Pizza, pasta e poi?

Abbiamo organizzato a Gragnano, in collaborazione con il Consorzio della pasta, una manifestazione di cui potete leggere le cronache, ‘A Pasta.
E’ stata una grande fatica, dal punto di vista economico credo che non raggiungeremo il pareggio contabile, la crisi economica si fa sentire pesantemente, ma siamo ugualmente molto contenti.
Chi legge le cronache immagina magari che ci siano grossi guadagni nel fare queste manifestazioni, altrimenti, si chiede, perché lo fareste?
La risposta è abbastanza semplice, lo facciamo perché con la Gazzetta Gastronomica vorremmo affrontare alcuni dei nostri capisaldi gastronomici, lo scorso anno è stata ‘A Pizza, quest’anno è toccato all’altro piatto che fa parte dell’immaginario di qualunque italiano e che identifica la nostra gente nel bene, la bontà e unicità di un piatto di pasta, e nel male “i mangia spaghetti” detto in modo spregiativo.
Fare queste manifestazioni, con un numero mai eccessivo di partecipanti, a misura di partecipante, coniugando il web e la realtà di una manifestazione, con tutte le difficoltà materiali che comporta, era ed è la nostra scommessa per fare della Gazzetta Gastronomica una realtà abbastanza unica.
Nel progetto c’è la costruzione di un rapporto con i collaboratori e con i lettori, i seminari sulla pizza, il laboratorio sulla pasta, il racconto dei ragù, certo ci sarebbero da produrre anche le app sulla pizza e sulla pasta, dovremmo avere più filmati ma siamo piccoli e procediamo passo dopo passo, presto riusciremo a fare tutto.
Sono manifestazioni che cercano di essere filologicamente rigorose, non delle kermesse per fare caciara, e quindi vorremmo progettare con voi la prossima puntata.
Potrebbe essere il pomodoro? O forse il riso del quale, fuori dall’Asia, siamo grandi produttori?
Vi piacerebbe asssitere a delle lezioni?
Dateci i vostri suggerimenti, li aspettiamo.
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andrei con il riso, togliendo quell’apostrofo iniziale
solo riso
Beh, l’apostrofo iniziale rispecchiava la dizione dialettale della pizza e della pasta.
Il riso è il riso.
Si tratta di un’aferesi che in napoletano colpisce soprattutto gli articoli: “‘a” equivale al femminile singolare determinativo “la” con caduta del fonema “l”. Così come “lo” diventa “‘o” e così via. Anche negli indeterminativi “un, uno, una” il fonema “u” cade e si ottiene “‘nu/’n', ‘na/’n'” (es. un piatto=’nu piatto (la “o” di “uno” diventa “u” per apofonia, altro fenomeno diffusissimo nelle lingue neolatine); un aglio=’n'aglio; una forchetta=’na furchetta). Direttore, se il principio di naming resta identico, dovremmo leggere allora “‘a pummarola” e “‘o riso” ma non so quanto funzioni…
Sergio, così cantava il riso di Salerno Felippo Sgruttendio poeta de Scafato XVI sec.:
“Li vruoccole spicate daie lo vierno,
cossì la Primma Vera,
e nce daie tu la State vroccolille a buone cchiù,
chiù ghianche de li rise de Salierno.”
Poi con l’avvento sabaudo qualcosa cambiò nelle risaie del Sud.
E mica solo per le risaie. L’Italia è un esperimento non riuscito, per quanto mi riguarda…
Purtroppo mi sono perso le prime due manifestazioni ma vorrei rimediare con la prossima. Voterei per il pomodoro, sul quale credo ci sia molto da scoprire o approfondire.
Aggiungiamo anche una cosa, doverosa. a’ pizza e ‘a pasta sono state due manifestazioni ben riuscite perchè i partners con i quali abbiamo costruito i due eventi si sono dimostrati professionali e affidabili.
Il Bikini è stato un palcoscenico naturale formidabile e l’organizzazione di Giorgio Scarselli un gradino sopra la perfezione. Così come a Gragnano dove grazie a tutti gli amici del Consorzio abbiamo dato vita a una meravigliosa serata. Non nascondo di essermi emozionato non poco quando ho visto la storica Piazza San Leone e il vicino Chiostro con tutta quella gente, i cuochi e il nostro logo un po’ ovunque, credo che tutto questo gratifichi molto di più che mettersi una manciata di spiccioli in tasca e so che tu sei d’accordo con me, Stefano.
