FUD: miracolo a Catania
Dentro e fuori. Qui e altrove. La Sicilia e il mondo.
Mi viene in mente questo, dopo l’inevitabile stupore iniziale, nel nuovo locale di Andrea Graziano a Catania. Dopo il Sale Art café e gli eventi estivi e autunnali in giro per la Sicilia targati Caponataweb, la sua febbre di novità e di avventura non si placa.
Questa nuova avventura mi piace assai. E a quanto pare sta piacendo assai pure ai catanesi che la sera fanno la fila in attesa di un tavolo libero.

Prima di mangiarci, però, qui più che mai, ho voglia di capire e indago. Mi guardo bene intorno e ascolto con attenzione. Leggo quello che c’è da leggere, mi aggiro per il locale, abbasso e alzo la testa senza sosta, esco, rientro e poi esco ancora, scatto foto e ascolto i commenti di molti dei passanti che, dopo aver appiccicato il naso alle vetrine e sbirciato all’interno, varcano poi senza indugio l’ingresso e diventano clienti, rapiti da tanta insolita e inattesa modernità.
Dentro: vertiginose scaffalature che incombono, onuste di barattoli, dall’alto; arredi di minimalismo cocoon, caldo e avvolgente; nude pareti in cemento faccia vista che dialogano con il calore del legno e l’informalità delle sedute, tutte diverse, tutte nere, tutte no design; le luci dove servono, come servono, senza velleità decorative. Lo stile – asciutto e volutamente informale – è quello internazionale, ricercato dai globe-trotter in giro per il mondo ma riconosciuto anche dai residenti pigri, quelli che viaggiano sulla rete e sanno ormai distinguere e selezionare, quelli che sono entrati, si accomodano e scelgono con disinvoltura come nel luogo più familiare che abbiano mai frequentato.
Fuori: oltre le vetrine grandi e luminose il flusso rilassato della vita quotidiana di Via Santa Filomena, i suoi intonaci scrostati, le vecchie botteghe artigianali, i vasi di fichi d’India, la luce inequivocabile del sud. Hai la certezza di non esserti allontanato dal tuo isolato, dal tuo quartiere, dalla tua città.
Sei qui e sei altrove. Sembra di stare a Londra o a New York. Al Noma di Copenaghen o al vecchio One Happy Cloud di Stoccolma, ormai scomparso, archetipo di ricercata essenzialità.
Poi guardi meglio le scritte a gessetto su pareti nere e lavagnette, le etichette su barattoli e vini, l’ingresso della cucina e del bagno e capisci dove sei. Decifri divertito lo slang che maccheronizza l’inglese ormai dilagante. Sei in Sicilia e sei nel mondo. Il provincialismo angusto evapora di colpo, l’insularità si azzera e improvvisamente ti trovi catapultato in una dimensione altra, futura, lontana, oltre le paure e i paletti quotidiani che accorciano il respiro e le prospettive.
La crisi qui non si avverte e se anche c’è te la dimentichi, come in una favola bella che hai deciso di vivere chiudendoti dietro la porta d’ingresso.
L’esperienza del cibo, come momento conviviale riconosciuto, familiare, antico, si veste di modernità e di armonia, di ordine e raffinatezza, in sintonia con un altrove non più così lontano e diventa eccezione, evasione, spettacolo.
Su questo palcoscenico antico e contemporaneo la rappresentazione è un cibo che ha forma e formule globalizzate e universalmente riconosciute ma contenuto al 90% local. Se con i nomi si gioca prendendo in giro l’inglese, con gli ingredienti non si scherza affatto. Si utilizzano selezionatissimi prodotti isolani facendo cultura gastronomica vera e seria, tutelando e promuovendo il territorio e comunicando che una filiera controllata di qualità è possibile e doverosa.
Tra il serio e il faceto, nel Porc Burger c’è carne di maialino nero dei Nebrodi, nell’Am Burger e nell’Eg Bburger trovi carne di manzo 100% siciliano, nel Crost Burger riconosci gli eccellenti gamberi rossi di Mazara e una maionese di ricci di mare, l’Ors Burger ha il Ragusano Dop e la carne di cavallo isolana.
Poi, ancora, sulle pizze, perché ci sono naturalmente anche quelle, pomodori datterini e ciliegini, origano selvatico, mozzarella di bufala ragusana, olio di frantoi rigorosamente siciliani. L’impasto è napoletano doc, la firma è quella di Ciro Salvo, noto maestro partenopeo che a FUD ha formato lo staff e ha dato il tocco di morbidezza, leggerezza e altissima digeribilità.
