Blog e guide

Intervenendo sul paperogiallo Antonio Scuteri di Repubblica parla dei blog che si occupano dei ristoranti e dice che, nonostante il grande rumore mediatico, sono quattro gatti e non rappresentano il grande pubblico.
Contemporaneamente leggo su Cronache di gusto che Enzo Vizzari, curatore delle Guide Espresso, attribuisce la disaffezione nei confronti delle guide al fatto che ce ne sono troppe e anche a causa del troppo livore di certi blog.
Io non voglio sopravvalutare l’importanza dei blog ma certo leggendo queste diverse valutazioni resto perplesso.
Sono stato editore e curatore di un’importante guida dei ristoranti e dal 2004 ho avuto un mio blog personale.
Proprio da questo duplice impegno ho capito quasi subito che le guide avrebbero avuto crescenti difficoltà a causa del web e della sua capacità di costruire un nuovo passa parola, il passa parola digitale, e ho cominciato a pensare all’ipotesi di una guida digitale, sul web, aggiornata periodicamente.
Poi, i casi della vita, ho smesso di essere editore e curatore, ma ho continuato a scrivere sul mio blog paperogiallo e ho avuto modo di approfondire la mia critica alle guide, anche perché nel frattempo il web e i blog avevano cambiato il panorama dell’informazione gastronomica e questo cambiamento era ed è rappresentato dal The World’s 50 Best, la classifica dei migliori ristoranti del mondo assurta a guida globale del meglio della ristorazione mondiale.
Con ricadute di pubblico e quindi economiche per i ristoranti premiati.
Penso che non si possa troppo enfatizzare il ruolo dei blog, anche se va detto che un blog con un minimo di successo ha circa 50.000 pagine giornaliere visitate e questi dati dovrebbero far capire come sia un grande errore sottovalutarli o addirittura demonizzarli, anche se sono pochi di numero, e comunque consiglio di allargare il discorso anche a facebook e twitter.
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Aoooooooooo, boni, state boni. Ma quale attacco ai blog e alla Rete? Io ci vivo sulla Rete, figurati se la sottovaluto. La mia frase era tutt’altra, e quando parlo di quattro gatti non mi riferisco ai blog, ma agli appassionati di enogastronomia, lettori di blog, riviste e guide specializzate. In generale, quindi.
La frase era questa:
“Il nostro mondo, quello degli appassionati di gastronomia, è comunque una nicchia. Non prendiamoci in giro con le mirabilanti statistiche dell’esercito dei “5 milioni di foodies” e bla bla bla. I pubblico generalista se ne frega, ha altri canali di informazione e altri criteri per scegliere dove andare a mangiare. E, nella maggiorparte dei casi, a parte Vissani e Marchesi e pochissimi altri, i nomi dei cuochi neanche li conosce, non c’è personalizzazione”
Che c’entra l’attacco al Web? Chi ne ha sminuito l’importanza?. Semplicemente ritengo che il pubblico delle persone veramente interessate sia numericamente esile. Ma all’interno di questa nicchia di mercato il web è fondamentale. Tant’è vero che avevo scritto subito prima:
“Prendiamo il caso di Parini del Povero Diavolo: ragazzo modestissimo, di grande semplicità e umiltà. Ma non mi si dica che è un buon comunicatore. Eppure è riuscito a raggiungere grandi traguardi ed è stato trascinato sull’Olimpo grazie alla mobilitazione del web.”
Se poi ha dato fastidio quest’altra frase…
“Più in generale io nel corso degli anni ho notato che si procede a ondate: in pochi mesi, a turno e senza che ci sia un motivo preciso, un determinato locale diventa beniamino del web (poi bisogna intendersi su cosa sia il web di cui stiamo parlando: a tenersi larghi una decina di blog, tutti scritti da persone che si conoscono tra di loro, si leggono e a volte si copiano a vicenda). Il locale rimane in super-auge per qualche mese (nei casi più fortunati per uno o due anni) e poi ritorna nell’ombra, sostituito da qualcun altro.”
…beh, sfido chiunque a dimostrare che non è così: i blog, forum e siti enogastronomici di rilievo, e da visitare quotidianamente, sono forse più di una decina? Eppure sono molto influenti, come ho scritto prima. Ma influenti sulla nicchia di cui sopra, non certo per il pubblico generalista. Che, lo ribadisco, se ne frega altamente di blog, forum, guide e giornali
ma perché Ziofusty???
beh, comunque..
Io concordo con te. Parlare con gli “altri”, i normali che non sanno che cacchio voglia dire “foodie” rimette al mondo, ridimensiona tutto e mi induce a cercare nuove metodologie di allargamento della nicchia, anzi di demolizione della nicchia.
