Quando c’erano i fascisti e i comunisti


La guida dei vini di Slow Food, Slowine, ha deciso di cancellare la scheda dell’azienda Bressan Mastri Vinai.
All’origine di questa esclusione c’è la pagina personale di Fb di Fulvio Bressan dove sono comparsi commenti razzisti nei confronti del ministro Kyenge, definita “sporca scimmia nera“.
Ne è nata una polemica che dura tutt’ora e che ha visto schierati contro Bressan moltissimi appassionati e addetti ai lavori a fronte di pochi secondo i quali tra l’azienda, i vini e l’uomo bisogna distinguere.

Fulvio Bressan è un energumeno che ha una lunga tradizione di insulti e modi inurbani e io penso che per esprimere il proprio giudizio e dissenso nei suoi confronti basta non acquistare più i suoi vini.

Diverso è il discorso di una guida che, contrariamente a un negozio o a un privato, prende in esame la produzione vinicola dell’anno.
Dire che si toglie la scheda introduce un principio di moralità dove accanto alla categoria del razzista dovrebbe stare per esempio quella dell’evasore e molti sono i casi di condannati per reati contro il patrimonio e l’evasione fiscale che hanno anche aziende vinicole – un gioco molto di moda tra i ricchi e gli arricchiti degli anni 80′ e 90′ quello del fare vino – e allora dovrebbero sparire dalle guide le aziende vinicole di Ligresti? E i vini dell’immobiliarista Luigi Zunino, condannato per la scalata ad Antonveneta?

Negli anni Ottanta esisteva ancora una forte contrapposizione ideologica tra destra e sinistra, tra “fascisti” e “comunisti” etichette schematiche per rappresentare mondi profondamente diversi, ma noi facevamo una guida dei vini che prescindeva da ogni giudizio ideologico e Slow Food di quella guida era parte.

Cosa è cambiato da allora?

Foto Mauro Fermariello Winestories

Commenti

  1. [1] Maricler

    Ora c’è Twitter :-)

    30 agosto 2013 alle 15:08 |
    • [] Stefano Bonilli

      Ora c’è fb, direi, almeno per quanto riguarda Bressan.

      30 agosto 2013 alle 15:11 |
  2. Bravo Stefano, ben detto. La scelta della guida di Slow Food di escludere l’azienda di Bressan introduce, come hai ben scritto (e come ho detto io ieri su Vino al vino) un “principio di moralità” dai contorni incerti e dai risvolti molto preoccupanti.
    Ricordo anch’io i primi tempi di Vini d’Italia. Non c’era alcun risvolto ideologico nei giudizi e alla guida, alle prime due edizioni, 1987 e 1988 (come sono lontani quegli anni!) collaborai anch’io, che all’epoca scrivevo sul Giornale di Montanelli e sul Secolo d’Italia. Carlin Petrini sapeva che ero (e sono rimasto) di destra e insistette anzi perché mi prendessi l’impegno di fare il fiduciario Arci Gola (Sl0w Food doveva ancora nascere) a Bergamo. Cosa che non potei accettare. Dopo diventò responsabile il notaio Carlo Leidi, bellissima persona, scomparsa anni fa, grande appassionato dei Barolo di La Morra cui dedicò anche un libro, molto più ideologicamente in linea con le origini di Arcigola.
    Mi preoccupa molto e mi sconcerta questa scelta eno-giustizialista di Gariglio e Giavedoni, che conosco e stimo e di tutto il gruppo di Slow Food…

    30 agosto 2013 alle 15:13 |
    • [] Fabio Giavedoni

      ciao Franco (e ciao Stefano).
      Franco, stamattina ho letto il tuo post sul boicottaggio dei vini di Bressan e sono assolutamente d’accordo con te: una guida, o una rivista, che si occupa di assaggiare dei vini, dare un punteggio e pubblicare i risultati non dovrebbe assolutamente porsi il problema di cosa fa, e cosa dice, il produttore dei suddetti vini. Fa pura critica organolettica e basta. E quindi dovrebbe recensire Bressan.
      Ma, tu sai benissimo, noi non siamo questo.
      E non mi venire a parlare di eno-giustizialismo perchè sai altrettanto benissimo che l’affermazione è debole, debolissima.
      Noi non abbiamo crocifisso Bressan a caldo, come hanno fatto alcuni altri autorevoli blog. Abbiamo discusso al nostro interno recependo le tantissime istanze che sono arrivate dai nostri soci, soprattutto dall’estero: persone che negli anni hanno fatto i volontari per Terra Madre o che hanno organizzato le campagne di raccolta fondi per il progetto Mille Orti in Africa.
      E queste persone ci hanno posto una sola semplice domanda: come può la nostra associazione, con i valori che professa, fare finta di niente rispetto alle gravissime affermazioni (non fatte al bar, o a tarda notte dopo una cena abbondante, ma pubblicamente di mattina su Fb) fatte da Fulvio Bressan?
      Ci giriamo dall’altra parte, perchè strategicamente è meglio stare zitti, aspettare che passi la buriana, far finta di niente perchè poi tanto tra qualche mese – quando uscirà la guida – di nefandezze in Italia ne saranno successe così tante che nessuno si ricorderà più cosa ha detto Bressan?
      No, dall’altra parte non ci giriamo.
      Sosteniamo che i vini di Bressan sono molto buoni, che fa un’ottima viticoltura, ma che le sue affermazioni hanno superato il limite. E che pertanto non lo recensiamo.
      Non lo abbiamo “giustiziato” – anzi gli abbiamo dato dei riconoscimenti in guida – quando ha coperto pubblicamente di insulti Slow Food, in particolare Slow Food Friuli (vatti a trovare in rete i filmati). Quelle erano sue opinioni, che non condividevamo, ma che abbiamo comunque rispettato; e non c’è stata alcuna ritorsione. Ne abbiamo parlato con lui di persona, ci siamo chiariti e non ce la siamo presa più di tanto. Ma queste sue ultime “esternazioni” non le potevamo sopportare.
      Poi, se vuoi, appena mandiamo in stampa (tra una settimana) la guida ne parliamo di persona …
      Ciao.

      30 agosto 2013 alle 16:33 |
      • [] peaceandlove

        Devo ammettere che Fulvio ha sempre riempito di m…..non solo SF Friuli ma anche SF Veneto con il quale ho collaborato per qualche anno…anzi il sottoscritto
        viene ancora etichettato come” comunista di m….” ma non mi stupisco di ciò che ha affermato che , se leggete attentamente anche i suoi commenti in inglese non ha offeso solo il ministro Kyenge , ma ha riempito di insulti di ogni tipo vari appartenenti alla classe politica , ha postato vignette di chiaro stampo fascista,
        si è vantato nonostante il possibile boicottaggio dei suoi prodotti, di avere molti soldi per vivere anche senza vendere il vino ( verissimo ).
        Ma come lui ne esistono a migliaia , questa è l’italia che ci meritiamo …..e di produttori da “censurare”" ce ne sono tantissimi …..se volete vi invio un bell’elenco
        di “signori” del vino che ne fanno di cotte e di crude da anni……..peaceandlove

        31 agosto 2013 alle 11:22 |
        • [] Stefano Bonilli

          Sarebbe interessante recapitare questo elenco di produttori di vino ai curatori di Slowine, così, tanto per tenere in esercizio i principi etici applicati da una guida alle aziende recensite.
          Perché una volta intrapresa una certa strada non si può tornare indietro.

          31 agosto 2013 alle 12:58 |
  3. [3] nico aka tenente Drogo

    un conto è discriminare in base alle opinioni politiche, cosa che giustamente la vecchia guida SF-GR non faceva, un conto è isolare i razzisti
    per me Slow Food ha fatto benissimo

    30 agosto 2013 alle 15:14 |
  4. Il parallelo con gli anni ’80 e la contrapposizione ideologica contribuisce ad avvalorare una chiave di lettura che, secondo me, devia dal problema delle uscite di Bressan. Chi se ne frega di come lui vede la politica dell’immigrazione e di tutta la sequela di qualunquismi con cui riempie il suo FB. Il punto è che dare della “negra mantenuta di merda” o della “sporca scimmia nera” a chicchessia, la Kyenge o mia sorella, è a prescindere inaccettabile. Quanto ai condannati per evasione o frode presenti nelle guide, sarebbe un ottimo argomento per un post su la GG che spero di leggere presto…

    30 agosto 2013 alle 15:15 |
  5. Non entro nel merito dei commenti del tizio…
    Ma una cosa è certa, l’uso del web ed in particolar modo di strumenti quali twitter, facebook e similari è arrivato davvero ad una dimensione che a mio avviso ha del preoccupante… e lo dico da utilizzatore del mezzo, non da esterno.
    Troppo si affida al web, troppo di personale intendo, cosi tanto che si arriva alle offese, alle ingiurie, alle minacce… troppo.
    Circa la guida… potrei perfino avallare… ma allora si censurino anche le aziende che investono soldi riciclati, quelle di proprietà di condannati vari (temo ve ne siano in abbondanza), quelle di chi lacchezza con i nomi o con le diciture, quelle biononbiomabio… and so on.
    Forse il compito di una guida sui vini è giudicare il vino… non giudicare anche gli uomini… perchè diventerebbe discorso lungo, difficile e assai improbabile no?

    30 agosto 2013 alle 15:34 |
  6. Si può essere d’accordo o meno con i principi di Slow Food, ma se questi sono (come sono) “Buono, pulito e giusto”, la dimensione etica è presente già dal 2005 (credo) e la decisione di togliere Bressan dalla guida mi sembra semplicemente logica e coerente.

    30 agosto 2013 alle 16:16 |
  7. Direttor Bonilli,

    sono confuso e diviso. Se da una parte accetto senza riserve l’idea che una guida dovrebbe giudicare i vini nel bicchiere; dall’altro sono anche convinto dall’argomento che una guida, la quale dichiari di tener conto dell’uomo prima ancora di ciò che produce, abbia fatto bene in virtù della propria coerenza ideologica ed operativa a bandire dal repertorio il razzista Bressan. Penso che si possano tirare le somme del dilemma considerando le derive percorse da Slow Food negli ultimi 10 anni, che integrano nelle teorie del mangiare e della terra le esternalità sistemiche sociali, economiche, ideali: già il ‘buono, pulito e giusto’ petriniano non lascia spazio a certa forma di cattiverie! È quindi forse opportuno dire, che al di là di zecche rosse e celtiche croci, la scelta editoriale di SloWine sia stata, se non inopinabile, quantomeno motivata dallo statuto interno di Slow Food; che ne è genitore e insegna.

