Anteprima Vernaccia


La settimana degli assaggi è cominciata presto quest’anno con la novità del Chianti e di Carmignano. Oggi è stato il momento della Vernaccia di San Gimignano.
Arrivo prestissimo la mattina prima delle nove per assicurarmi di poter assggiare tutto prima della degustazione guidata da Ernesto Gentili nella splendida Sala Dante.

Il parcheggio pubblico vuoto è un’immagine non molto comune a San Gimignano. Ma la pioggerellina ed il freddo tengono lontani le centinaia di migliaia di turisti che invadono ogni anno questa città. Questo è il suo momento più romantico.
Salgo al secondo piano del Museo di Arte Moderna e Contemporanea De Grada dove 36 produttori presentano i loro vini: in totale sono 61 tra Vernaccia base e Selezione 2011, qualche campione di Riserva 2010 e anche più vecchia a seconda delle scelte del produttore su quando uscire sul mercato.

La Vernaccia di San Gimignano, prima DOC d’Italia nel ’66 è un vino/vitigno che negli ultimi dieci anni ha ritrovato una sua identità, focalizzandosi sempre più verso il lavoro di produttori cui interessa esprimere vini più autentici e meno aiutati da altri vitigni complementari.
Sette anni fa si assaggiarono 14 vini a partire dal 1974 in una degustazione comparata con i più grandi Chablis, anch’essi di annate vecchie. Allora mi ricordo che quando lo raccontai ad alcuni colleghi d’oltremare e inglesi, fui coperto da qualche ghignetto di scherno con commento a seguire: sì, figurati se la Vernaccia può invecchiare!

Quel San Valentino di sette anni fa dimostrò invece a tutti come la Vernaccia non solo ce la può fare ma che, a detta degli stessi produttori francesi presenti agli assaggi, in molti casi superò i cugini d’oltralpe.
Quest’anno Ernesto Gentili ha proposto una selezione di Vernaccia meno famose e di uno sparuto gruppetto di Chenin Blanc della Loira.
L’obiettivo era quello di assaggiare vini di aree diverse di San Gimignano e studiarli in comparata con quelli della Loira, più con un obiettivo di creare un Laboratorio che una sfida enologica come suggerisce il Presidente del Consorzio, Letizia Cesani.
Questi gli assaggi comparati tra la succosità citrica potentissima dei francesi e il potenziale incredibile di un vitigno non aromatico come la Vernaccia che riesce a stupire e tenere testa ai più grandi bianchi del mondo.

ASSAGGI COMPARATI

Vernaccia di San Gimignano Tropie 2010 – Il Lebbio
Vino prodotto all’estremo nord di San Gimignano da un’azienda con circa15 ha.
Questo primo vino della batteria si presenta molto morbido al tocco ma con una certa spadità e tensione gustativa fresca e piacevole. Non male lo scatto nell’allungo, un po’ di percezione alcolica in eccesso, ma piacevole e cristallino come poggia su una polpa di albicocca e pesca.

Vernaccia di San Gimignano Riserva Ori 2009 – Il Palagione
Tratti con maturità evidenti che si alternano a delle note burrose molto dense con un palato più cerealicolo e pulito durante i secondi assaggi.

Vernaccia di San Gimignano Angelica 2008 – Fattoria San Donato
Vino che riesce a mostrare un piacevole lato di maturità, un po’ di spezia di rovere ed una decisa maturità di frutta. Lato tostato e caseario molto largo ed espansivo per questo vino nella parte più a sud del Comune, con le viti coltivate nelle sabbie plioceniche e nelle argille posate attorno i 400m.

Vernaccia di San Gimignano Riserva 2007 – Fontaleoni
Bella forza minerale con un tocco di torbato ricco e profondo. Mi piace questo bianco prodotto da uve coltivate su terreni tufaceo/calcarei. Anche il tocco vellutato non cede neanche per un minuto in effusioni scontate.
Persistente, intenso e complesso con un bel potenziale d’invecchiamento.

Vernaccia di San Gimignano Riserva I Mocali 2007 – Vagnoni
Molto carico di spezie di rovere, sentori di wiskey e burro con un palato un po’ affumicato, con sentori di mandorla tostata e crosta di pane.