Come Antonio Scuteri non mi faceva più entrare, anche cambiando la password. E quindi mi sono dovuto ri-registrare con il mio vecchio nome del forum del Gambero Rosso :-)
Comunque anche io concordo con te: lo sforzo deve essere proprio quello di allargare la nicchia
Scrivo, ergo sum.
Comprendo le preoccupazioni di chi deve vendere guide di carta e si trova a competere con guide che volano nell’etere, ma, da professionista del settore, mi interessa di più il contenuto del contenitore e questo è, a mio avviso il punto di rottura tra vecchi e nuovi media. I contenuti buoni, aggiornati e ben proposti, corredati di immagini e commenti freschi sono ormai solo da una parte, mentre sul lato editoriale mi sembra di cogliere solo le inesattezze, il ritardo d’aggiornamento, i limiti degli spazi, i costi elevati.
Il media globale è alla portata di tutti e non ha griglie d’accesso nè limiti reali, non impone (necessariamente) un’etica, non prevede una preparazione specifica, quindi il minimo che può succedere è che tanti, troppi, parlino a sproposito e di qualsiasi argomento senza cognizione di causa. I guru del web replicano a questi timori mettendoci di fronte all’evidenza dei numeri: il tempo di reazione alle notizie false, nel web, è, infatti, quasi reale. Non c’è truffa, per quanto credibile, che non abbia già, in 24 ore, chi l’ha sbugiardata, pubblicata e resa inoffensiva.
Nel nostro settore il rischio dei blog non è tanto il falso, quanto l’incompetenza, la voglia di protagonismo, l’euforia di poter sparare a zero su vittime (quasi) inermi e la sensazione di potere data da un’audience potenzialmente sterminata. Mi resi conto per la prima volta della forza dei blogger alcuni anni fa, quando, invitato ad una presentazione di articoli sportivi, vidi un ragazzino non ancora ventenne ricevuto come un principe: era un blogger di calzature sportive, capace di fotografare e poi mostrare in 3D una normale scarpa da tennis, illustrando ogni lato nel bene e nel male. Allora, con la sua piccola telecamera, mi era parso la caricatura di un giornalista, oggi rimpiango solo di non averlo subito imitato.
La velocità nella replica (come questa), la molteplicità di direzioni a cui indirizzarsi, lo spazio espandibile cui affidare pensieri e immagini mi fanno pensare che godiamo di strumenti fantastici. Illustratore passato al giornalismo, non posso certo disprezzare la carta, ma semplicemente non riesco a reggerne più la lentezza. I rischi della comunicazione multimediale però sono reali e il sopruso dell’informazione incontrollata è sempre dietro l’angolo. E allora che fare? A mio avviso, la sola difesa possibile è nell’attacco. Esserci, leggere, replicare, controinformare, se serve, stando DENTRO ai new media, dando ad essi valore aggiunto, offrendo gli strumenti e il sapere di cui disponiamo per allargare la base critica, ricordando sempre che la velocità del mezzo non ne omologa la correttezza né la completezza d’informazione. E’ qualcosa che ha tempi difficili da digerire, a volte, e lo vedo nella fatica con cui sto dietro al ritmo del mio blog su corriere.it, ma è un’evoluzione che entra nel quotidiano e ci cambia dentro. Negli anni d’oro della fotografia, quando il mito della mia generazione era Henry Cartier Bresson, il massimo che mi concedevo era una Kodak compatta per le vacanze. Oggi non esco neppure un giorno senza la fida Nikon 1, ultima meraviglia tecnologica che mi permette di documentare, piatti, cuochi, negozi e prodotti acquisendo centinaia di immagini ogni giorno. La sensazione intima è che se non comunico, se non invio e non pubblico, NON ESISTO: un fatto che anni addietro avrei considerato inquietante, ma che oggi, potendo comunicare anche da un semplice telefono in treno, avverto come esaltante sinonimo di libertà.
Bell’intervento, grazie :-)
Portando oltre il ragionamento di Ziofusty alias Antonio Scuteri, anche le sue recensioni settimanali di un ristorante, fatte su Repubblica Viaggi non a tavolino ma visitando i locali recensiti, interessano a una piccola parte dell’enorme massa di lettori di Repubblica perché il pubblico non legge tutto il giornale, ovvero legge lo sport e la prima pagina, prende il giornale per i cinema, legge solo la cronaca ecc…
In realtà se l’unità di misura è la popolazione italiana o i 650mila acquirenti di Repubblica non ha molto senso ragionare, sono unità di misura fuori scala, e uno deve star sempre lì a parlare di infima minoranza.
