Ricette e audience


Ricette, ricette, solo ricette, qualunque argomento diverso, che contenga un ragionamento, una problematica, un intervento di riflessione attinente al mondo del cibo e del vino, se non ha i caratteri preferibilmente del gossip o dell’attualità di grido non interessa molto a chi naviga in rete.
Ricette e blog spacializzati, dunque, e ne sono esempi cavoletto di bruxelles e giallo zafferano, due modi diversi ma molto seguiti di fornire ricette a un pubblico fedele e numeroso, due storie di successo.
Il successo della ricetta contro il ragionamento l’ho sperimentato di persona con il mio blog paperogiallo che funziona dal 2004 e quindi ha attraversato tutte le fasi del web fino ad oggi.
Oggi, 2012, la maggior parte della gente ha abbandonato i blog per facebook o twitter e i blog hanno ormai solo un pubblico di élite che i sapientoni della rete definiscono con disprezzo una nicchia.

Io confesso di adorare le nicchie, la mia vita professionale è nata, cresciuta e prosperata in una nicchia e se avessi dovuto fare il saltimbanco per mille copie in più della mia rivista avrei cambiato strada.
Infatti ho diretto per molti anni un mensile abbastanza famoso in Italia e all’estero ma non certo per il numero di copie vendute.
Certo, c’erano in edicola anche le varie Novella 2000 o Cucina Moderna ecc… cioè le alte tirature, ma io non sarei stato capace di dirigerle.

E così è per il web, dove è difficile coniugare quantità e qualità, capacità di analisi e cazzeggio, ricerca dell’applauso e inchiesta giornalistica.
D’altronde dei 10 post più letti del paperogiallo 9 sono di ricette, quelle per presentare i vari volumi della collana Cucinare Insieme e alcune classiche ricette della nostra tradizione, e non ragionamenti o riflessioni, e quindi ritorno nella mia nicchia a pensare e scrivere dei post per un pubblico di élite.
Quanto alla Gazzetta Gastronomica, è un magazine non un blog, tutto un altro discorso che ha a che fare col giornalismo.

Foto Paolo della Corte

Commenti

  1. [1] camillako

    direttore io la leggo molto (e la commento poco) ma le dico che sulle ricette ci posso tornare piu e piu volte per rileggerle, capirle, ricordarmele. mentre sugli articoli di riflessione e’ piu dura tornarci, li si “mastica” e li si digerisce.

    almeno questa e’ la mia esperienza, che potrebbe in parte giustificare lo squilibrio apparente degli interessi.

    24 febbraio 2012 alle 09:22 |
    • [] Stefano Bonilli

      La Rete è profondamente cambiata, oggi tutti, dico tutti, usano facebook e twitter ma la prima soprattutto e poco i blog.
      lo si fa per non sentirsi soli, è un brusio di fondo apparentemente tranquillizzante.
      A me non piace, io amo confrontarmi, fb è come una discussione al bar con gente che al massimo conosci di vista.
      Io amo la cucina e le ricette e infatti ho citato due blog esemplari da questo punto di vista anche se molto diversi ma i miei interessi di fondo sono altrove, amo le storie delle persone, dei prodotti, dei luoghi ed essendo appassionato di gastronomia mi piacerebbe un grande racconto collettivo e non le mini guide dei ristoranti, fredde e competitive.
      Anche sulla Gazzetta Gastronomica stiamo facendo una grande fatica a passare dall’anatomia di un piatto alla storia di una persona, di un luogo, di un cibo.
      Ci proviamo, di sicuro è difficile ma penso che questa sarà la vera audience di qualità.

      24 febbraio 2012 alle 09:42 |
  2. [2] DarioF

    Direttore: complimenti!
    Nonostante ritenga (e mi scusi) che stia scivolando in un vortice acido-nostalgico è sempre sul pezzo!
    Le voglio dare due motivi di speranza:
    1) Oggi chiude City. Speriamo che tutta la free-press segua questo corso. Non perché é free, ma perché fa SCHIFO.
    2) Anche oltreoceano si pongono le stesse questioni ed alcuni baldi giovini hanno deciso di chiedere 50.000$ alla rete per fondare Matter: rivista che pubblicherà esclusivamente articoli approfonditi e non gossip. Hanno raccolto il necessario in sole 38 ore:
    http://www.kickstarter.com/projects/readmatter/matter
    Se avessi 1000$ di cui privarmi senza troppa difficoltà io li investirei.

