Lunga vita alle scimmie

Lo sanno tutti: per vivere bene e a lungo non bisogna eccedere con i piaceri della tavola, bevande alcoliche con moderazione, fare esercizio fisico quotidianamente e tenere la mente allenata e giovane esercitando anche quella.
Una serie di studi edipemiologici mostra una forte correlazione tra le malattie a carico dell’apparato cardiocircolatorio, il diabete e non ultimo l’insorgenza di tumori e il surplus di calorie nella dieta. Al contrario la longevità sembrava essere garantita da un parco consumo di cibo come ricordato da molti illustri scienziati, non ultimo Umberto Veronesi.
Lo studio più vecchio condotto sui topi risale al lontano 1935. Da allora e soprattutto dagli anni 90 c’è stato un crescente consenso nella comunità scientifica nel ritenere fondamentale una dieta ipocalorica per rallentare i processi di invecchiamento.
Nel 2009 la rivista Science pubblicò uno studio condotto dal Wisconsin National Primate Research Center (WNPR) sui benefici di un regime dietetico ipocalorico rispetto ad una dieta non controllata su un gruppo di macachi. Nell’esperimento condotto per ben 20 anni su 76 scimmie gli effetti positivi di una dieta ipocalorica sulle patologie legate all’invecchiamento sembrano evidenti: solo il 13% delle scimmie in regime ipocalorico muoiono per cause legate all’invecchiamento mentre ben il 37% degli individui del gruppo di controllo con cibo sempre a disposizione.
In particolare ben 5 animali del gruppo di controllo sviluppano il diabete e 11 vengono trovati in una condizione cosiddetta pre-diabetica mentre nessuna delle scimmie del gruppo tenuto a dieta ipocalorica sviluppa la malattia. Analoghi risultati si riscontrano per lo sviluppo dell’adenocarcinoma, delle malattie cardiovascolari e dell’invecchiamento cerebrale. Insomma i benefici di un regime a basso tenore di calorie per questi primati geneticamente e fisiologicamente simili agli esseri umani sembrano evidenti.
Quest’anno la rivista Nature riporta un nuovo studio condotto al Laboratory of Experimental Gerontology, National Institute on Aging, NIH Animal Center (NIA) del Maryland sempre su un gruppo di macachi osservato per 25 anni. In questo studio pur essendo evidenti i benefici di una dieta ipocalorica su molti parametri fisiologici come il livello di colesterolo, trigliceridi e glucosio nel sangue le scimmie in regime di dieta ipocalorica non vivono più a lungo del gruppo di controllo. Le morti dovute a malattie legate all’invecchiamento nei due gruppi hanno percentuali che non differiscono in maniera significativa.
Come si può spiegare questa notevole differenza tra i due studi?
Gli autori dell’ultimo studio cercano di analizzare le differenze nell’alimentazione delle scimmie che ha portato a tali risultati: le scimmie del primo studio sono state alimentate usando alimenti purificati cioè i vari componenti della dieta vengono forniti come sostanze pure ottenute da fonti naturali (proteine dalle lattoalbumine, grassi dall’olio di mais, etc), mentre nello studio più recente le scimmie sono state nutrite con alimenti naturali (soia, grano e mais macinato, olio di pesce, erba medica etc..) che pur presentando un rischio legato a possibili contaminazioni di metalli pesanti o pesticidi offrono il vantaggio di contenere molti antiossidanti e gli acidi grassi ω-3 assenti nella dieta delle scimmie del WNPR.
Inoltre nello studio condotto dal NIA le scimmie del gruppo di controllo pur avendo una porzione maggiore delle scimmie tenute a dieta ipocalorica non potevano cibarsi a volontà come avveniva nello studio pubblicato nel 2009 e quindi non avevano comunque la possibilità di diventare obese.
Sembra quindi che la qualità e la varietà di quello che mangiamo sia più importante della quantità per mantenerci in buona salute e a lungo. Tutto questo senza contare che i fattori genetici giocano un ruolo altrettanto importante, se non maggiore, nel determinare la nostra longevità.
Anche se la moderazione a tavola e l’esercizio fisico restano buone regole da seguire questo studio mostra che la qualità delle calorie può contare più della quantità.
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Per tornare un po’ a noi, mangiare bene fa bene all’umore ed alimenta la gioia di vivere e queste componenti aiutano a tener lontane e a combattere le malattie. Personalmente cerco di verificare su me stesso quest’ipotesi di lavoro ed immagino lo facciate anche voi!
Attenzione alle diete ipocaloriche, attenzione al rallentamento metabolico che producono ed un “hip hip hurrà!” per quel che afferma Leone:)