    30 agosto 2013 alle 16:34 |
    • [] Stefano Bonilli

      Una domanda: il presidente di Saiagricola 2010-2011 Paolo Ligresti era buono, pulito e giusto?
      Ora è in carcere con tutti i familiari ma da anni la famiglia Ligresti era accusata di gravi abusi e irregolarità eppure Saiagricola – ora di proprietà di Unipol – e tutte le sue aziende erano tranquillamente recensite da Slowine, e recensite bene, perché si guardava al vino, mi sembra di capire, e non alla fedina penale e ai gravi reati patrimoniali che i Ligresti stavano perpetrando.
      E quindi? La mancanza di moralità finanziaria si applica solo al terzo grado di giudizio, la Cassazione, cioè 5/8 anni di tempo se va bene, o è cosa da sanzionare subito?
      Ma allora sarebbe un vero casino fare una guida dovendo applicare ad ogni titolare i principi del buono, pulito e giusto.
      E torniamo all’inizio del ragionamento: se Slow Food ne cancella uno, dovrebbe cancellarne anche altri, probabilmente, di sicuro dovrebbe fare un’altro tipo di “degustazione”.
      Oppure è solo un’operazione di marketing, comprensibile vista la crisi dell’editoria, ma in tal caso stiamo parlando d’altro.

      30 agosto 2013 alle 17:00 |
      • Fattoria del Cerro presente solo in edizione 2011, La Poderina mai recensita, Colpètrone non comparirà più nell’edizione 2014 della Guida. Questo per diritto di cronaca e precisione, visto che questo commento non è stato scritto prendendo in mano la nostra guida.

        30 agosto 2013 alle 17:12 |
        • [] Stefano Bonilli

          Io ho scritto avendo sotto gli occhi Slowine 2012 pag. 845, scheda di Colpetrone. Comunque non capisco l’intervento, Fattoria del Cerro è uscita dalla guida 2012 perché dei Ligresti? Non credo proprio, e lo stesso discorso vale per La Poderina, penso sia stata una scelta enologica.
          O sbaglio?

          30 agosto 2013 alle 17:32 |
          • Il senso del mio intervento è semplice: scrivere che l’informazione da lei riportata non è esatta. Detto questo la scelta è dettata dalle visite ripetute alle cantine e dalle degustazioni che hanno dato un esito negativo nel caso delle aziende da lei citate.

            30 agosto 2013 alle 17:53 |
        • [] Stefano Bonilli

          Caro Gariglio, l’informazione da me riportata è esatta, le recensioni sono lì a testimoniarlo, il resto è propaganda.

          30 agosto 2013 alle 18:33 |
          • Caro Bonilli: questa la sua frase: “e tutte le sue aziende erano tranquillamente recensite da Slowine, e recensite bene”. La verità (quella con la v minuscola) è quella scritta da me: “Fattoria del Cerro presente solo in edizione 2011, La Poderina mai recensita, Colpètrone non comparirà più nell’edizione 2014 della Guida.” Quindi a meno che le guide (2011/2012/2013) in suo possesso siano diverse dalle mie, l’informazione riportata da lei e virgolettata da me non è purtroppo esatta.

            30 agosto 2013 alle 18:53 |
        • [] Stefano Bonilli

          Ma Santo Iddio Gariglio, le aziende dei Ligresti che non mettevate in guida erano escluse per un giudizio sui vini.
          O no?????
          E invece io dico che già allora i Ligresti erano ladri e concussori e quindi che senso ha farmi l’elenco di chi c’era e chi non c’era, comunque a voi non passava minimamente per la testa di considerare i Ligresti impresentabili.
          E infatti li presentavate in guida.
          Basta un’azienda, o no?!?!?
          La verità con la v maiuscola?
          E la moralità con la m maiuscola invece no??
          Buona guida 2013 con tutte aziende buone pulite e giuste, sicuramente :-))

          30 agosto 2013 alle 19:01 |
          • Gentile Direttore,

            ero diviso ed ancora lo sono. Ha senz’altro ragione, di questi vinai recensiti da Slow quanti sono ladri, concussori, pervertiti, razzisti, evasori? Senz’altro tanti, almeno per una questione statistica. Andrebbero tutti epurati dalla guida, per coerenza ideologica? Allora, certo; Ligresti per primo.

            Ho pensato, però, qual è quindi la differenza tra Bressan e gli altri produttori buoni, puliti e stronzi che permangono tra le pagine di Slow? Che questi hanno mantenuto sommerse le loro pecche, mi rispondo, senza portarle nel dominio social della visibilità. Senza generare confusione identitaria tra il ruolo pubblico di un’azienda e quello, privato, del titolare.

            Sono sicuro che esistano vigneron leghisti in Franciacorta e mafiosi in Sicilia, separatisti in Südtirol ben lieti d’essere recensiti nelle guide dell’Italia che detestano ed in Umbria vigneron-parlamentari-collusi: se esistono, come penso, finora questi signori non hanno pubblicato su Facebook immagini inneggianti allo sterminio degli antipizzo, degli immigrati, dei terroni peninsulari o dei più fessi cittadini.
            E se l’hanno fatto, è stato senza metterci la faccia della propria cantina: essi hanno avuto cura di tracciare una linea netta tra la cerchia di persone fidate ed in linea col loro pensiero e gli accoliti professionali; le conoscenze superficiali, i contatti di lavoro: ossia costoro hanno saputo tenere lontano il pensiero privato dalla scena pubblica, quella dei collaboratori e dei clienti che guardano alla figura istituzionale del produttore anziché alla persona in sé.

            Nel caso Bressan, forse in nome di una ‘lodevole’ coerenza ideologica, quest’attenzione al distinguo è mancata: in tutta la vicenda, dalla pubblicazione degli incresciosi pensieri xenofobi fino alle repliche apologetiche internazionali, il viticoltore non ha operato alcuna demarcazione tra la propria esistenza virtuale e quella dell’azienda cui fa capo; miscelando ideologie sociopolitiche e logiche d’import/export. Il pensiero anti-Kyenge, nel suo dominio pubblico e leggibile, è di Fulvio Bressan quanto della Bressan mastri vinai.

            Sarà d’accordo nel dire che è in territorio pubblico che si confrontano le forze dei pubblici attori: che sono coloro in grado di parlare a audience estese, le aziende produttrici almeno quanto le voci delle guide, degli opinionisti, dei giornali. E sarà forse anche d’accordo nell’affermare che quando un’azienda, sia pure nella persona del suo titolare, arriva a veicolare al pubblico un messaggio razzista è dovere di chi può parlare a quello stesso pubblico ed aspira all’equità sociale contrastare a piena voce tale messaggio.

            Mi consenta inoltre di dire, direttore, che ciò è particolarmente vero nel caso in cui il secondo attore politico sia una guida, e svolga quindi il compito di ratificare l’operato delle aziende produttrici per restituire ad un pubblico generalmente composto di non-addetti delle valutazioni di qualità; che ci si aspetta essere aderenti ai principi editoriali della guida stessa e dunque ai suoi fondamenti ideologici.

            Ciò detto, lungi da me essere un paladino di Slow Food, che non ho mai mancato di guardare con occhio critico: in questo caso, però, mi sembra che ci sia ben poco da obiettare sulla scelta editoriale (e intellettuale, e morale) di Slow Wine; che mi pare aver sposato in pieno la funzione didattica e di selezione per cui è letta da chi vi investe i propri denari, e che quindi le pertiene.

            RingraziandoLa per l’attenzione, attendo Sua replica e La saluto.

            Giovanni Puglisi

            2 settembre 2013 alle 12:25 |
  8. [8] Juri Iaboni

    Bhe, io direi che sarebbe giusto boicottare la guida Slow Food.

    30 agosto 2013 alle 16:49 |
    • [] Stefano Bonilli

      E’ una discussione molto seria, niente cazzate o battute, please.

      30 agosto 2013 alle 17:03 |
  9. [9] Michele A. Fino

    Personalmente credo che la risposta di Giavedoni sia impeccabile.
    Slow WIne non è una guida come quella che ricorda il Direttore Bonilli. Punto.
    Descrive (non valuta) aziende molto diverse, che stanno nello stesso testo per l’applicazione di parametri fra cui c’è il Giusto, accanto agli indispensabili Buono e Pulito.
    E il Giusto non è il Legale.
    Trovo errato il paragone tra le volgari asserzioni razziste (soprattutto: prive di ogni segno di retromarcia o pentimento), che intaccano la dignità umana, e la mancata emissione di scontrini fosse pure milionaria.
    Credo che Fulvio Bressan debba ravvedersi perché nemmeno le sue parole sono un problema (solo) di etichetta, ma di contenuti profondi.
    E non credo che quei contenuti avrebbero lasciato indenne la capacità di giudizio delle commissioni di degustazione. Dunque, meglio non recensirlo, liberamente, dichiarandone i motivi e aspettando che un revirement del viticoltore friulano consenta di scrivere ancora di lui.
    Per non trovarsi tra i due fuochi: quello di chi poteva legittimamente criticare che si recensisse Bressan come se nulla fosse e quello di chi avrebbe lamentato parzialità eteromotivate.
    SLow Wine si è dimostrata non dorotea. Chapeau.

    30 agosto 2013 alle 17:02 |
    • [] Stefano Bonilli

      I reati finaziari sono la causa prima della gravissima crisi dell’Italia, non parliamo di scontrini ma di milioni di euro e ci sono molte aziende vinicole dalla proprietà opaca se non nera.
      Ora, se ci si imbarca in una crociata di moralità non esiste solo il razzismo, deve essere ben chiaro, e se non si accetta la pubblicità della Nestlè non si possono recensire neppure aziende vinicole dalla proprietà incerta o dubbia.
      E a questo punto non sta a me indicarle ma a chi rivendica il buono, pulito e giusto come bussola dei propri comportamenti.