La sicilianità sconfina dalla tavola agli scaffali dello shop, la vera e propria Bottega Sicula, dove occhieggia in perfetto e maniacale ordine un tripudio di caponate, peperonate, creme di capperi, di peperoncino, di mandorle, di pistacchi, marmellate di arance, mandarini, gelsi neri e pesche di Leonforte, conserve e salse dense di pomodoro, sali aromatizzati, legumi, paste artigianali, torroni, dolciumi, formaggi, salumi, olii e, naturalmente, i vini della casa, gli Aus Uain, bianchi e neri.
Tutto rigorosamente selezionato da produttori di fiducia conosciuti e apprezzati nel corso degli anni, tutto testato, assaggiato, campionato e infine inscatolato o impacchettato o imbottigliato con etichette dalla grafica accattivante, di elegante ed efficace semplicità, immediate e comprensibili non appena si familiarizza con lo slang del Fud.
Il cerchio dell’offerta si chiude, in un’area esclusivamente dedicata, proprio all’ingresso e in bella vista dall’esterno, con il uain-bar e il coctel-bar e l’enoteca: cento etichette nazionali e internazionali, una bella selezione di vini locali disponibili anche al calice e una birra artigianale esclusivamente pensata e prodotta per il Fud dal modicano Birrificio Rocca dei Conti.
Io non so, sinceramente, se Andrea Graziano avesse in mente o prevedesse questa interessante e impegnativa operazione culturale, sociale ed economica tuttora in progress e dalle enormi potenzialità quando ha pensato di aprire questo posto semplicemente per allietare con l’aperitivo o dare un’alternativa informale ai clienti in fila fuori dal suo Sale Art Cafè sul marciapiede di fronte.
Certo è che, oltre alla intelligenza e alla lungimiranza con cui ha saputo scegliere consulenti e collaboratori, ancora una volta a vincere è il suo essere in bilico tra calcolo e avventura, tra ambizione personale e capacità di ascolto, tra spregiudicatezza e prudenza, tra voglia di cambiare e coscienza del limite, tra sogno e ragione. Il Fud è davvero un posto dove si sta bene perché è il futuro che tutti vorremmo senza doverci separarci con violenza dalla nostra terra, dalla nostra storia e dalla nostra memoria.
FUD
Via Santa Filomena, 35
Catania
Tel. +39 095 7153518
Hamburger | Panini | Pizze Napoletane
Prezzo medio 8 | 12 euro
Aperto a pranzo e a cena
Chiuso la domenica
Foto di Danilo Giaffreda
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A me è piaciuto molto!
Abbiamo cenato in due, ci siamo avviati alla cassa pieni ma soprattutto soddisfatti..quando mi è stato fatto lo scontrino pensavo fosse stato dimenticato qualcosa..eccellenza ad un prezzo abbordabile…grande Andrea Graziano
un motivo in piu’ per andare a Catania. Non ci sono solo i parenti, ma ristoranti
che bellezza
c’entra qualcosa col Nino Graziano emigrato in Russia ben prima di Depardieu?
no, nessuna parentela, ma il Graziano transfuga a Mosca sarebbe tanto utile per far uscire anche Palermo dal torpore meridiano :-)
Ho scoperto FUD in rete tempo fa. Un “Cult Social Food” da imitare! Ottimo pezzo, belle le foto! Complimenti.
Bravo Andrea ! una colonna della gastronomia etnea :-)
La migliore pizza della mia vita, e non sto esagerando! Grandi ingredienti e grandi prodotti ad un piccolo prezzo, in un’ambiente “cool” e allo stesso tempo familiare: tutto questo e molto altro è Fud!
Complimenti per la recensione, sicuramente un’ottima segnalazione che non manchero’ di visitare.
Complimenti anche ad Andrea Graziano per l’idea e per il lavoro quotidiano che sta facendo in una terra dove e’ effettivamente complicato portare avanti una attivita’ imprenditoriale di questo tipo (parlo da siciliano).
Andrea Graziano e’ un grande… vedendo il suo locale ho ripreso a sognare!!
Ottima recensione rinforzata da belle immagini: complimenti!
Sicuramente andrò a visitare il locale, ha tutti i requisiti per essere sperimentato.
Bravo Andrea, e adesso sono due i locali che devo venire a conoscere a Catania, Il Sale Art Cafè e il FUD. Spero farai conoscere anche i bravi produttori siciliani che ti collaborano!
questo inglese storpiato dei nomi non mi piace
mi sembra un ottimo motivo per tornare a Catania, saluti da Siena
Hai la grazia di portarci ogni volta in luoghi e atmosfere quasi irreali…bravo Danilo!
Love the pared back look and lighting, plus the winning combo of infinitely versatile yet ‘no nonsense’ burger. Great write-up Danilo!
Karen
mi stupisce che sia la stessa gestione de “Il Sale” : li l’ospitalità è impeccabile da fud non sanno cosa sia…… !!