qualità ha fatto cultura e ha creato premi letterari.
E poi Luisa Valazza, cuoca del Al Sorriso che ha imparato a cucinare nonostante dovesse fare la maestra, leggendo libri di cucina classica francese e studiando le foto di Grand Gourmet, e Emanuela Stucchi Prinetti che ha dovuto aspettare la morte del padre per entrare in azienda, visto un NO lapidario che per anni la aveva esclusa da Coltibuono.
Il racconto prosegue con Maide Mercuri, super proprietaria del Pont de fer di Milano, che per aprire il suo ristorante sui navigli ha rinunciato a partire per New York, dove Sirio Maccioni l’aveva chiamata a dirigere la sala de Le Circus, Camilla Lunelli che ha lasciato il suo lavoro nella cooperazione in Niger per prendere in mano l’azienda,
Bella la storia di Marella Levoni e del suo salumificio: il nonno Ezechiello era un giovane apprendista di Peck che presto si mise in proprio. Durante la guerra il laboratorio viene requisito e diventa un deposito della Wehrmach per poi trasformarsi in una delle più grandi industrie di salumi di qualità in Italia, tanto che lei (Marella) nel 2000 abbandona il lavoro in una casa editrice e prende in mano l’azienda mettendo su un’azienda tutta al femminile.
E poi Anna Abbona, Pina Amarelli, Valentina Argiolas, Rosa Bosco, Jolanda De Colò, Rosangela Gennari, Livia Iaccarino, Silvia Imparato, Carla Latini, Margherita Mastromauro e Josè Rallo.
Un bel libro che racconta un pezzo di storia del nostro paese sotto la lente del coraggio e della forza.
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