      30 agosto 2013 alle 17:10 |
      • [] Michele A. Fino

        Caro direttore,
        resta il fatto che i reati fiscali (terribli) non sono, letteralmente, ab-ominevoli, come il razzismo.
        Ce ne passa. Ma fa parte della libertà di opinione non pensarla allo stesso modo.
        Slow Wine fa una scelta di campo. Non la si compri e buona notte. Mica è la Bibbia, che è unica e deve essere uguale per tutti e verso tutti.

        30 agosto 2013 alle 17:15 |
        • [] temperasupposte

          “che i reati fiscali (terribli) non sono, letteralmente, ab-ominevoli, come il razzismo.” lo vada a dire ai figli di un imprenditore suicidato perchè, oltre alla crisi, subisce la concorrenza sleale di chi non paga le tasse.
          Così, tanto per non dimenticare…..

          5 settembre 2013 alle 15:20 |
      • [] CIRO LUBRANO

        spett.Bonilli la discussione è certamente seria e stimolante ma credo che sia fuorviante mettere tutto sullo stesso piano. e ha ragione il signor M.Fino. Non è falso moralismo ritenere che i reati fiscali e i milleuno trucchi contabili, se pur gravissimi e condannabili, non sono eticamente paritetici al razzismo. Chi offende la libertà e la dignità di un uomo fa una cosa di diversamente grave. Come dire: posso non sapere chi c’è dietro a SAI Agricola e ai suoi vini, posso non condividere il come tizio e caio si siano arricchiti né tantomeno chiedere la patente politica a nessuno ma …a tutto c’è un limite. E aggiungo: se anni fa il Gambero Rosso (o Arcigola o Slow Food) non applicava nessun filtro del genere quando inseriva nelle sua guida l’azienda d.c.s. – secondo il mio modestissimo parere, sbagliava allora e non oggi. Non è mai troppo tardi per rinsavire o ricredersi.

        30 agosto 2013 alle 18:45 |
      • [] nico aka tenente Drogo

        e vai con il benaltrismo, lo sport nazionale

        30 agosto 2013 alle 19:56 |
        • [] Stefano Bonilli

          cazzata, e per di più rancida :-))

          30 agosto 2013 alle 21:05 |
          • [] nico aka tenente Drogo

            i sorrisetti servono a mitigare l’acidità?

            30 agosto 2013 alle 21:21 |
  10. [10] francesco

    Ho letto parola per parola quanto detto da Bressan.

    Qui c’ un terribile salto di qualità che lascia inorriditi. Le due frasi estrapolate da un lettore dicono tutto.

    Non si possono fare paragoni come quelli che leggo nella discussione, signor Bonilli; l’applicazione concreta delle parole “a freddo” del signor Bressan ci porterebbe dritti dritti al nazismo.

    Nessun esempio fatto nella discussione, a mio parere, regge il confronto. Avevo letto la disputa sulla stampa, non avevo letto le singole parole e sono rimasto impressionato dalla violenza senza limiti di quelle parole.

    Ma stiamo perdendo il senso della distinzione? Cosa farebbero esaltati razzisti se fossimo in regime non democratico? Cremerebbero i diversi?

    Potrei estremizzare anch’io dicendo che le parole del signor Bressan solo un “male assoluto”.

    Opinabile quanto si vuole la decisione di slow food; ma il fatto che sia venuta alla fine di un percorso interno meditato e non “urlato” il giorno dopo, fa onore a slow food.

    Cui va tutta la mia solidarietà.

    30 agosto 2013 alle 18:13 |
  11. [11] Tristano

    Il signor Gariglio con il codone di paglia cita le aziende dei Ligresti che erano e non sono più in guida ma non è questo il problema, il problema è che c’erano.
    Oggi Saiagricola è di Unipol ma per anni Saiagricola è stata il fiore all’occhiello dei Ligresti e ricordo un ricevimento con il “Cavaliere del Lavoro” Ligresti che si aggirava piuttosto orgoglioso tra gli invitati.
    Ma chi è stato Ligresti a Milano lo sanno e lo sapevano tutti, come al solito i giudici sono arrivati 20 anni dopo.

    30 agosto 2013 alle 19:08 |
  12. Fabio e Giancarlo, sapete benissimo che ho la massima stima in voi e grande considerazione del vostro lavoro e vi giudico persone perbene e dotate di un’etica che non riconosco in molti altri guidaioli, però le vostre risposte non mi convincono e credo che anche se avete lungamente riflettuto, come ho fatto io, prima di pubblicare ieri il mio post sull’argomento, e non avete subito aperto il linciaggio contro Bressan come hanno fatto altri blog la cui autorevolezza é tutta da dimostrare, abbiate preso una decisione grave. Che crea un precedente pericoloso.
    Nessuno qui, nemmeno Bressan, ci pensa minimamente di dire che il vignaiolo friulano avesse ragione e tutti siamo d’accordo che ha sbagliato.
    Ma non pubblicare in guida la scheda relativa alla sua azienda, ai suoi vini, che pure voi trovate validi, buoni puliti e giusti, per dirla con Carlin, equivale ad una condanna senza appello non solo del lavoro di Bressan Fulvio, ma della sua famiglia e dei suoi collaboratori che cercano ad ogni vendemmia di tirare fuori dalle vigne vini che rispettano il territorio e che ne sono autentica voce.
    Mi spiace non essere d’accordo con il mio amico professore Michele A. Fino, ma questa scelta, legittima di campo, di Slow Food e della sua guida, che continua a proporre al suo interno aziende e vini la cui presenza in guida avrebbe avuto un senso solo ai tempi del lungo matrimonio con il Gambero rosso, ma che non hanno senso in una guida che voleva essere altra, non mi convince e mi fa paura.
    Di un eno-giustizialismo credo che non avessimo alcun bisogno…

    30 agosto 2013 alle 19:32 |
    • [] nico aka tenente Drogo

      adesso condannare il razzismo si chiama “giustizialismo”

      30 agosto 2013 alle 19:57 |
    • [] Michele A. Fino

      Franco non credo proprio che sia enogiustizialismo.
      E’ un fermarsi di fronte all’orrore senza pentimento.
      ANche per oggettiva incapacità di essere obiettivi nel valutare una cantina (che è l’oggetto della scheda di SW, non un’analisi dei vini: è bene ricordarlo), una scelta netta. Senza parruccamenti.
      Se ti sembra avere un colore politico, secondo me la sottovaluti.
      Ma naturalmente questo non tocca minimamente la libertàindividuale di avere un’opinione diversa.

      31 agosto 2013 alle 06:27 |
  13. [13] Valeria

    @Stefano Bonilli: “Ma allora sarebbe un vero casino fare una guida dovendo applicare ad ogni titolare i principi del buono, pulito e giusto.”
    Vero, però provarci e cominciare da casi come questo forse può anche essere l’inizio di un buon cammino. Che peraltro è qualcosa che si costruisce per gradi, quindi che nel 2011 non tutto fosse ancora definito mi sembra normale. Più interessante forse sapere che adesso le cose siano cambiate anche per Saiagricola, no?
    Io penso che questa storia stia facendo capire meglio cosa sia Slow Food, cosa che a tanti non è ancora chiaro. E che Slow Wine non può essere considerata una guida e basta che giudica i vini e basta. Perché è pubblicata da un soggetto politico e non da un editore come tutti gli altri. Può un soggetto politico, pur con le sue contraddizioni, ignorare un caso come questo o non saremmo poi finiti a discuterne lo stesso?

    30 agosto 2013 alle 21:13 |
  14. Bel tema Stefano come al solito. Il punto è che se accettiamo l’idea di una guida etica è difficile disegnare il confine di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
    Ma la questione è molto più semplice e pratica: le parole di Bressan sono oscene e la scheda della sua azienda avrebbe reso la guida impresentabile in Italia e all’estero.
    Se ci sono altri casi di questa gravità basta tirarli fuori.
    Ora sappiamo che Derrik era un nazista militante e neanche pentito. Quei telefilm hanno lo stesso grado di godibilità?
    Se quei vini sono fatti da uno che vuole mitragliare la povera gente che fugge dalla guerra e dalla fame io semplicemente non li bevo e non ne parlo.
    E non mi si venisse a dire Fulvio è un bravo ragazzo hce esagera: erano così anche quelli che hanno lavorato nei campi di concentramento. Già, perché c’è sempre un perché alle nostre più orribili.

    30 agosto 2013 alle 23:14 |
    • [] Mattia

      Mi scusi Pignataro ma credo che lei stia andando oltre anche con la fantasia.

      Che le parole di Bressan siano condannabili e vergognose siamo tutti d’accordo, ma dire “Se quei vini sono fatti da uno che vuole mitragliare la povera gente che fugge dalla guerra e dalla fame io semplicemente non li bevo e non ne parlo.” mi sembra fantasioso.

      Detto questo, ricordo ai più che il Sig. Bressan ha chiesto scusa in 3 post differenti scritti in 2 lingue. Non è una scusante, anzi, ma non mi sembra che ci siano i presupposti per l’inizio di azioni di guerriglia nei confronti di immigranti et similia.

      La fantasia deve fermarsi laddove le parole finiscono.

      31 agosto 2013 alle 12:26 |
  15. [15] Alessandro Bocchetti

    C’è una cosa che però mi gira in mente e che vorrei mi aiutaste a capire: c’è una differenza sostanziali fra delitti contro il patrimonio, contro la persona e contro i diritti naturali. Ecco parlare di negri, froci, denigrare i migranti, i pubblici dipendenti, i disabili, bestemmiare, invitare alla rivolta fiscale e alle armi e altre amenità che Bressan non si è risparmiato sui social network, sui profili suoi e di altri e persino su siti pubblici è una negazione dei diritti che non può e non si deve a gettare, almeno per me. Molto diversa da questioni di ordinario malaffare…
    Non trovate che attraverso comportamenti del genere, venga sdoganata la barbarie?
    Ciao A

    30 agosto 2013 alle 23:24 |
    • Infatti, il punto è questo. La civiltà della parola che questi comportamenti fanno saltare. Se si arriva a questo limite dopo c’è il confronto fisico

      30 agosto 2013 alle 23:41 |
      • [] Michele A. Fino

        Avete colto il punto:
        Giusto e legale non sono la stessa cosa.
        Ciò che ha detto Bressan offende il sentimento del giusto che attiene alla più profonda radice del vivere civile: riconoscerci reciprocamente come PERSONE.
        Non pagare le tasse è illegale e anche ingiusto ma, attenzione, DERIVA dal riconoscersi come persone.
        Uno è un presupposto basilare.
        L’altro una conseguenza.
        E sono i principi, le basi, i fondamenti le cose che contano di più. Per me, s’intende.