Se il confronto lo faccio seguendo un immaginario grafico degli ultimi 30 anni, i passi avanti sono stati enormi e oggi grazie alla rete leggono, si informano, curiosano persone che non hanno mai acquistato una guida in vita loro ma hanno visto, per esempio, MasterChef su Sky e vogliono capire chi cavolo è Cracco, salvo poi ritirarsi di fronte a € 160, ma poi capitano su un blog grazie a un link e come spiegano molti ristoratori arriva da loro gente che ha letto la recensione in rete, oppure ha visto una foto su un giornale, ha sentito in ufficio che… c’è la crisi, è vero, ma una borghesia tranquilla economicamente esiste eccome e vuole scoprire cose che per noi sono ovvie e ultra conosciute e il web è il mezzo più rapido e ricco.
E in Italia non si è mangiato bene mai come adesso anche perché se bari, se provi a fare il furbo ti fulminano sul web.
Sono d’accordo su tutto. Internet non ha diminuto le persone che si infomano, ma le ha anzi aumentate di molto. Per esempio in una quindicina di anni Repubblica ha perso circa 100 mila lettori del quotidiano di carta. Ma ogni giorno Repubblica.it ha due milioni di utenti unici. Ergo Repubblica oggi ha molti più lettori di 15 anni fa. Allo stesso modo anche il pubblico foodie è aumentato, e di molto, grazie a Internet. Quello che però sostengo è che, sia su carta che su web, le persone veramente interessate alla cultura del cibo e del vino, per quanto aumentate, sono sempre una nicchia. Che, come dice Elisia, tutti insieme, in quanto appassionati o professionisti, dobbiamo cercare di allargare
Buonasera Signori,
intervengo tra tre professionisti che ho sempre letto con molto piacere traendo anche spunti interessanti, quindi cerco di farlo in punta di piedi.
Il mio umile blogghettino ha un numero di pagine visualizzate davvero irrisorio e per questo la mia volontà non è il mettermi in mostra ma semplicemente dare qualche idea a quei pochi che avranno la fortuna/sfortuna di capitare sulle pagine della “cinta”.
Molte, troppe volte sono uscito a pranzo o a cena in locali segnalati da guide dove era palese la mancanza di controllo della qualità da parte di ispettori designati.
Da quando bazzico la rete invece ho scoperto molteplici piccoli locali dove nessuna guida è arrivata e questo grazie ai blog di professionisti (o semplici amatori) o di siti di settore. Spero che le due cose possano convivere pacificamente e che si possa imparare tutti, gli uni dagli altri. Consapevole che le guide non scompariranno perché ci sono ancora milioni di italiani non molto appassionati che non hanno tempo e voglia di passare ore a cercare informazioni come facciamo noi.
Buona serata
Luca Formenti
Vero, come dice Antonio, che oggi i blog che parlano di ristoranti sono visti da un pubblico ancora troppo limitato e circoscritto. E’ altrettanto vero però che il pubblico, quello “normale” come lo definisce Antonio, si sta appassionando sempre più alla cucina. Grazie ai vari Masterchef del caso non ho mai sentito parlare di alta cucina come negli ultimi tempi. Manager che fino all’altro ieri spendevano i loro denari in cerchioni per il Cayenne ora vanno da Cracco a cena, incredibile!
C’è molto spazio di sviluppo per il web, il problema è solo intercettare il traffico, portare contatti al sito, e tradurre in Inglese. Dopo il boom è quasi assicurato, ne sono convinto. App da vendere a basso costo, con aggiornamento costante e continuo, non una volta l’anno. Si, ma come portare traffico ? Alleandosi con chi il traffico ce l’ha già, semplice ed unica via, a mio avviso …
P.S. Bentornato Ziofusty :-)
Secondo me carta e rete sono strumenti che si possono completare benissimo. La rete dà l’opportunità di un feed back (se io fossi uno chef ci passarei molto tempo), di aggiornamento continuo e di star dietro alle cose in tempo reale. Però la discriminante secondo me di un prodotto (cartaceo o su internet) è data da chi scrive, dalla sua autorevolezza. Personalmente, anche in rete, per me vale di più il commento singolo di una persona che so essere esperta e di cui mi fido, di tanti commenti su Tripadvisor scritti da persone che non conosco neanche e che non hanno nessun tipo, passatemi il termine, di controllo. Ovvio che, se un locale viene stroncato da mille persone e osannato dalle guide, qualche domanda me la faccio, però se leggo un pezzo (carta o web è uguale) scritto da una persona di cui mi fido, per me vale molto di più. La rete offre di tutto e di più, ma anche tanta confusione. Questo fenomeno è comune non solo all’editoria gastronomica, ma credo che sia diffuso per tutta l’editoria. Una soluzione potrebbe essere quella di guide importanti che aggiungessero informazioni e aggiornamenti online. Bisognerebbe trovare il modo, anche online, di dare valore ai contenuti “d’autore” che se lo meritano e che sono ben fatti e ben costruiti.