Pierangelini e il suo Gambero Rosso, una sera a Roma


A metà pomeriggio la grande cucina al terzo piano di Eataly Roma era una catena di montaggio per la produzione dei ravioli.
Il menù della serata recitava “Ravioli di pomodoro, alici, menta e tartufo” e subito dopo “Zuppetta di burrata e ravioli di aringa“.

Va detto subito che il primo piatto, quello dei ravioli di pomodoro, era già un classico del 2008 di Pierangelini e del suo Ristorante Gambero Rosso e che la variazione del 2012 ha reso il piatto ancora più intrigante, un mix di sapori di Sicilia e abbraccio del Piemonte, le alici e la menta da una parte e il tartufo dall’altra, da fare il bis e ancora ancora.

Ecco, il ritorno di Fulvio Pierangelini in una cena romana che ha segnato il tutto esaurito, è stato fulminante, come lo sono stati anche i ravioli di aringa del secondo piatto, così come la passatina di ceci che, ha spiegato Pierangelini, “mi dà sempre emozioni nel momento della preparazione anche se non è il mio piatto più significativo, certo il più famoso e richiesto, nonchè imitato.”

> L’inizio 

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La serata era iniziata con una chiacchierata tra chi scrive e Fulvio, amici da trent’anni e coinvolti a vario titolo dal marchio Gambero Rosso, per l’uno bandiera del ristorante, per me il vessillo della casa editrice che ho fondato nel 1986.
Una storia iniziata nel 1980 da due giovani, Fulvio e Emanuela, in un ristorante in riva al mare a San Vincenzo, vicino a Bolgheri, nel nord della Maremma, una storia iniziata senza soldi, quando la Statale Aurelia era ancora a due corsie e arrivare da Roma a San Vincenzo voleva dire 3,30 ore se non 4 di viaggio in auto.

> Piatti, Prodotti e uova 

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Da allora Pierangelini e il Gambero Rosso sono cresciuti, sono maturati, sono diventati consapevoli, sono diventati ben presto un ristorante del vertice, amato e discusso il cuoco, la sua ruvidezza, amata e discussa la sua cucina, apparentemente semplice, e i ravioli di pomodoro ne sono un esempio, ma di identità forte, sempre alle soglie della perfezione e alla ricerca della perfezione.

> Genesi e sviluppi della mitica Passatina di Ceci con Gamberi, I Gelinaz e il copyright

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> Guide, giornalisti, recensioni, Rodotà e il futuro

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> Le domande del pubblico e dal web

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Gli audio sono compongono l’intervista completa a Fulvio Pierangelini.

Le foto sono di Elisia Menduni.

 


Commenti

  1. [1] gabriele

    Imitazione, l’esportazione della propria cucina dovrebbe essere un grande riconoscimento, la paura e l’ossessione di rivedere proprie tecniche in altri cuochi e segno di grande debolezza e poca professionalità, dovremmo tornare a cucinare con pietre e fuoco allora, perchè in qualsiasi e più originale preparazione, vi è sempre una parte che arriva dal passato e da quello che la storia ci insegna.

    13 novembre 2012 alle 20:50 | Rispondi
  2. [2] Alessandro Del Re

    Grande personaggio, grande cuoco, una filosofia di cucina che ammiro, peccato non esser mai stato al Gambero Rosso ai tempi d’oro. Ho avuto il piacere di conoscere Pierangelini, anzi sono stato un suo studente, all’università, credo sia stata la sua unica esperienza da docente universitario. Materia opzionale del terzo anno di Scienze Gastronomiche a Parma, corso di “Estetica e creazione gastronomica”, fu una sorpresa per tutti noi. Bellissima esperienza, un bel 30 all’esame, faceva strano avere la firma di Pierangelini sul libretto… Solo una cosa, ora non vorrei passare per quello che polemizza sempre, però questo argomento mi tocca e molto. Perchè la stragrande maggioranza dei giornalisti quando parla di San Vincenzo e Bolgheri le colloca nell’alta Maremma? Quella non è Maremma, al massimo quella straordinaria zona può arrivare a Follonica (Gr), ma già mi pare una forzatura. San Vincenzo e Bolgheri si trovano sulla “Costa degli Etruschi” (se proprio le vogliamo collocare in una determinata zona), in provincia di Livorno!Dico ciò perchè sono spinto da un sano senso di campanilismo, però la provincia di Livorno non viene mai citata a livello enogastronomico, a parte il Cacciucco, per il resto siamo fuori dai giochi. Vorrei solo che il poco che abbiamo, fosse riconosciuto a dovere. Parlando di Maremma viste le ultime notizie, il mio pensiero va ai Maremmani, che se la stanno vedendo male. Spero che la situazione si normalizzi al più presto e che quella terra incantevole mantenga il suo splendore.

    13 novembre 2012 alle 21:03 | Rispondi
  3. [3] Elisia Menduni

    Alessandro, abito (anche) in Maremma e ho oliveto e cantina sommersi.
    Non mi sembra che nessuno abbia parlato di Maremma per Fulvio.
    Mi sbaglio?

    13 novembre 2012 alle 21:10 | Rispondi
    • [] Alessandro Del Re

      Si ti sbagli, almeno per questo articolo: “Una storia iniziata nel 1980 da due giovani, Fulvio e Emanuela, in un ristorante in riva al mare a San Vincenzo, vicino a Bolgheri, nel nord della Maremma….” Ho semplicemente fatto copia e incolla, per leggere l’originale basta andare poco sopra. Io ci ho fatto particolarmente caso per ovvi motivi, anche perchè è una cosa che ho riscontrato tantissime volte. Gli stessi produttori del Bolgherese parlano di alta Maremma, è una questione di “Brand” che ha già un’enorme valore. Mi dispiace molto per il tuo oliveto e la cantina, spero che i danni non siano irreparabili. La situazione è davvero brutta, speriamo bene.

      13 novembre 2012 alle 22:59 | Rispondi
  4. [4] Giovanni P

    ok ms noi che leggiamo dal mondo apple? il mio iphone non ha il flash,

    13 novembre 2012 alle 21:28 | Rispondi
  5. [5] Valmarina

    Io che ho un portatile Apple sento e vedo tutto perfettamente

    13 novembre 2012 alle 22:02 | Rispondi
  6. [6] Ivan

    Come mi è capitato di notare in altre occasioni: abilitata a schiacciare un solo tasto. Quello che fa click sulla macchina fotografica.

    15 novembre 2012 alle 18:27 | Rispondi

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