        31 agosto 2013 alle 06:18 |
        • Questa è l’unica linea sensata da seguire. C’è chi reagisce a un abominio e chi no, infatti alcuni ne hanno parlato subito e altri hanno aspettato. Tutti i tentativi di deviare, ora suggerendo di scindere i suoi prodotti dal suo pensiero, ora dicendo che “però da un punto di vista politico non ha tutti i torti”, ora addirittura andando a scartabellare a caccia di coerenza in SF o in altre guide, non solo non c’entrano nulla, ma darebbero il via ad approfondimenti di vario tipo – come sta accadendo nella discussione – che però hanno puro valore di retorica persuasiva. La regola della pagliuzza e della trave vale per tutti, attenzione.

          31 agosto 2013 alle 14:21 |
  16. [16] Stefano Bonilli

    Ho capito, Slowine è una guida etica che si sceglie autonomamente i limiti entro i quali l’etica funziona.
    Direi che non mi avete convinto ma è inutile stare a ripetere gli argomenti già detti, di certo è la prima volta che si sceglie di togliere da una guida dei vini una cantina per motivi etici.
    Nessuno spiegherà dove l’etica di Slow Fodd si ferma o, magari, si distrae, perché a questo punto si deve dedurre che le altre cantine presenti nella nuova guida, tutte le altre sono tutte al di sopra di ogni sospetto.
    Sospetto di cosa?
    Di essere cantine che infrangono l’etica.
    Quale etica?
    Quella la decide Slow Food.

    31 agosto 2013 alle 00:09 |
    • Beh, perché no? Nel senso che ognuno si costruisce le cornici che gli pare. Tu non hai fatto così wquanto hai avuto posti di responsabilità?
      Nella guida slow wine non c’è posto per i razzisti. Mi pare una asticella condivisibile dalla maggioranza delle persone di buone volontà
      Poi i lettori decidono. Può darsi anche che i vini di Bressan incrementano l’export in Usa perché diventano i vini ufficiali dei nazisti americani

      31 agosto 2013 alle 00:23 |
      • [] Stefano Bonilli

        Luciano, è chiaro che non è in discussione l’antirazzismo.
        Io discuto la novità di una guida etica edita da un soggetto politico e non un editore.
        Cavoli, a voler essere cattivi, sai quanti problemi d’ora in poi porrà questo modo di essere?
        Per esempio: i vini degustati sono spediti in modo gratuito dalle aziende a Slow Food?
        Ai miei tempi funzionava così, erano migliaia di bottiglie localmente prima, nazionalmente poi.
        In questo caso l’etica cosa dovrebbe dire?

        31 agosto 2013 alle 00:49 |
        • [] Michele A. Fino

          Non ama le ripetizioni direttore, ma ripropone paragoni che lasciano perplessi.
          Il fatto di far spedire i vini ai produttori paragonato alla negazione dell’appartenenza al consorzio umano di una persona.
          Non voglio davvero tediarla, però secondo me capisce benissimo.

          31 agosto 2013 alle 06:24 |
      • Luciano, mi rifiuto di credere che una persona intelligente come te possa avere scritto una cosa del genere: “Può darsi anche che i vini di Bressan incrementano l’export in Usa perché diventano i vini ufficiali dei nazisti americani”
        Vogliamo ricondurre questo episodio alle sue giuste dimensioni? Vogliamo fare punto a capo e palla al centro e finirla con questo crescendo allucinante?

        31 agosto 2013 alle 13:55 |
    • [] Alessandro Bocchetti

      Mah, Stefano se il punto è discutere e sindacare la scelta di SF, va bene ma mi sembra una scelta relativamente interessante, a cui si potrebbe rispondere con orgoglio flaubertiano da parte di SF “si è la prima volta e allora? Prima o poi c’è un’inizio”. però la risposta di Fabio mi sembra abbastanza chiara ed onesta “E queste persone ci hanno posto una sola semplice domanda: come può la nostra associazione, con i valori che professa, fare finta di niente rispetto alle gravissime affermazioni (non fatte al bar, o a tarda notte dopo una cena abbondante, ma pubblicamente di mattina su Fb) fatte da Fulvio Bressan?” È ancora prima quando cita la forza di SF negli stati uniti e sappiamo tutti come la base radical che è l’ossatura di SF usa non sia tenera e disposta a chiudere occhi sul tema dei diritti. Quindi una scelta di un’associazione per venire incontro alla sua base, marketing virtuoso e allora?
      Ciao A

      31 agosto 2013 alle 08:38 |
  17. [17] Alessandro Bocchetti

    A proposito scopro che Monica Larsen e vine advpcate hnnoa fatto la medesima scelta…

    31 agosto 2013 alle 08:47 |
  18. standing ovation per Bonilli (e che l’avrebbe mai detto Stefano che ci sarei arrivato? :) ) quando scrive:
    ” è la prima volta che si sceglie di togliere da una guida dei vini una cantina per motivi etici.Nessuno spiegherà dove l’etica di Slow Fodd si ferma o, magari, si distrae, perché a questo punto si deve dedurre che le altre cantine presenti nella nuova guida, tutte le altre sono tutte al di sopra di ogni sospetto.
    Sospetto di cosa?
    Di essere cantine che infrangono l’etica.
    Quale etica?
    Quella la decide Slow Food”.
    Sottoscrivo in toto e plaudo.
    Cari amici di Slowine, avete creato un pericoloso precedente e costringerete quelli come me ad esaminare pagina per pagina, riga per riga, la prossima edizione della guida per vedere se, non sia mai, avrete predicato bene e razzolato male, comprendendo in guida aziende che l’etica non sanno nemmeno dove stia di casa…

    31 agosto 2013 alle 09:23 |
  19. [19] Giancarlo Rafele

    Perché tentare di buttarla sempre in politica?! Qui si tratta di etica e di morale che, notoriamente, sono agli antipodi della stessa.

    31 agosto 2013 alle 09:43 |
  20. Questa discussione dimostra perché in Italia non esiste certezza di pena. Perché un condannato in via definitiva probabilmente verrà “graziato”, perché facciamo sempre in fretta a condannare ed altrettanto in fretta a giustificare ed assolvere, perché siamo sempre uno dei paesi più regrediti. In Italia esistono sempre le 50 sfumature di grigio per ogni cosa… eh no, troppo comodo. Il vignaiolo Bressan é da condannare anche solo per il linguaggio, prima che per la folle ideologia, insultante, ignorante, volgare, folle. Va isolato e non va pubblicato; molti potrebbero pensare che “in fondo non ha detto nulla di così grave”. Basta sfumature di grigio, chi sbaglia deve pagare. Solo così si fa del bene. Il parallelo con chi ruba o evade o la guida etica secondo me non c’entra nulla. Io condanno il linguaggio e la persona che sono il primo anello della convivenza civile e dei rapporti umani.
    Volevo prendere Bressan per la mia enoteca proprio a Settembre, ovviamente non lo farò.

    31 agosto 2013 alle 10:19 |
  21. [21] Paolo Trimani

    sto con Slow Wine e penso che la loro decisione sia opportuna, un segnale chiaro e preciso contro chi mette in discussione i fondamenti della convivenza civile e non solo i principi di un’associazione.
    personalmente limiterei l’uso delle parole etica e morale a temi e momenti più importanti, sono termini preziosi e delicati che si sciupano se usati a sproposito e come clave.
    sto con Giavedoni, Fino, Bocchetti, Nico, Stano e tutti gli altri che hanno ben presente il limite invalicabile
    chiudo consigliando di ascoltare quello che ieri sera Enrico Letta ha detto a Genova a proposito del valore anche simbolico della nomina di Cécile Kyenge a ministro

    31 agosto 2013 alle 12:21 |
  22. [22] giovanni p

    ci sono argomenti sui quali non si può far finta di nulla, l’odio razziale è uno di questi,

    31 agosto 2013 alle 12:36 |
  23. D’accordo. Pericoloso censurare un prodotto per colpa del produttore. Dopo di che, nelle guide non trascurerei di raccontare chi sono i produttori. Leggendo cosa dice e pensa bressan e come sono i suoi vini, sarei libero di scegliere se comprarli o meno

    31 agosto 2013 alle 15:58 |
  24. [24] Daniele c.

    Cari Tutti,

    Non conosco i vini di Bressan ma entro una settimana li provero’.
    Voi quante bottiglie ne avete comprate prima che venisse ‘censurato’?
    Censurare il prodotto per le idee del produttore e’ roba da talebani…
    Solo due righe sulla signora Kyengue: nessuno ha ancora capito che istiga e artatamente fomenta odii razzisti? Qualcuno pensa che, se fosse stata di razza bianca indoeuropea ( peraltro nulla di male…anzi! ) piu o meno come gli altri 59 milioni di italiani non sarebbe diventata ministro?
    Qualcuno pensa che quel posto da ministro se lo sia meritato? Se e’ così smettete di bere i vini di Bressan (anzi smettete proprio qualsiasi rapporto con l’alcol!)
    Adesso vado a cercare un verduzzo di Bressan….

    31 agosto 2013 alle 18:28 |
    • [] Stefano Bonilli

      Questo si è un vero discorso di un bianco razzista.
      Vogliamo parlare di merito?
      Vogliamo parlare di Angelino Alfano, ministro degli interni che non sapeva?
      Dovunque si sarebbe dovuto dimettere.
      Il ministro Kyenge – farei almeno la fatica di scrivere il cognome esatto – dirige un ministero che si chiama dell’Integrazione, e si vede quanto ce ne sia bisogno, a partire da queste tue due righe che fanno vomitare :”Solo due righe sulla signora Kyengue: nessuno ha ancora capito che istiga e artatamente fomenta odii razzisti? Qualcuno pensa che, se fosse stata di razza bianca indoeuropea ( peraltro nulla di male…anzi! ) piu o meno come gli altri 59 milioni di italiani non sarebbe diventata ministro?
      E poi critichiamo Bressan quando è la spia di un razzismo diffuso e schifoso come per esempio questo appena citato.

