Iniziazione alla Teramo golosa: l’Osteria degli Ulivi
Fino a poco tempo fa l’Abruzzo per me era una regione sconosciuta, sotto tutti i punti di vista; magari colpa della mia voglia di fuggire sempre all’estero alla ricerca dell’ignoto e dell’esotico.
Poi il colpo di fulmine grazie a nuovi VERI amici realmente innamorati della loro terra e così da un paio d’anni a questa parte, Abruzzo in tutte le salse: culinaria, artistica, culturale e territoriale… Così facendo ho scoperto il CUORE grande della sua gente.
Quello che segue è un ghiotto itinerario del Teramano in quattro puntate: buona golosa lettura!
Via Guizzetti
64046 Montorio al Vomano (TE)
Tel. 0861 592882
Chiuso il lunedì e il martedì a pranzo.
E’ gradita la prenotazione
Appena vi entri i profumi che fuoriescono dalla cucina fanno intuire la forte territorialità, cosa che viene subito confermata appena Enzo si sofferma ad elencare il menù che ci aspetta: il tempo di scegliere i vini da una cantina ancora da ultimare ed ecco arrivare le delicatissime “Scrippelle ‘mbusse” in brodo di cappone, una sorta di crespelle ma più leggere perché fatte senza latte, che prepara il pancino alla squisita Galantina di pollo, così armoniosa e tenera da cedere subito alla forchetta, seguito dalle Spuntature d’agnello al sugo di pomodoro con maggiorana e timo: qui gli aromi si vedono e si percepiscono nettamente in un quinto quarto di rara bontà.
Il vino che ci accompagna in questa iniziazione Teramana è un Trebbiano d’Abruzzo Pepe 2008 la cui la giusta temperatura fa esaltare tutta la sua fragrante mineralità.
Arrivano ora i ravioli di brasato (cotto senza vino) con puntarelle, pomodori e olive nere: un piatto dal punto di vista cromatico molto invitante, e non solo: l’amarotico delle puntarelle ben si contrasta con la dolcezza dei pomodori (in verità verdura non proprio di stagione) e la rotonda sapidità del ripieno dei ravioli; forse l’unica nota poco intonata solo le olive, dal sapore un po’ troppo untuoso che appesantisce il palato. Ci puliamo la bocca con un Cerasuolo d’Abruzzo superiore 2010 De Angelis Corvi, dai chiari sentori di ciliegia: ci fa compagnia Enzo che con il suo carattere un po’ ruvido ma schietto ci parla della sua naturale propensione ad utilizzare solo materie prime di cui conosce la tracciabilità; e capisci che il suo è l’atteggiamento di una persona che crede fortemente nel suo operato e non cede a facili compromessi professionali.
È il momento di due secondi difficili da dimenticare anche per un denominatore comune, ovvero la consistenza morbida e cedevole: il coscio d’agnello cotto a bassa temperatura e la guancia di vitello brasata. Differenti nei sapori, certo ognuno con una sua identità ben precisa, ma così teneri e scioglievoli che il coltello è uno strumento in più, non serve! E qui ben ci sta un Montepulciano d’Abruzzo Castellum Vetus 2006 Centorame che dona equilibrio al tutto.
Siamo sereni, rilassati, e siamo pronti alla dolcezza naturale di una crema di cachi con spuma di castagne, un perfetto binomio di autoctona stagionalità. E visto che siamo spensieratamente golosi ecco che d’incanto appare un elisir: il vin cotto “Lu Bambinell” Cioti che si lascia cullare nei nostri calici e nel nostro spirito.
- Interno, Enzo Barnabei
- Il brodo di cappone versato sulle “Scrippelle ‘mbusse”
- “Scrippelle ‘mbusse”, una sorta di crespelle ma più leggere perché senza latte
- Il pane e la focaccia
- La Galantina di pollo
- Le spuntature d’agnello al sugo di pomodoro con maggiorana e timo
- In cucina al lavoro
- In cucina al lavoro
- In cucina al lavoro
- I ravioli di brasato con puntarelle, pomodori e olive nere
- I vini e i suoi colori
- Montepulciano Rosso Del Duca 2004
- Osteria degli ulivi, un angolo \ l’agnello
- Un angolo della cantina
- Il coscio d’agnello cotto a bassa temperatura
- La guancia di vitello brasata
- Crema di cachi con spuma di castagne
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Oggi nel tempo dell’effimero, è raro trovare uomini tutti di un pezzo, sicuri del fatto loro, non cedevoli alle facili lusinghe, strutturati nella loro personalità e consapevoli di avere valori autentici da portare avanti. Se poi uno di questi, per caso (o forse no) esercita la professione di cuoco, queste caratteristiche si esaltano, si inaspriscono, in virtù delle prerogative artistiche di questa professione in cui si mescolano vorticosamente tra loro genio, saperi, rigore, sregolatezza, orgoglio, caparbietà…
Questo è Enzo Barnabei, Enzino per gli amici, mirabilmente sintetizzato dalla giornalista attenta che è in lei, da Giulia:- …col suo carattere un po’ ruvido ma schietto…-.
Inevitabilmente il ricordo corre a mio padre. La buona cucina fù la passione della sua vita ed Enzino il suo cuoco preferito degli ultimi anni. Da allora, quando l’Osteria degli Ulivi occupava un bel rustico sulle splendide colline del Montoriese, prima che il terremoto di L’Aquila lo rendesse inagibile, ad oggi nel nuovo locale al centro di Montorio, realizzato con esemplari gusto e pulizia e dotato di una cucina attrezzata di tutto punto, un vero fiore all’occhiello, il comune denominatore è rimasto invariato: una cucina vera, attenta alla tradizione teramana e alle materie prime, in grado di rinnovarsi ed innovare. Così ogni piatto diventa una vera degustazione dei sapori di una cucina che noi teramani, “famigli”, riconosciamo ed apprezziamo nella sua autenticità e genuinità e che i “foresti” , sensibili come Giulia, intendono subito essere tra i vettori del colpo di fulmine che li attrae inermi verso questa terra d’Abruzzo e le sue genti.
Grazie Mario, hai completato il quadro!
bel racconto! ci andrò!
grazie, è tutto vero!!!