    E allora Direttore perseveri, perseveri, perseveri. Sta facendo bene, potrebbe fare di meglio. Ma torni ottimista: la prego. Ne abbiamo bisogno.

    24 febbraio 2012 alle 11:18 |
  3. [3] Giuseppe

    L’abbandono dei blog in favore di fb, molto meno di twitter, è dovuto a come gli utenti spendono il tempo online piuttosto che al contenuto degli stessi. Se spendo i miei 60 minuti di libera navigazione tutti su fb non mi rimane altro tempo per leggere i blog.

    Per questo gli editori più svegli stanno veicolando i loro contenuti sui social network, e non parlo di fare i link ai post o la paginetta ma di strumenti quali il guardian social reader.

    Per quanto riguarda i contenuti… beh… credo sia normale che le ricette attirino più dell’anteprima chianti di ieri, qualsiasi ricetta.

    24 febbraio 2012 alle 12:33 |
  4. [4] Stefano Bonilli

    @DarioF Appaio Acido-nostalgico? Mi spiace, non è questo il sentimento che mi porta a scrivere, io sono uno che guarda avanti, sempre attirato dal nuovo, non è certo il mio modo di ragionare quello del guardare indietro.
    Ma il bagaglio di esperienza e conoscenza che ho, quello non lo dimentico ma lo uso per affrontare il nuovo nel modo migliore.

    @Giuseppe facebook va bene per chi ha un’attività, quindi anche per la Gazzetta Gastronomica, per una persona, invece, credo sia una delle peggiori cose che ci siano in rete e lo dico per avere sperimentato fb fin dalla nascita e con enorme “successo”.
    E’ una specie di foursquare dei sentimenti, sono qui, leggetemi, butto lì un dubbio, una gioia, una foto, altri 1-10-100 “amici” intervengono e tu ti senti appagato.
    Il blog è fatica, è scrittura, è intelligenza e vedere che nel mese di gennaio 4800 lettori unici giornalieri hanno frequentato il paperogiallo mi conforta perché vuol dire che c’è ancora chi usa il web in modo meno istintivo, l’ego non c’entra.
    La Gazzetta Gastronomica, come ho spiegato, è un giornale e non un blog, la degustazione del Chianti potrà non interessare ma ci sono altre decine di articoli che potrebbero interessare, a cominciare dalle ricette, solo che si legge solo l’ultimo click, come fosse facebook, e questa è la malattia, sta a noi educare e abituare i nuovi lettori.

    24 febbraio 2012 alle 12:50 |
    • [] Giuseppe

      Premetto che guardo e apro quasi tutti i titoli della gazzetta tramite netvibes, evitando così di dover scorrere l’odiosa slide della home page. E’ mia personale opinione che la pretesa di voler educare e abituare i nuovi lettori sia ammirevole quanto difficile, non credo sia alla portata della gazzetta. L’effetto sarà quello della selezione naturale più che della’educazione, il mercato è vasto, le scelte molteplici.

      La gazzetta per certi versi è assimilabile alla free press, è gratis e me la guardo perché non la pago, quindi mi guardo quello solo che mi interessa. I lettori medi sono ovviamente interessati più alle ricette, ben documentate e fotografate, mentre i reportage e gli approfondimenti sono per le nicchie, ma questo lo sa già.

      24 febbraio 2012 alle 13:03 |
      • [] Stefano Bonilli

        … l’odiosa slide della home page?
        Perché odiosa? Eppure qualcuno l’ha pensata per non essere odiosa.
        Ah, dimenticavo, se trova della free press con questi contenuti me lo faccia sapere :-))

        24 febbraio 2012 alle 17:36 |
        • [] Giuseppe

          Lo so, purtroppo non amo le aperture slide, le trovo poco usabili, ma è una cosa personale per carità, so bene che a molti piace.

          Parlavo di free press come caso d’uso del lettore, non certo in relazione alla qualità dei contenuti, che trovo completi, piacevoli e molto ben curati (per quanto possa giudicare con la mia esperienza), come ho avuto occasione di dire in passato.

          24 febbraio 2012 alle 18:20 |

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