      31 agosto 2013 alle 18:56 |
      • [] Daniele c.

        Diavolerie dei palmari: parte della frase si e’ persa; quel ‘nulla di male…anzi!’ e’ riferito al fatto che la Kyenge e’ di colore (nulla di male…appunto) ma continuo a pensare fortemente che il posto da ministro non se l’e’ meritato e lo ha ottenuto in quanto di colore. Lo dicono pure quelli del PD. Poi l’operato di un Ministro (come quello di qualsiasi operatore dal lavapiatti al master chef) si vede sempre ‘a consuntivo e se -sino ad ora- nella Costituzione Italiana c’e’ scritto che il pensiero puo’ essere espresso liberamente, a mio parere e a parere di tutti quelli che negli ultimi sei mesi non hanno vissuto su Marte, la Kyenge non sta agevolando l’integrazione e, quindi, non sta svolgendo bene il proprio lavoro. Se per Lei scrivere questo e’ da razzista alzo le mani…

        1 settembre 2013 alle 10:52 |
  25. [25] Paolo Cingolani

    Stefano, le esternazioni infami dell’energumeno richiedono comunque una risposta forte, anche solo emotiva. Se incontri uno così al bar in piena concione, hai le seguenti opzioni: ignorarlo con sufficienza, rimbrottarlo civilmente in privato, sottoporlo ad embargo, dargli del fascista di merda in pubblico, chiamare le guardie, scriverne sdegnato nel tuo prossimo editoriale, oppure corcarlo subito di legnate e ridurlo nero come la sua anima.
    Oltre che somministrarle tutte in bundle, quale opzione pensi possa suscitare prima il suo sincero pentimento?
    Ho l’impressione che la reazione “etica” immediata di chi l’ha messo in castigo, al dettaglio o all’ingrosso, voglia essere un segno concreto nel punto più sensibile, uno stop temporaneo, piuttosto che una censura permanente. Espungerlo dalle guide è una meritata reiezione, analoga a quella che lui augura agli immigrati, un segno a lunga tenitura; sai quant’è corta, la memoria del Belpaese.
    Dunque, follow the money.
    Oltretutto, visto che si dichiara abbiente in eccesso, lo sborone, non si danneggiano neppure i “livelli occupazionali” della ditta.
    Infine, già, non sarebbe male introdurre un minimo di principio etico, nel falso contesto dell’indipendenza di giudizio dei media, mai esistita.
    Ad ognuno il suo.
    Comunque, io li odio, i nazisti del Friuli.

    31 agosto 2013 alle 22:15 |
    • [] ric

      ma bravo !!!!!!!!!in perfetta sincronia mentale con Voltaire , quello che sbandierate tanto ………. poveri fessi .. comunisti da salotto con la puzza sotto il naso e la bocca piena di m…..

      9 settembre 2013 alle 17:28 |
  26. [26] Hansen

    Secondo me Slowwine sbaglia in questo modo è dare importanza e fare pubblicità al Bressan che fino ad ora io appasionato di vino non sapevo nemmeno chi fosse,mi sembra la stessa cosa che succede su sky sport o nei giornali sportivi fanno vedere ogni striscione con qualunque insulto degli ultrà ma poi si dicono contrari alla violenza ma così danno solo corda a queste persone che non cercano altro! sarebbe il caso di censurare questi comportamenti o far finta che non esistano e vedrete che pian piano la smettono

    1 settembre 2013 alle 08:58 |
  27. [27] Giustino Catalano

    Condivido in pieno il ragionamento Stefano.
    Diciotto anni fa in un “Gioco del Vino” (attività che si teneva all’interno dell’associazione) furono inseriti dei vini cileni. Alcuni di noi scrissero (all’epoca si inviavano le lettere per posta) che avrebbero partecipato ma senza servire un vino di un paese dove vigeva una dittatura che opprimeva un popolo. Era una posizione stimabile perchè si integrava in un pensiero associativo scevro da ogni ragionamento di confusione. Andavamo tutti e in maniera uniforme nella stessa direzione.
    Non recensire Bressan impone decisioni analoghe per molte altre cantine. La moralità è una e non uno strumento punitivo occasionale.
    Non condivido la posizione dell’Editore nemmeno io.

    1 settembre 2013 alle 11:10 |
    • [] Michele

      Questa però non direi che sia una posizione dell’editore. Mi sembra più una posizione associativa come Slow Food Italia, una scelta politica insomma, che una casa editrice come quella di slowfood non può che ratificare

      1 settembre 2013 alle 15:37 |
    • [] nico aka tenente Drogo

      eh no!
      c’è una bella differenza
      le responsabilità di Bressan sono individuali

      boicottare un intero paese per colpa dei suoi governanti invece è sbagliato
      come se qualcuno avesse deciso di boicottare i vini italiani per colpa di Berlusconi

      2 settembre 2013 alle 20:18 |
  28. [28] Gabriele

    Leggo da giorni di questa situazione creatasi dopo i commenti su facebook di Fulvio Bressan sul nostro ministo (parole dure e sicuramente fuori luogo)…penso che Bressan in fondo HA RAGIONE, io lavoro 12 ore al giorno (retribuite 8) e lascio allo stato piu’ di 20.000 euro di tasse …sapete cari blogger e direttori di guide enogastronomiche che vi dico ? …sono offeso come italiano di come il nostro ministro usa i miei soldi (per carita’ non solo Cécile Kyenge ma tutta la politica in generale)

    Leggo del Sig. Pignataro che scrive:” Può darsi anche che i vini di Bressan incrementano l’export in Usa perché diventano i vini ufficiali dei nazisti americani”

    Leggo del Sig. Fabio Giavedon: “Ma, tu sai benissimo, noi non siamo questo .
    E non mi venire a parlare di eno-giustizialismo perchè sai altrettanto benissimo che l’affermazione è debole, debolissima.” (il riferimento a Slowine)

    Leggo del Sig. Davide Gangi: “Sarebbe auspicabile che Bressan Mastri Vinai, per un doveroso, anche se parziale, riscatto di quanto detto all’indirizzo della Kyenge e dei neri, desse conferma del suo pentimento con l’assunzione di alcuni lavoratori Africani nella sua azienda…”

    Potrei andare avanti … e incollare altre cazzate.

    Credo che il giornalismo eno-gastronomico ha perso una grande opportunita’ per essere considerato qualche cosa in piu’ di chi allegramente: beve un buon bicchiere di vino o cena in un buon ristorante ed il mattino dopo scrive cio’ che si ricorda.

    Tanto rumore per nulla anzi il rischio vero e’ che Bressan sara’ ancor piu’ bevuto di prima

    1 settembre 2013 alle 20:43 |
    • [] Daniele c.

      Caro Gabrilele sottoscrivo il suo pensiero.
      Il problema e’ che c’e troppa gente in giro che non sa fare altro che scrivere; quindi devono indignarsi, offendersi e puntare il dito contro gli altri che non hanno le loro stesse convinzioni.
      Qui ho letto post di gente che si indigna perche alcuni hanno successo perche vanno in TV ( per non parlare della polemica su Eataly)… La realtà e’ che in giro c’e’ troppa invidia ed questo forum e’ uno specchio di quello che c’e’ in giro. A cominciare dai lavapiatti per poi salire.

      2 settembre 2013 alle 08:42 |
    • [] nico aka tenente Drogo

      quindi se uno non condivide le idee di un politico lo chiama “sporca negra”?
      lei deve essere una persona molto educata

      2 settembre 2013 alle 20:24 |
      • [] Daniele c.

        Ahahah ancora offese! Tipico dei rossi.
        Lei, invece, ha qualche problema di identità nazionale e personale…

        2 settembre 2013 alle 21:30 |
        • [] Stefano Bonilli

          Uno che scrive una frase così: “Tipico dei rossi” o è idiota, o in malafede.
          Propendo per la prima ipotesi.

          2 settembre 2013 alle 21:39 |
          • [] Daniele c.

            Intendevo rossi di spirito…

            2 settembre 2013 alle 21:46 |
          • [] Daniele c.

            Caro Bonilli,
            Mi sa che le vado tanto a genio…anzi le sto proprio antipatico…

            2 settembre 2013 alle 22:03 |
          • [] Stefano Bonilli

            Se scrive certe cose io non diplomatizzo e confermo che qui certe cose così stupide, vecchie e propagandistiche non sono bene accette.
            C’è tanto posto per andare a dirle e scriverle altrove, di sicuro non qui.

            2 settembre 2013 alle 23:18 |
        • [] Daniele

          Caro Bonilli,
          La censura tout cuort da lei non me l’aspettavo.
          Errore di sopravvalutazione. Tipico di chi e’ in buonafede.

          3 settembre 2013 alle 07:27 |
        • [] sergio

          “intendevo rossi di spirito”. Si, codardo, si. Prima parli, poi ti nascondi.

          6 settembre 2013 alle 15:07 |
  29. Condivido la scelta di Slow Wine, in quanto come detto in precedenza non si tratta di dare punteggi ad un vino, ma di raccontare un’azienda. E allora la scelta poteva essere tra il non inserirla e inserirla scrivendo che Bressan è razzista, poichè le sue affermazioni sono sotto gli occhi di tutti ed evidenti.
    Da addetta ai lavori, posso constatare che da anni proclamiamo che un vino non è solo una bevanda, ma la storia e una parte della vita di chi lo produce, e da ciò nasce anche l’estrema libertà del consumatore di scegliere se bere un vino o meno non solo per il gusto, ma anche per ciò che rappresenta.
    Di questa storia spero ci rimarrà più impresso l’epilogo che l’incipit: una scia di commenti di sostegno ad affermazioni razziste in un’Italia alla deriva.
    Solo un esempio molto pratico a margine di questa vicenda: questa mattina ho risposto ad una mail di lavoro dagli Usa in cui mi si confermava un appuntamento in Friuli Venezia Giulia “nonostante il caso Bressan”, e alla quale io ho risposto spiegando che si tratta di un caso isolato, anche se è sicuramente reale l’arretratezza culturale del nostro paese. Non dimentichiamo che il comparto del vino – inteso come economia che sostiene l’export del nostro paese – è molto simile al comparto del turismo, e valgono le stesse regole: educazione, cultura, accoglienza, rispetto e apertura al prossimo.

