L’altra Vigilia: le cene dei Sette pesci
Natale è ormai passato, siamo tutti tornati alla routine quotidiana, ma gli alberi ancora ammassati agli angoli delle strade ci ricordano le corse frenetiche di qualche settimana fa alla ricerca dell’ultimo regalo o dell’ultimo ingrediente per una perfetta cena natalizia nella Grande Mela.
Noi abbiamo passato l’ultima settimana prima delle feste natalizie a pensare al modo migliore per trascorrere la Vigilia d’oltreoceano. La nostra tradizione familiare ci indirizza verso la cena di “magro” e la cosa sembra sposarsi bene con il fatto che New York è una città di mare (anche se spesso ce lo si dimentica) e con la constatazione che siamo in uno periodi migliori per le ostriche.
Ma siamo a New York e qui, anche per le feste “comandate”, vale tutto e il suo contrario: ristoranti ovviamente sono stati tutti aperti, con un’ampia offerta di Menu festivi sia per la Vigilia, che per il cenone di San Silvestro, qui pragmaticamente chiamati tutti Eve (togliendo ogni connotazione di tipo religioso) che per il giorno di Natale (in realtà il 25 Dicembre qualcuno ha riposato, ma sono davvero in pochi e quasi ci ha sorpreso leggere sul calendario del mese di alcuni rinomati ristoranti niuorchesi “Christmas Day – Closed”).
Come molti sanno il giorno del Ringraziamento (Thanksgiving Day) è il vero Natale Americano, il giorno delle reunion familiari, da trascorrere in cucina e a tavola con l’immancabile tacchino arrosto. Natale e la Vigilia come le intendiamo noi qui non appartengono a tutti: sono vissuti un po’ privatamente o, dalla maggioranza dei cittadini, come feste da trascorrere con gli amici, al ristorante, al cinema, a teatro…. No big deal, come direbbero loro. Regali e Ristorante quindi, perchè no?
Durante le feste, ci siamo calati nei panni niuorchesi e abbiamo collezionato per settimane menu natalizi e suggerimenti, come quelli di Gothamist (“The 14 Best Restaurants for Christmas Dinner in NYC” ), lista che non ci convince, escludendo Balthazar, che non offre un menu speciale al ristorante, ma ha una lista-dolci “Holiday 2011” piuttosto invitante nella Bakery a fianco e Black Market (American Cuisine, burgers and oyster) che vorremmo provare, magari più per le ostriche e la loro personalissima ricetta per il winter nog – i cocktail sono creati da Sam Anderson, head bartender dell’Hotel Delmano, una sicurezza.
Se avessimo deciso di passare la Vigilia con una cena a base di ostriche e cruditè, gli oyster bars sono in realtà disseminati in tutta la città. Ma abbiamo da anni due personalissimi classici che ci piace condividere con gli amici: Blue Ribbon Restaurant nel Village (insuperabile il loro plateau di pesce crudo, Blue Ribbon Royale) e il Grand Central Oyster Bar alla Grand Central Station, il ristorante della stazione dei treni più famosa al mondo, per uno spuntino veloce a base di ostriche e clam chowder durante lo shopping natalizio a midtown.
Ancora alla ricerca della cena perfetta, abbiamo sbirciato altri menu, meno classici per noi, ma interessanti, come l’austriaco Blaue Ganz, fratello casual di Wallse e considerato un po’ un Balthazar bavarese o Ma Peche, che ha proposto una poco tradizionale (per noi) cena a base di apple salad, ricotta gnocchi e Christmas Ham, o ancora la Russian Tea Room, con la loro raffinata scelta di caviali, salmoni (Kulebiaka) e pesce affumicato (Zakuski) o ancora, il Petrossian o ancora i dim sum a Chinatown con le sue ceste di granchi venduti per strada e cucinati poco più in là, nell’infinito intrico di strade dove si parla solo cinese… come previsto, ci siamo persi, perché paese che vai usanza che trovi (anche a Natale) e a New York di paesi ne trovi davvero fin che vuoi.
Torniamo al punto di partenza, let’s stick to Italian!
Un pensiero ci frulla per la testa, da quando, a uno dei matrimoni più divertenti a cui abbiamo mai partecipato un mese fa, a tavola un amico italo-americano ci ha accennato alla sua cena della Vigilia, la cena dei sette pesci. Abbiamo chiesto a tutti gli Italo-Americani che conosciamo (e a New York ce ne sono davvero tanti!) e la versione è sempre quella: la Vigilia per gli italiani negli Usa si chiama Cena dei Sette Pesci, Seven Fishes Feast. Da dove venga questa tradizione non si sa, sicuro è che il cibo, e non la lingua, è sempre stato il collante tra le comunità italiane di immigrati negli Stati Uniti, con ricette tramandate di generazione in generazione attingendo nell’infinito ricettario della madrepatria, ma con un American twist.
Ci sembra bella questa tradizione, e vogliamo provare a farne parte anche noi. Troviamo questo bellissimo articolo di Amy Zavatto su Edible Brooklyn dove le migliori gastronomie e ristoratori italoamericani propongono la loro versione di questa sontuosa cena a base di pesce. Sette è un numero sicuramente simbolico, ma anche il numero (minimo) di tipi di pesce e portate che si devono offrire e tra cui non devono mai mancare calamari (di solito fritti), gamberi (in zuppa), baccalà, anguilla, cozze, vongole (per la pasta), e un pesce a scelta al forno. Molto laborioso ma anche molto festivo, per una cena che deve proseguire, per tradizione, fino a tarda notte. Sembra davvero un must della Vigilia, e infatti troviamo la lista del New York Times sui ristoranti dove godere di questo “pranzo di Babette” tutto italiano, adottato ultimamente anche da francesi e americani.
È ora di decidere e tra i mille ingredienti che vi abbiamo proposto per la perfetta ricetta della Vigilia di Natale, ne scegliamo sette, proprio quelli di una cena tutta casalinga a base, appunto, di sette pesci. Un ultimo suggerimento su dove trovare pesce freschissimo e di ottima qualità: Lobster Place al Chelsea Market e Blue Moon Fish (diverse location a seconda dei mercati) due luoghi dell’anima niuorchese di cui vi parleremo nelle prossime puntate.
- Fish Market
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Questa idea dello Shifu è azzeccatissima!
Good job, Bartolotta!
Fai buon viaggio!
Aspettiamo i tuoi racconti americani!
ma avete idea di come sia questo Fish Market a Via di Pietralata a Roma?
grazie,
Rob