Celiachia, cereali potenziati e ristoranti inadeguati


Sarà che sono nella fase in cui un’allergologa mi sta rivoltando come un calzino per trovare qualche nesso tra le mie curiose reazioni corporee e qualche canone scientifico, ma la notizia che negli ultimi 5 anni i casi di intolleranza al glutine e la celiachia sono raddoppiati, mi turba particolarmente.

Ogni anno oltre 135.000 italiani vengono dichiarati intolleranti alle prolamine e alle glutenine, proteine semplici presenti naturalmente nel frumento, nella segale, nell’orzo, nel farro e nel kamut. L’aumento dei casi ha raggiunto il 10% l’anno e non dà nessun cenno di diminuzione.

Da un lato l’aumento di questa malattia autoimmune e dell’intolleranza al glutine sono certamente dovute alla maggior attenzione verso questa intolleranza alimentare da parte dei medici e dei media. Ovunque si legge della celiachia e alla prima reazione curiosa i medici prescrivono un test.

Dall’altro va considerato che la disponibilità dei test, la loro validità, rapidità e basso costo sono elementi determinanti dell’esplosione delle diagnosi di intolleranza al glutine. Un tempo pochi medici avevano approfondito il tema e i test erano molto cari e poco diffusi.

Altri fattori sono sicuramente coinvolti nell’incremento diagnostico della celiachia. Il primo su cui merita fare una riflessione attenta è che oggi la popolazione mondiale consuma più cereali di qualsiasi altra fase storica. Secondo i dati FAO non si è mai prodotto così tanto grano come in questi ultimi 10 anni: nel 2012 si sono prodotti oltre 2300 tonnellate di cereali.

Ma il punto non è solo il dato della diffusione, ma soprattutto quello della qualità dei cereali che oggi gran parte della popolazione mondiale consuma. I cereali più diffusi sono più ricchi di glutine di quanto non fossero quelli del passato. Cereali potenziati, selezionati in base al maggior quantità di glutine.

Se da un lato questo diffuso aumento di glutine ha intensificato i dati relativi alla presenza di allergici cronici, in soggetti con predisposizione genetica a cui spesso dalla nascita viene diagnosticata la malattia celiaca, dall’altro lato “è ormai indubbio che abbia anche determinato anche una diffusa sensibilità al glutine non celiaca (SGNC), sindrome caratterizzata da molteplici sintomi intestinali e/o extraintestinali correlati alla assunzione di glutine, che migliorano o scompaiono dopo l’eliminazione del  glutine e che recidivano quando il glutine è reintrodotto nella dieta, in soggetti in cui è stata esclusa preventivamente la diagnosi di celiachia e di allergia al grano” (dati del 2nd Consensus Conference on Gluten-Related Disorders, tenutasi a Monaco di Baviera nel dicembre 2012).

L’attenzione crescente dei ricercatori di tutto il mondo e dei media per la SGNC hanno spinto l’Associazione Italiana Celiachia (AIC) e la Fondazione Celiachia (FC) a creare una commissione scientifica che approfondisca il boom celiachia e i vari aspetti ancora oscuri del disordine correlato all’assunzione di glutine (SGNC).

Nonostante il dato che 1 italiano su 100 sia celiaco sia ormai chiaro e diffuso, la risposta dei ristoratori è ad oggi piuttosto scarsa. Nelle mie numerose visite ai ristoranti italiani (nel 2012 ho provato circa 120 ristoranti) solo 8 avevano menu dedicati, alcuni avevano soluzioni per celiachi in cucina (senza scriverlo sul menu), mentre la maggior parte non assicurava cibi sicuri e declinava su verdura e insalate.

Meno del 5% dei ristoranti italiani propone piatti gluten free in carta, con l’attenzione di segnalarlo al cliente. Non importa fare linee parallele, esagerare con menu medicalizzati, ma un’attenzione maggiore, secondo me, dovrebbe esserci.

Pensateci!

foto Flickr: grano | segale | kamut | orzo 

Commenti

  1. [1] William

    Bravissima! Concordo con te. Finalmente un articolo che getta una luce sulla sempre piu’ impellente necessita’ di farsi trovare preparati di fronte ad intolleranze di ogni genere o anche a scelte alimentari altre, quali veganismo etc. Grazie ancora Elisia. Questa potrebbe essere un’enorme nicchia per opportunita’ di “lavoro” in Italia cosi’ come lo e’ all’estero (parlo degli USA).

    14 aprile 2013 alle 18:18 | Rispondi
  2. [2] Clara

    Nichel, Mercurio, Latte, olio di arachide ecc..
    Le allergie stanno esplodendo e non se ne parla mai adeguatamente.

    Ristoratori iniziate a pensarci!

    Grazie GG.

    15 aprile 2013 alle 08:48 | Rispondi
  3. [3] alessia

    io dovrei/potrei/sperereidinon avere una ipersensibilità al glutine. in effetti se lo elimino o comunque cerco di ridurlo drasticamente spariscono tutta una serie di fastidi, ma se ogni tanto mi capita di mangiare un panino o una pizza non è poi così grave. mio nipote, che ora ha 4 anni, è celiaco dalla nascita e lì sì che sono problemi quotidiani, dalle festicciole tra bambini alle merende in giro alle vacanze…

    17 aprile 2013 alle 07:57 | Rispondi
  4. [4] Madeleine Magdal

    Si lo sapevo che uno su cento è celiaco, anche se i diagnosticati sono solo uno su 500 … quattro celiaci su cinque non sanno ancora di esserlo. Il grano poi negli anni settanta è stato geneticamente modificato, l’hanno irradiato per avere una maggiore resa ma in questo modo contiene molto più glutine

    18 aprile 2013 alle 14:20 | Rispondi

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