    2 settembre 2013 alle 12:15 |
  30. [30] Gabriele

    Caro Daniele c. ti ringrazio per l’apprezzamento …ti chiedo non e’ crudele danneggiare una famiglia (quella Bressan) che con il vino ci campa… non era piu’ di “classe” recensire i vini di Bressan? (descrivendo anche l’atteggiamento tenuto verso l’immigrazione – in questo modo si dava giustizia al prodotto ed al contempo si metteva l’accento sul Bressan “personaggio razzista”)

    …inoltre io credo che Bressan incarni il pensiero di milioni di ITALIANI (certamente esresso in una maniera orribile), che in un momento di crisi come questo sono a dir poco disgustati dall’atteggiamento del nostro ministro…

    Mi chiedo, solo io sento nei bar di tutta Italia al passare delle immagini sugli sbarchi a Lampedusa e sulle dichiarazioni del nostro ministro, commenti del tipo;
    Ma che ci vengono a fare in Italia? Non abbiamo soldi per noi come possiamo mantenere loro? Quanto ci costano? …ecc

    …i blogger e le guide stanno attuando una atto di forza usando il potere che hanno (sbandierando che non recensiranno i vini di Bressan, chiedendo il boicottaggio dei suoi prodotti) …almeno che lo facessero senza comunicati ufficiali (credo che questa sarebbe quantomeno “eleganza”-che purtroppo non hanno)

    Ripeto hanno perso una buona occasione per far crecere il valore del “giornalismo enogastronomico”…

    2 settembre 2013 alle 12:26 |
    • [] Luca Ferri

      Gabriele!!!
      Da questo suo bellissimo post e da quello precedente si evincono tante tante cose…. che sei come quel minus protagonista dell’articolo!! ma un po’ di VERGOGNA mai, proprio MAI. Se invece di stare al bar a fare commenti idioti tu e i tuoi amici iniziaste a leggere qualche libro sapreste che in Italia c’è stata una dittatura lunga vent’anni nata anche da idee idiote come le tue, sapreste che dallo sfruttamento di questi poveri migranti si arricchiscono e si sono arricchiti soprattutto ” i grandi imprenditori del Nordest”, se aveste letto questi libri forse l’Italia non sarebbe lo schifo che è.. Grazie ancora..

      2 settembre 2013 alle 17:50 |
  31. [31] Gabriele

    Luca Ferri LEI mi parla di vergogna, insinua che io passo il mio tempo al bar ed inoltre attesta che io non leggo libri…lei e’ una piccola persona con una grandissima stupidita’…

    Caro Luca Ferri le auguro di poter evolvere mentalmente !

    2 settembre 2013 alle 19:54 |
  32. [32] Daniele c.

    Sig. Luca Ferri,
    la questione e’ più seria di quanto lei ha compreso. Non banalizzi il tutto parlando di chi sta al bar e delle dittature durate venti anni e di chi si arricchisce sfruttando i poveri extracomunitari.
    Si rende conto che ogni volta che uno di destra difende il Paese ( che e’ pure il suo) sempre, e dico sempre, i benpensanti di sinistra offendono con titoli e ingiurie?
    Allora, scusi tanto, vaff…!

    2 settembre 2013 alle 20:16 |
    • [] nico aka tenente Drogo

      non ho capito chi sarebbe quello che difende il paese

      2 settembre 2013 alle 20:26 |
      • [] Daniele c.

        Tel chi el baluba…

        2 settembre 2013 alle 21:41 |
  33. [33] Luca Ferri

    Evviva i paladini della patria!!!

    3 settembre 2013 alle 06:45 |
  34. Stefano, sono tornato sull’argomento Bressan – decisione di Slow Wine di non inserirlo in guida con questo post dove chiedo che la stessa decisione venga presa nei confronti di un altro, ben noto e potente, produttore toscano:
    http://www.vinoalvino.org/blog/2013/09/niente-espulsione-dalla-guida-cari-amici-di-slow-wine-per-antinori.html

    4 settembre 2013 alle 08:14 |
    • [] Stefano Bonilli

      Ho letto quanto hai scritto ma non sta in piedi proprio perché un certo Togliatti avviò nel primo dopoguerra la pacificazione e le opinioni delle Antinori sono appunto opinioni.
      E poi perché non ha senso mantenere in piedi una polemica così.

      4 settembre 2013 alle 10:20 |
      • [] dani

        Tel chi el prim….Eccolo qui il primo in difesa degli Antinori.
        Caro Bonilli: due pesi e due misure.
        Lo sa di chi è tipico questo atteggiamento?

        4 settembre 2013 alle 10:39 |
  35. [35] Daniele

    Tra il 1935 e il 1942 il novantacinque percento degli Italiani era fascista. Chi per convinzione ( la maggior parte) chi per convenienza.
    Il dato va contestualizzato nel suo periodo storico con masse popolari non istruite, un re sul posto di comando e le altre nazioni pronte ad aggredire.
    In Gran Bretagna nel 2013 esistono ancora le caste sociali. Clero, nobili, borghesi e gli altri 70 milioni. Idem in tutti i paesi del nord Europa dove c’e la monarchia. Quindi, caro Ziliani, prima di puntare il dito lo usi per sfogliare qualche libro.
    Approposito: giuro che se tolgono gli Antinori dalla guida SW regalo (in forma anonima per evitare figure di emme) 100 euro alla sezione PD del mio paese e altri 100 al sel. La realta’ cari compagni e’ che nessuno di quelli che si autoreferenziano (e qui a parte che vi scrive ne vedo pochi) avrà lo stesso trattamento riservato a Bressan per gli Antinori…e questo a cominciare dal lavapiatti a salire ai vertici.

    4 settembre 2013 alle 09:03 |
  36. Stefano, la difesa dell’operato del fascismo fatto dalle giovani rampolle Antinori sono opinioni dici: e quelle, esecrabili, di Bressan, non sono opinioni pure quelle?
    Io non voglio mantenere per forza in piedi questa polemica, ma invito i curatori di Slow Wine ed essere coerenti e non avere due pesi e due misure.
    Nulla di personale contro gli Antinori, se non il fatto che non mi piacciono, a larga maggioranza, i loro vini

    4 settembre 2013 alle 11:24 |
    • [] Stefano Bonilli

      No, Bressan insulta, cosa leggermente diversa, o no?

      4 settembre 2013 alle 12:38 |
    • [] Daniele

      Caro Ziliani,
      Pure a me non piacciono la maggior parte dei vini di casa Antinori e quelli che mi piacciono, a mio parere, sono venduti in sovrapprezzo.
      Pero’, torpiloquio a parte (quello di Bressan) una opinione resta una opinione. Può piacere o non piacere, essere condivisa o no.
      Ognuno di noi fa i conti con la propria coscienza e e’ essa che muove le quotidiane azioni di chiunque.
      Ebbene, per onesta’ intellettuale (merce rara di sti tempi) dico che polemizzare contro il ‘fascistello’ Bressan e’ facile, comodo e autocelebrativo…mentre quando si parla di attaccare il colosso Antinori le, scusate, ‘minchie si ammosciano’, si parla di pacificazione e si gira la testa dall’altra parte. Clack, Clack standing ovation Clack, Clack.

      Concludo parlando del Compagno Togliatti: questo ha fatto morire centomila soldati Italiani in Russia…adesso pero’ sta al suo posto. All’inferno.

      4 settembre 2013 alle 13:49 |
      • [] Stefano Bonilli

        Quando uno apre agli interventi compaiono anche i coglioni e bisogna avere pazienza, però sempre coglioni rimangono.

        4 settembre 2013 alle 15:07 |
    • [] Gabriele

      Complimenti Ziliani…ha centrao il problema!

      4 settembre 2013 alle 22:49 |
  37. [37] Mario Crosta

    Ho appena letto le giustificazioni di Michele Antonio Fino su http://www.slowfood.it/slowine/4-buone-ragioni/#.UihdG8bIbSI e mi aspetto che sulla vicenda il dibattito continui proficuo su questi canoni di confronto fra opinioni serie, scevro dalle chiassate del muro contro muro e dai toni livorosi dei commenti di ben altri blog, dediti alla canea e alla gogna. Vi ringrazio per tutto ciò che state dando a me e agli altri lettori: materiale per riflettere.

    5 settembre 2013 alle 12:34 |
  38. Hai visto Stefano? Tu ed io abbiamo scritto in maniera un po’ diversa dal solito del caso Bressan e Visintin sulle pagine milanesi del Corriere della Sera ci dà dei “revisionisti subliminali”: http://mangiare.milano.corriere.it/2013/09/05/laffaire-bressan-e-il-revisionismo-subliminale/
    Eh no caro signore, del revisionista lo dia, se vuole, ai suoi amici, non a me, che rifiuto in toto questa assurda definizione

    5 settembre 2013 alle 17:46 |
    • [] Mario Crosta

      Mi dispiace che per commentare il pezzo di Visintin ci si debba per forza iscrivere a una delle 4 organizzazioni che controllano il traffico e-mail per essere registrati e la cosa è ben lungi dalle mie disponibilità a soggiogarmi anche a quelle. Chiedo venìa se devo farlo qui, ma credo che il Visintin legga questo blog e pertanto posso dirgli che mi sembra che sia stato un po’ frettoloso nel leggere sia Bonilli che Ziliani e che, quando scrive di loro presunte ambiguità, dimostri di non essere affatto obiettivo. Non ho notato alcuna ambiguità in Bonilli, Macchi, Marchi e Ziliani, che hanno condannato le parole offensive senza tentennare, come tutti i commentatori di tutti i post del vino e di questo il mondo del vino ne può andar fiero. Poiché in questo mondo si è abituati ad approfondire, non a dar giudizi sommari, oltre la condanna si cerca di capire cosa sta dietro alle canee livorose nei confronti del mostro da sbattere in prima pagina. Evidentemente c’è un ordine di scuderia per colpire sempre chi canta fuori dal coro e mi spiace constatare questa caduta di stile di un quotidiano che proprio non se la meritava.

