Il Sale e la nouvelle vague siciliana


Ho conosciuto Andrea Graziano 10 anni fa. Eravamo al primo o secondo Cheese Art dentro il castello di Donnafugata. Lui sommelier, io giornalista. Aveva appena deciso di aprire un locale in un vicolo dietro al mercato di Catania. La fine del vicolo era chiusa da montagne di spazzatura e sul suo locale, il Sale Art Café, un po’ osteria, un po’ galleria d’arte scommisi poco.

Poi abbiamo iniziato a girare per ristoranti insieme. Abbiamo fatto alcune tra le più belle cene della nostra vita. Su tutte, una 12 ore dentro al Combal.0 che finì mangiando trippa sul tetto del ristorante, guardando l’alba su Torino.

Siamo cresciuti insieme. Ogni viaggio gastronomico era un bagaglio di idee che poi Andrea traduceva nel suo locale, nei piatti del Sale, che di anno in anno cresceva.

Dopo tre anni già mi resi conto di aver perso la scommessa. Il locale di vicolo Santa Filomena era sempre pieno, la formula di una cucina siciliana ripensata, alleggerita, presentata bene (fin troppo secondo me, che ho sempre criticato Andrea per le eccessive decorazioni) piaceva ai catanesi e non solo.

Poi un giorno suggerii a Andrea di aprire un blog, di comparire sul web in modo continuativo. Nonostante qualche titubanza iniziale, ci è voluto poco e Andrea è diventato un punto di riferimento della rete gastronomica non solo della Trinacria.

Al Sale sono comparsi i primi Ipad menu dell’isola, su Twitter si prenota, si scrive, su Facebook si dialoga e su Caponataweb, il nuovo portale food & wine creato insieme con Gianfranco Truglio, pubblicitario amico di Andrea, si racconta una bella Sicilia enogastronomica.

Qualche giorno fa sono tornata a Catania per  festeggiare i 10 anni del Sale e della nostra amicizia. Immaginavo una festa tra amici e invece mi sono trovata immersa in un evento pazzesco.

Il vicolo è stato chiuso, sono arrivati produttori e amici, fotografi e operatori, diretta tv, cooking show, Roy Paci che degustava in diretta e soprattutto tanti chef siciliani che hanno cucinato per l’evento.

Un’occasione unica per incontrare questa nuova generazione di chef siciliani, questa nouvelle vague nata dalle grandi cucine dell’isola che sta ridisegnando la mappa della ristorazione siciliana.

Dai piatti assaggiati, dall’ottimo polpo su polpa di carote, allo sgombro al sale, dal nighiri di gambero e ricotta alla chips di ceci con crema di baccalà (davvero notevoli), mi è venuta la voglia di fare l’ennesimo giro siciliano, passando certamente dai grandi Cuttaia Assenza Sultano ma quest’anno solo per un saluto.

Credo che meriti vedere anche come cucinano questi giovani nuovi chef siciliani, eredi dei maestri e pronti a raccontare una Sicilia che si mette alla prova. Le tappe quindi saranno: Carmelo Floridia (Locanda Gulfi – Chiaramonte Gulfi), Ciro Pepe (La veranda –  Misilmeri), Corrado Parisi (Locanda del Monsu’ – S. Agata di Militello), Dario Diliberto (Il Tocco – Ragusa), Domenico Colonnetta e Ciccio Patti (Coria – Caltagirone), Giuseppe Causarano (Fattoria delle Torri – Modica), Marco Baglieri (Ristorante Crocifisso – Noto), Onofrio Brucculeri (Hotel Imperiale – Taormina), Peppe Bonsignore (L’oste e il Sacrestano – Licata), Pietro D’Agostino (La Capinera – Taormina), Turi Siligato (Nero d’Avola – Taormina), Kamal De Silva (il Sale Art Cafe’ – Catania), Elvio Costarelli (Il Sale Art Cafe’ – Catania), Giancarlo Salerno (Il Sale Art Cafe’ – Catania), Vincenzo Candiano (Locanda Don Serafino – Ragusa Ibla).

Andrea Graziano ha messo insieme un gruppo di chef e ha raccontato come una regione fa network e si racconta. Con la testa è già catturato da un nuovo progetto di locale che aprirà dopo l’estate. Questa volta non scommetto. Il vicolo di Santa Filomena sembra una rambla catalana ai tempi d’oro, l’aria che si respira è positiva e le idee non mancano.

Piccoli ristoratori coraggiosi crescono.

 

Foto di Elisia Menduni e Valerio D’Urso

Commenti

  1. [1] Maurizio Cortese

    Catania è sempre stata più “avanti” rispetto al resto della Sicilia, soprattutto della barocca Palermo. Nel design, nelle iniziative culturali e ora, a leggerti, anche per questi nuovi format gastronomici.

    17 giugno 2012 alle 09:00 | Rispondi
  2. [2] Stefano Bonilli

    Vedi, il tuo ottimismo bilancia con gli interessi il mio pessimismo gastronomico. Bisogna rimettersi per strada e andare a cercare i nuovi giovani cuochi italiani.
    Tra loro c’è il nostro futuro.

    17 giugno 2012 alle 15:01 | Rispondi
  3. [3] travel addected

    Amiamo la Trinacria tutta ma Catania, in modo particolare, sa regalare sempre vivide emozioni. Tra mercati, banchi e favolose cene è difficile resistere… pure quando scelgono di farti trascorrere ore e ore all’aeroporto.

    Andrea Graziano continua a comunicarlo! Complimenti sinceri_

    17 giugno 2012 alle 15:06 | Rispondi
  4. [4] Andrea Graziano

    Grazie per le bellissime parole, la Sicilia ha ancora tanto da dare, c’e’ un gran fermento e ci sono tante giovani realtà’ che hanno bisogno di dimostrare quello che valgono, tanti giovani chef e produttori che, se riusciranno a fare comparto, potrebbero essere la nuova avanguardia Sicula che si affaccia oltre lo stretto, anzi potrebbe diventare il nostro “PONTE” verso il resto d’Italia…Grazie GG per il supporto che ci avete dato.

    17 giugno 2012 alle 19:12 | Rispondi
  5. [5] danilo giaffreda

    Ci sono stato per la prima volta lo scorso Natale e ho capito subito che era un posto “diverso”: pochi fronzoli, tanta Sicilia bella e buona e vera (quella che cercano i turisti e non solo e spesso non trovano), personale sveglio partecipe e qualificato, conto ancora accessibile. E’ bastato per entusiasmarmi, innamorarmene e scriverne qui, sulla Gazzetta.

    18 giugno 2012 alle 00:01 | Rispondi

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