Non aprite quella porta
Di alberghi non si parla mai, sembra che non interessino a nessuno, oppure se ne parla per i prezzi delle stanze nelle città d’arte come Roma, Firenze e Venezia decisamente alti eppure gli alberghi sono uno dei pilastri della nostra industria turistica.
La catena Atahotels del gruppo Fonsai è presumibile che sarà prossimamente in vendita, anche se piena di debiti verso le banche, nell’ambito dell’uscita del Gruppo Ligresti da Fonsai.
Un gioiello dgli Atahotels è il Petriolo Spa Resort, ma i debiti del gruppo e la pessima gestione Ligresti hanno nei fatti passato alle banche la vera proprietà.
Anche la catena Unahotels, della famiglia Fusi, ha una esposizione verso il sistema bancario di un miliardo di euro e prospettive non molto allegre.
Il progetto era quello di unificare i due gruppi e forse ora l’operazione prenderà corpo.
Altro venditore di alberghi è il Gruppo Boscolo Hotels, anche nel loro caso per rientrare dalla forte esposizione con le banche.
Ma di catene alberghiere in salute in Italia ce ne sono?
Si, ma sono quasi tutte catene straniere come NH che ha acquistato Jolly Hotel, oppure Accor, o Starwood, oppure catene italiane che non hanno massa critica per emergere a livello internazionale come Starhotels, Baglioni Hotels, Bettoja ecc…
E’ incredibile che uno dei grandi paesi del turismo, un tempo vera scuola dell’accoglienza, oggi purtroppo non più, non abbia una catena alberghiera di standard internazionale che affermi l’Italian Style.
Alla BIT 2012 Borsa Internazionale del Turismo di Milano, il turismo, cioè viaggi, alberghi, pacchetti vacanze sarà la merce in vendita ma il pubblico di appassionati del cibo di queste cose si disinteressa, nessuno scrive belle recensioni degli alberghi, l’albergo è un tema di serie B.
Cominciamo a recensire gli alberghi, tutti gli alberghi, stellati e non, perché se la ristorazione è da anni sotto l’occhio impietoso dei consumatori, altrettanto non si può dire del mondo alberghiero dove ancora convivono strutture moderne, alberghi belli e alberghi incredibilmente stellati che sono un insulto al buon gusto e ricordano film dell’orrore come Non aprite quella porta.
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Non mi stupisce affatto che le catene siano molto esposte, i tempi di rientro dagli investimenti negli hotel di lusso sono estremamente lunghi: per il Burj Al Arab di Dubai si parla di 100 anni!