      5 settembre 2013 alle 19:16 |
  39. [39] Dani

    Cari tutti,
    Domani provero’ uno dei vini di casa Bressan.
    Un verduzzo.
    Mmmmmmhh gia’ pregusto la cosa.
    Se non mi censurano vi dico com’e’

    5 settembre 2013 alle 22:09 |
    • [] Gabriele

      E’ ottimo

      6 settembre 2013 alle 16:38 |
  40. [40] Dani

    Cari tutti,
    A me il verduzzo Bressan e’ piaciuto; da ricomprare.

    6 settembre 2013 alle 21:07 |
  41. [41] Dani

    Caro Bonilli,
    Vedo che mi hai riammesso alla discussione e hai tutta la mia gratitudine.
    Dani, Daniele, Daniele c. Sono, ovviamente, la stessa persona. Dani e’ il diminutivo di Daniele…cio’ detto confermo la tua caduta di stile quando hai cancellato i commenti di giorni prima (e hai pure cancellato le tue repliche!)
    Comunque io e te la pensiamo in modo molto diverso sui massimi sistemi…pero’, senza provocazione alcuna stavolta, prova il verduzzo di Bressan. A me non e’ sembrato malvagio. ; )

    9 settembre 2013 alle 00:32 |
    • [] Dani

      ….pero’ posso condividere che se si accosta un produttore al prodotto e il primo lo si considera una testa di minchia viene da se non acquistare. Capita anche a me non solo nei food and beverage ma pure nei campi più disparati, automobili, cinema, abbigliamento ecc ecc

      9 settembre 2013 alle 00:40 |
  42. [42] nico aka tenente Drogo

    Avendo letto ormai decine, se non centinaia, di commenti, mi sono fatto l’idea che si possano classificare in nove categorie:

    1. ANTIRAZZISTI RADICALI
    mi fa schifo quello che Bressan ha detto: è un razzista, non bevo i suoi vini

    2. CLINTONIANI
    l’ex presidente USA fu beccato a fumare un sigaro cubano (e non solo), ma si giustificò dicendo che è illegale comprarli, non fumarli
    e così ho letto di persone che non comprerebbero i vini di Bressan, ma se glieli offrissero li berrebbero

    3. SEPARATISTI
    un conto è l’uomo – esecrabilissimo – un conto la sua opera

    4. BENALTRISTI
    ha sbagliato, non c’è dubbio, però gli evasori fiscali, i truffatori, quelli che barano a poker ecc. ecc.

    5. GIUSTIFICAZIONISTI
    sì, ha sbagliato, toni accesi, il razzismo è sempre da condannare …. però la situazione è dura e bla bla bla

    6. MENEFREGHISTI
    gli state facendo troppa pubblicità

    7. BASTIAN CONTRARI
    ah sì? e io me li bevo tutti i vini di Bressan!

    8. RAZZISTONI DOC
    Bressan è il mio nuovo idolo: ce ne fosse di gente con le palle come lui!

    … e naturalmente

    9. QUELLI-CHE-NON-SI-RICONOSCONO
    “io facevo un discorso diverso, non riconducibile a queste otto categorie”

    9 settembre 2013 alle 11:50 |
    • [] Mario Crosta

      Perché questa voglia di catalogare in poche categorie, distribuire etichette, quando ciascuno di noi è sicuramente diverso da ogni altro? Io sono contento che i commenti degli appassionati di vino sui blog del vino hanno comunque preso le distanze da quegli insulti, quindi è sicuramente un mondo antirazzista in pieno e molto più di altri, un bell’esempio della civiltà del vino. Sugli altri blog di destra o di sinistra, di gogna mediatica eccetera, troppi anonimi (che poi sono quei due o tre travestiti da cinquanta nick ciascuno) che non fanno testo e un tifo da stadio per le reciproche tesi con anatemi e livori per tutti gli altri. Un cattivo esempio d’intolleranza. Ciao, tenente Drogo!

      9 settembre 2013 alle 12:05 |
      • [] nico aka tenente Drogo

        il problema, secondo me, è che il razzismo non è un’opinione come un’altra
        e la metafora della gogna fa pensare che ci sia una vittima

        9 settembre 2013 alle 14:48 |
  43. [43] Mario Crosta

    Il razzismo non è un’opinione, ma un crimine.
    I siti e i blog della gogna di vittime ne fanno tante, oggi questo, domani quello, a volte in un sol giorno anche più d’una.
    All’inizio del mio commento precedente avevo posto però una domanda. Spero sempre in una risposta.

    9 settembre 2013 alle 15:53 |
  44. [44] ric

    che vi piaccia o no . a me frega un bel niente del vostro pensiero .
    D’ ora in poi comprero’ solo ed esclusivamente i vini di Bressan.
    anzi , mai piu’ prodotti emiliani , il rischio di ingrassare qualche comunista ( ve lo siete cercato !!) mi rivolta lo stomaco …..

    9 settembre 2013 alle 17:17 |
    • [] nico aka tenente Drogo

      era difficile aggiudicarsi la palma del commento più cretino, ma lei ci è riuscito
      dovrebbero darle un premio

      9 settembre 2013 alle 17:25 |
      • [] ric

        ti disturba cosi tanto un commento uguale al tuo ma contrario ???
        sei forse un comunista ???? ne sarebbe un attenuante ….

        9 settembre 2013 alle 17:31 |
        • [] daniele

          Caro ric,

          ahahahah…mi hai fatto ghignare un casino….pollice su!

          10 settembre 2013 alle 17:27 |
  45. [45] Tristano

    A un certo punto si crea un vuoto pneumatico, uno spazio dell’ubriaco e si sente una voce sgradevole, stonata, volgare, che ricorda antichi suoni, vecchie liti da bettola.
    Poi svanisce perché è il nulla, una eco.
    Anche se spregevole.

    9 settembre 2013 alle 17:45 |
  46. [46] ArmandoBis

    “I reati finaziari sono la causa prima della gravissima crisi dell’Italia”, dice Bonilli. No, direi proprio di no.
    Curioso come la crisi italiana entri in tante discussioni, assieme alla supposta causa, che viene indicata di volta in volta ne: il debito pubblico, l’inefficienza della pubblica amministrazione, la corruzione nel pubblico (ma anche nel privato), la caduta etica indotta dal berlusconismo, insufficienti investimenti in ricerca e sviluppo, una mentalità provinciale e poco aperta alle innovazioni, il degrado delle Università e dei corsi di studio, l’influenza nefasta dei sindacati, una insufficiente liberalizzazione del mercato del lavoro, eccesso di innovazione di processo e scarsa innovazione di prodotto, ecc.
    Ognuno trova la causa che in quel momento gli fa più comodo, ma naturalmente nessuna di quelle su indicate, sia prese singolarmente che in gruppo, ha a che fare con la crisi italiana.

    9 settembre 2013 alle 20:42 |
    • [] Stefano Bonilli

      Che bello sarebbe sapere quali sono le cause della crisi italiana da uno che sembra sapere, beato lui :-))

      9 settembre 2013 alle 22:27 |
      • [] ArmandoBis

        L’Italia è un paese a vocazione industriale. Con l’entrata nella moneta unica i rapporti di cambio vengono cristallizzati. Se un paese riesce a tenere bassa l’inflazione, diventa più competitivo; che ha l’inflazione più alta, perde competitività all’interno dell’area euro. La Germania ha manovrato, grazie ad alcune riforme del mercato del lavoro, per tenere bassa l’inflazione; dal 1998 a oggi, il differenziale di inflazione fra Italia e Germania è stato circa del 20%; questo vuol dire che di due prodotti, uno italiano e uno tedesco che competono sul mercato globale, quello italiano costa il 16% in più circa di quello tedesco, in pratica va fuori mercato. E visto che la maggior parte degli scambi commerciali sono intracomunitari, la prima cosa che uno dovrebbe fare è andare a vedere è l’andamento della partite correnti fra Italia e Germania e magari solo dopo andare a vedere la Cina. Bene, è una voragine, una continua emorragia a favore dei tedeschi, che secondo alcuni calcoli ci è costata in questi 15 anni una contrazione dello o,6% di pil all’anno. Da notare che queste riforme del lavoro tedesche non sono state a costo zero (non esistono riforme di questo genere, checché ne dicano i giornali) ma sono costate diversi punti di Pil. In pratica, la Germania ha effettuato una partita di giro riuscendo a sussidiare le sue industrie quando com’è noto i sussidi sono proibiti. Si tratta di concetti semplici, che può capire anche un bambino, ma del tutto inutili. Solo chi ha nozioni, peraltro molto elementari, di economia internazionale può capire di cosa si sta parlando. La leggenda della rete come veicolo di confronto e discussione è appunto una leggenda. La gente assimila passivamente quello che dicono i 3-4 quotidiani nazionali e non fa altro che rilanciare le tesi che gli sono state inculcate.

        10 settembre 2013 alle 08:37 |
    • [] Dani

      Cari tutti,
      E quale sarebbe, secondo te, la causa (oppure le cause) della crisi nazionale?
      Secondo me si riassume in questo:
      1- perdita di competitività per via delle elevate imposte;
      2- eccessivo costo del lavoro
      3- fine della produzione industriale (che e’ andata altrove e non tornera’ piu’)
      4- troppi lazzaroni fancazzisti nello Stato e parastato;
      5- i soldi che sono finiti ( anzi, che ci sono mai stati) i trentenni e i quarantenni stanno spendendo ciò che hanno accumulatori genitori;
      6- la fine dei sogni. Grazie a sindacati, comunisti e fancazzisti. L’Italia degli anni ’80 era il Paese più bello del mondo. Eravamo l’America; anzi, molto meglio.

      10 settembre 2013 alle 00:22 |
      • [] ArmandoBis

        Tesi che va per la maggiore, peccato che non sia più sostenibile dal 1817, cioè da quando Ricardo ha posto le basi dell’economia internazionale con la sua teoria dei costi comparati.
        Non preoccuparti, però, hai dalla tua parte la quasi totalità della stampa italiana. Certo, il fatto che ci si basi su idee abbandonate da quasi due secoli fa lascia comunque piuttosto perplessi…

        10 settembre 2013 alle 08:45 |
        • [] nico aka tenente Drogo

          sembra il discorso di uno che sostiene che con la sovranità monetaria si risolve magicamente tutto
          la MMT magari?