Il lavoro fatto da Elisia Menduni è stato semplicemente fantastico, così come le ragazze che hanno collaborato con lei, Chiara Marchesano, Valentina Santonastaso, Margherita e chissà chi altro dimentico.
Veramente un grazie di cuore a tutti!
Per il “poi” mi piace ‘a pummarola. Già immagino una bella serata di luglio con i “cuori di bue” dei migliori orti sorrentini presentati in piccoli chioschi e abbinati alle migliori “trecce” di fior di latte, tipiche della costiera, sulla “nostra” piattaforma del Bikini. Quasi mi dispiace aspettare che passi un altro anno…
mi piace l’idea della pummarola, anche per una ideale prosecuzione di una uscita fatta lo scorso anno, gli orti!
A me piacerebbe, invece, abbandonare un pò il filone partenopeo per esplorare altri lidi e altre realtà nazionali altrettanto importanti e altrettanto meritevoli di attenzione. Magari ‘a cozza in puglia, perchè no? :-D
io continuo a guardare le foto dell’evento inviate dagli ospiti, ricevo due, tre mail al giorno di ringraziamento, e’ stato un evento da sogno!
Grazie Stefano, Maurizio, Giorgio, il Bikini (patrimonio dell’Unesco!!!) e tutti quelli che hanno contribuito.
Poi stamattina leggere la mailing list di Riccardo Felicetti mi ha reso davvero raggiante, come la telfonata di Vincenzo Spinosi commossa.
Ho registrato il senso dell’evento: e’ stato il rigore, il rispetto dell’ospite, e della pasta, la sensazione di essere parte di un movimento fatto da persone che si impegnano per promuovere il buon cibo, la passione, la solidarieta’, la dedizione, lo stile parlato e non urlato.
Un numero di partecipanti che ha reso possibile il colloquio, l’approfondimento, il confronto; piatti buonissimi e cotti perfettamente, la piazza secolare della pasta, della mia citta’, tramutata x una sera in una fucina di sapori e di serena spenseriatezza, i ragu’ di Angelina, Riccardo, e Cristina, ed il volto stanco ma soddisfatto di una fata ciao Elisia!
per il prosieguo immagino una 3 giorni: 1) ‘A Pizza 2) ‘A Pasta 3) ‘A Pummarola lo so sono insaziabile.
Abbiamo avuto la fortuna di partecipare ad entrambe le manifestazioni organizzate dalla GG. Sono stati eventi indimenticabili che ci hanno arricchito non poco.
Per il prossimo anno, scegliamo ‘A pummarola. C’è molto da approfondire e credo che il pomodoro rappresenti la nostra cucina così come la pasta.
Mi ricordo del mio sgomento da bambino quando scoprii che il pomodoro era stato introdotto in Europa dalle Americhe e che tutte le popolazioni precedenti come i Romani, erano stati costretti a mangiare senza pomodoro.
Errico e Gabriela
Ho sempre sostenuto che il piatto più semplice ma allo stesso tempo complicato sia ‘a pummarola, o in generale la sfera del pummaloro, ha un gusto delicatamente dolce che con un non nulla vira all’acido… anche questa è arte!!!
‘a bufala.
Quale prodotto più di lei esprime oltre l’italianità la tipicità della Campania. Potrebbe essere sicuramente oggetto di incontri e approfondimenti sulle particolarità dell’allevamento e le modalità di produzione e lavorazione, oltre alle numerose applicazioni in cucina che permetterebbero una serie di degustazioni nelle forme più disparate: l’abbinamento con il pomodoro nelle sue diverse declinazioni sarebbe inevitabile.
Completerebbe l’opera una cena in cui la mozzarella sarebbe la protagonista, con libero sfogo alla fantasia degli chef interpellati (mi viene in mente quel gelato, gusto “margherita” di Carapina… e poi chissà cos’altro).
Con il contributo dei vari produttori presenti sul territorio e la vostra impeccabile organizzazione, l’evento sarebbe come sempre memorabile.