Piovono Polpette


INGREDIENTI PER UNA VENTINA DI POLPETTE
500 gr di macinato di vitellone magro
350 gr circa di pane casereccio raffermo privato della crosta
3 uova
50 gr di Parmigiano grattugiato
50 gr di Pecorino grattugiato
1 spicchio d’aglio
1 ciuffo di prezzemolo tritato fine
50 gr di uva passa e pinoli (facoltativo)
olio d’oliva o di arachidi per friggere
Come aperitivo, come secondo piatto, nelle lasagne, con gli spaghetti, fritte, al sugo e pure infornate, sempre di polpette si tratta.
Di ricette ce ne sono migliaia, alcune meravigliose, altre improbabili. Io vi propongo quella fritta, che poi si presta a mille variazioni a seconda dei gusti personali.

In una bacinella metto il pane in ammollo in acqua a temperatura ambiente. Quando si è ben spugnato lo strizzo per bene, cercando di eliminare quanta più acqua è possibile.

In una ciotola capiente metto tutti gli ingredienti insieme, pane compreso, e con le mani impasto il tutto. Lascio l’aglio intero per poi eliminarlo prima di formare le palline ma se vi piace potete lasciarlo avendo cura di tritarlo molto finemente.

Se il composto dovesse risultare troppo morbido è il caso di aggiungere altro pane. Ottengo un impasto umido ma con il quale si riescono a formare delle palline grandi come una palla da ping-pong.

Le friggo in olio abbondante ma non eccessivamente caldo, diciamo 160/170°, le polpette devono avere il tempo di cuocersi all’interno.

D’estate, quando i pomodori sono nel loro massimo splendore, faccio un sughetto fresco e vi ripasso le polpette che andrebbero prima fritte e poi insaporite nella salsa ma a me piacciono cotte direttamente nel sugo senza passare per la frittura.

Commenti

  1. [1] leo

    Fatte lunedì. Al posto del pecorino ho messo un po’ di ricotta e mortadella e ho aggiunto più mollica per tenerle insieme. Sono un dilettante ! :-))

    24 febbraio 2012 alle 12:13 |
  2. [2] Maurizio Cortese

    Non amo le polpette, sono state l’incubo della mia infanzia. Mia madre ne produceva in quantità industriale e le congelava, dopo tanti anni mi ribellai ma non ottenni grandi risultati. In realtà lei, con lo stesso impasto, modificò semplicemente il formato, così le polpette divennero hamburger, sempre su scala industriale, prima, ma molto prima, di Mc Donald’s.
    Per questo motivo, in età precoce, ho cominciato a girovagare per pizzerie e ristoranti, i primi anni accompagnato da mio padre.

    24 febbraio 2012 alle 12:49 |
    • [] Mario

      Eppure caro Maurizio, mi domando cosa sarebbe stato della cucina popolare italiana senza le polpette! Da noi, nel teramano, spesso chiamate pallotte o pallottine a seconda dell’impiego e della grandezza, nei più vari accostamenti, dalla salsa rossa di pomodori al brodo di carne, sono una colonna portante della cucina tradizionale. Un esempio su tutti i maccheroni tirati alla chitarra con sugo di carne rosso e pallottine. Difficile resistere.
      E’ comunque una preparazione molto semplice, apparentemente banale, ma al tempo stesso difficilissima, date le varianti e la possibilità, per gli appassionati del genere, di cogliere infinite sfumature nelle materie prime, nella composizione, nella cottura, negli abbinamenti possibili: penso che alla massima espressione sia un piatto da veri intenditori, che può fare la differenza tra un grande cuoco e un uomo che cucina.
      Ti invito a passare da queste parti, nella speranza di farti cambiare idea.

      25 febbraio 2012 alle 14:59 |
      • [] Maurizio Cortese

        No, Mario, non metto in discussione la bontà delle polpette, nonché il loro utilizzo, in senso assoluto, è solo un problema mio, legato alla mia infanzia.

        25 febbraio 2012 alle 23:42 |

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