          ROTFL

          10 settembre 2013 alle 15:20 |
          • [] ArmandoBis

            Hai mai aperto un manuale di economia internazionale? No. Infatti la sovranità monetaria, con quanto detto sopra, non c’entra nulla. Facciamo parlare allora un Premio Nobel, Joseph Stiglitz: “Europe’s crisis is not an accident, but it’s not caused by excessive longterm debts and deficits or by the “welfare” state. It’s caused by excessive austerity – cutbacks in government expenditures that predictably led to the recession of 2012 – and a flawed monetary arrangement, the euro. When the euro was introduced, most disinterested economists were skeptical. Changes in exchange rates and interest rates are critical for helping economies adjust. If all the European countries were buffeted by the same shocks, then a single adjustment of the exchange rate and interest rate would do for all. But different European economies were buffeted by markedly different shocks. The euro had taken away two adjustment mechanisms, and put nothing in its place. It was a political project; politicians thought that sharing a currency would move the countries closer together, but there wasn’t enough cohesion within Europe to do what needed to be done to make the euro work. All they agreed upon was not to have too large deficits and debts. But as Spain and Ireland so aptly showed, that wasn’t enough. There was hope that over the years, the political project would be finished. But when things were going well, there were no momentum to do anything further; and after the crisis, which affected different countries so differently, there was no will. The countries could agree only on further belt tightening, which forced Europe into a double-dip recession.
            Looking across Europe, among the countries that are doing best are Sweden and Norway, with their strong welfare states and large governments, but they choose not to join the euro. Britain is not in crisis, though its economy is in a slump: it too choose not to join the euro , but it too decided to follow the austerity program.” (J. Stiglitz, The Price of Inequality, Norton & Co., New York 2012, p. 220).
            Vale la pena citare questo passo, perché quest’ultimo libro di Stiglitz (tradotto in italiano mi pare da Feltrinelli) viene citato in lungo e in largo dai frignoni di sinistra (ad esempio, in un pessimo saggio di Bruno Cartosio sulle disuguaglianze) per dimostrare che la crisi è causata dall’aumento delle disuguaglianze che ha castrato la capacità di spesa dei ceti più bassi. Ora, neanche se glielo spieghi a chiare lettere come ha fatto Stiglitz nel passaggio citato questi qui capiscono. Non c’è proprio nulla da fare. Anziché citare a vanvera tizio o caio basterebbe leggersi qualche bigino di economia internazionale, ma è davvero chiedere troppo. Del resto, farsi una cultura non è fra le loro priorità.

            10 settembre 2013 alle 16:52 |
          • [] nico aka tenente Drogo

            meno male che lei ha capito tutto

            10 settembre 2013 alle 19:36 |
  47. [47] Mario Crosta

    Adesso che a Londra hanno sfasciato pure le bottiglie di Bressan in pubblico, mi sa che Bonilli dovrebbe fare un pensierino a cambiare il titolo: “Quando c’erano i fascisti e i comunisti ma non c’erano gli huligans”.

    10 settembre 2013 alle 16:22 |
    • [] nico aka tenente Drogo

      se avessi avuto quei vini avrei fatto la stessa cosa
      gli hooligans sono dei teppisti
      se avessero sfasciato le bottiglie in testa a Bressan (ideuzza che mi tenta, ma che razionalmente ed eticamente mi ripugna) sarebbero stati teppisti
      invece era roba loro e se ne sono sbarazzati

      e da bravi inglesi avranno anche buttato i cocci nella raccolta differenziata

      10 settembre 2013 alle 19:39 |
      • [] Mario Crosta

        Sì, forse ha proprio ragione. Era forse meglio un titolo “Quando c’erano i fascisti e i comunisti che non erano comunque così fessi da buttar via del buon vino”.

        10 settembre 2013 alle 19:58 |
        • [] nico aka tenente Drogo

          proprio non ce la fai a capire …
          pazienza

          10 settembre 2013 alle 21:39 |
  48. [48] daniele

    Caro Armando,
    scusa ma tu nella vita cosa fai? il Guru della finanza? o piuttosto l’insegnante di economia (alle scuole medie).
    Te lo chiedo perchè il tuo approccio mi sembra professionale e poi mi sembra che non hai un caxxo da fare…
    Pero’ sono pronto a rimangiarmi il tutto…
    cordialità.
    p.s. quello che hai scritto è farina del tuo sacco o e’ un copia incolla da wikipedia?

    10 settembre 2013 alle 17:24 |
    • [] ArmandoBis

      Ho studiato un po’ di economia perché, una decina di anni fa, mi sono reso conto che ormai ha sostituito la politica.
      Riguardo a dove ho preso questi concetti, beh, che l’Italia sarebbe andata in crisi con l’adozione dei cambi fissi lo avevo già immaginato dieci anni fa.
      Solo non immaginavo che sarebbe avvenuto per mano della Germania e con la complicità della classe politica di sinistra, felice dei licenziamenti e della cancellazione dei diritti dei lavoratori. Chi pensa che l’abbia sparata grossa può andare a leggersi questo articolo di Fassina (http://www.ilfoglio.it/soloqui/15252) responsabile economico del PD, dove in sostanza dice le stesse cose riportate poco più sopra.

      11 settembre 2013 alle 14:08 |
  49. [49] francesco etzi

    se la moralità fosse stata considerata in passato come la più importante delle qualità necessarie ,ed anche nel mondo del f&b, l’Italia con la maiuscola non sarebbe ora Litalia con l’errore di ortografia e minuscola che abbiamo.
    nessuno è difendibile a prescindere!

    13 settembre 2013 alle 22:35 |
  50. [50] Man

    La discussione, escludendo i cretini e gli incivili, e’ essenzialmente fra chi considera il razzismo un caso moralmente speciale, un abominio, e chi lo considera al pari di altri atti immorali o illegali.
    Io penso che il razzismo sia una macchia storica dell’umanita’ talmente abominevole da essere (almeno per me) chiaramente un caso speciale, molto, molto diverso dall’ avere opinioni politiche piu’ o meno criticabili. Quindi per me ha fatto bene SF, ha scritto bene Visintin, e mi dispiace, pur rispettando le opinioni di tutti (tranne cretini e incivili) di vedere tanti distinguo.
    Chi la pensa come Bressan va emarginato in modo totale, nell’ ambito sia sociale sia professionale. Oggi ci sembra impossibile che uno si esprima a favore della schiavitu’, ad esempio. Lo schiavismo e’ stato debellato, anche se sembrava accettabile non moltissimo tempo fa. Un giorno sara’ cosi’ anche per il razzismo, ma ci si arrivera’ solo costruendo tabu’ ed erigendo steccati netti ed assoluti, non con i ma e i pero’.
    (Quando parlo di tabu’ penso ad esempio a reati come apologia del fascismo, cioe’ a quelle eccezioni che facciamo anche a diritti altissimi come la liberta’ di espressione e di associazione, quando queste minano cardini ancora piu’ fondamentali del vivere civile).

    14 settembre 2013 alle 17:05 |
  51. [51] Dani

    Caro Man,
    Tutti condanniamo il fascismo ed i suoi crimini pero’ per onesta’ intellettuale dobbiamo anche dire che, se e’ vero come vero e’, che le leggi condannano l’apologia di fascismo non e’ altrettanto vero che vi sono leggi che condannano (come a mio parere dovrebbero condannare) l’apologia di comunismo.
    Il movimento fascista nel periodo pre bellico (che comunque condanno per i metodi) ha fatto meno vittime delle brigate rosse negli anni ’70.
    Se poi ci interroghiamo su quante vittime ha fatto il comunismo in URSS, nel far east dell’Asia, nell’est dell’Europa vediamo che il fascismo ha fatto uno zero virgola zero zero in confronto.
    Comunque, dati storici a parte, il punto in discussione a mio avviso e’ un altro; ossia: se SF toglie i vini di Bressan dalla guida deve togliere anche i vini degli altri ‘potenti’ che magari sono fascisti, evasori, bancarottieri, mafiosi ecc ecc oppure una volta che e’ stato punito il sig. Bressan siamo tutti più contenti perche’ il torto e’ stato punito?

    14 settembre 2013 alle 18:40 |
    • [] Stefano Bonilli

      Un intervento di una persona che condensa in sè il peggio del tipico qualunquismo italiano.
      Vogliamo parlare degli 85 morti e 200 feriti dell’attentato fascista alla stazione di Bologna?
      Non c’entra più Bressan, i tuoi discorsi vanno oltre e io trovo il tuo argomentare indecente.
      Vogliamo parlare delle bombe fasciste di piazza Fontana e di piazza della Loggia?
      Vogliamo parlare del fascista Mario Tuti, di Concutelli?
      E non stiamo ancora parlando del regime fascista alleato dei nazisti che hanno sterminato 6 milioni di ebrei e non solo.
      Nel periodo pre bellico il fascismo avrebbe fatto meno morti delle Br?
      Una falsità totale, da Matteotti in giù, per non parlare delle migliaia di ebrei italiani rastrellati e mandati a morire nei lager.
      Dunque, poichè abbiamo avuto già da ridire e poiché io non permetto che uno così venga a scrivere certe cose qui, d’ora in poi per te qui non c’è spazio, io non discuto con uno così, vai altrove nel web, c’è tanto posto e non vedo perché insisti a venire dove sei un corpo estraneo.

      14 settembre 2013 alle 23:27 |
  52. [52] nicola

    Di fronte alla infima perdita di rispetto di Bressan verso il genere umano applaudo il coraggio della guida Slow di escluderlo da qualsivoglia confronto.
    I discorsi da arringa legale di Bonilli e Ziliani (che stimo enormemente) credo siano superflui.
    La guida Slow ha fatto una scelta alla luce del sole spiegangola e per coerenza farà così per tutte le eventuali esclusioni che sceglierà liberamente di fare.
    E a te Bressan…se invece di nascere in Friuli fossi nato brutto e nero?

    15 settembre 2013 alle 13:12 |
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