Vernaccia di San Gimignano Riserva Isabella 2005 – San Quirico
Vino a due velocità: da una parte la cremosità spinta in attacco che lascia quasi perplessi, poi invece il vino si smarca con un succo di lime che pulisce la bocca e porta in avanti l’assaggio riassestandolo su parametri di rigore e croccantezza. Bel potenziale d’invecchiamento, ma il vino sembra più debole che del solito.

Vernaccia di San Gimignano Carato 2002 – Montenidoli
Densa, concentrata con i profumi di zafferano, thè verde, nespole e rosamrino.
È un vino dalla complessità non scontata, dalla beva facile che non rinuncia ad una lettura più sottile e introspettiva. Profondo, minerale che non strizza l’occhio a nessuno stilema produttivo modaiolo. Teso, austero ma espressivo con i profumi di cereali e torba. Avevo grosse aspettative su questo vino di Elisabetta Fagioli -che finalmente è entrata a far parte del Consorzio- tutte confermate puntualmente e in un certo senso anche superate. Infatti ricordavo un lato di maturità e qualche traccia di legno negli assaggi di qualche anno fa che oggi non ha accennato neanche a farsi vedere.

E dai terreni calcareo-tufacei – a tratti argillosi- di San Gimignano a quelli non dissimili della Loira.
Piccola selezione di vini praticamente tutti biologici o biodinamici a partire dal guru della biodinamica Nicolas Joli che ha cominciato prima di tutti nel 1984.

Montlouis-sur-Loire Mineral 2010- Domaine Frantz Saumon
Incredibile profilo minerale di erbe mediteranee un po’ vegetale. Palato che all’attacco stranisce i sensi per il suo leggero residuo zuccherino. Poi è il succo citrico che invade il palato e deborda ovunque con una prepotenza straordinaria. Non finisce mai. Super contrastato e intermittente. Vino ipnotico, prodotto in rovere usato di varie misure.

Vouvray Sec Le Mont 2010-Domaine Huet
Bergamotto, citrico il naso. Cambio di passo al palato con un succo buono che apre scenari di zucchero cristallizzato con foglia di menta e limone. Sul finale emerge un bel contrasto minerale/fruttato generoso del vino.

Saumur Entre Deux Voyes 2009 – P’tit Domaine
Molto legno. Profilo ossidativo con un lato che spinge verso la volatile. Mandorla amara, molta maturità di frutto, ancora acidità e spinta gustativa prepotente. Meno rigoroso e lungo dei primi due campioni con un finale più corto ma pur sempre intrigante.

Saumur L’Insolite 2009- Domaine des Roches Neuves
Poco legno percepito. Bella mineralità, terroso complesso, silezioso che però poi al palato spinge con una forza molto più prorompente delle aspettative. Forse il meno pronto di tutti è un vino austero che si rifarà in futuro, ma la sua struttura e piacevolezza di beva si fanno sentire nonostante la chiusura.

Savennières Coulée de Serrant 2008 – Coulée de Serrant – Nicolas Joly
Il più scuro e torbato di tutti. Biodinamico dal 1984. Molto maturo con uno scarto improvviso di sapori freschi e più grintosi. Ricorda più da vicino qualche Vernaccia Riserva vecchio stile, anche questo con un lato torbato e fungino.
Francamente devo confessare non la migliore delle bottiglie di Coulée che abbia provato. Sebbene questo vino sia conosciuto per i suoi tratti di ossidatività intrensechi nella natura del vino, il campione che mi è stato versato non mi sembrava a posto. (SENZA VOTO)


TUTTE LE ANTEPRIME

Mattia Barzaghi La Mormorai ReZet 2011
Ancora opaco, non filtrato. Profumi di fiore di camomilla, qualche sentori un po’ verde subito contrastato da piacevoli sentori di fiori d’acacia. Bella mineralità e forte spinta sapida. Allungo, persistenza e buona freschezza.

Ca’ del Vispo – Ca’ del Vispo 2011
Sentori surmaturi di uva passa. Anice e frutto della passione. Giocato su registri un po’ piacioni con qualche odore di macerazione di troppo.

La Badia – Cantina Sociale di Certaldo 2011
Sentori di vaniglia subito in apertura. Succo di limone, una certa semplicità e diluizione con qualche profumo un po’ laccato nel finale.

Cappella di Sant’Andrea – Cappella di Sant’Andrea 2011
Buon attacco minerale, piacevole ricordi di thè verde, limone e salvia. Buona freschezza e grinta gustativa.

Casa alle Vacche – Casa alle Vacche 2011
Incanto di crema e croccantezza con un bel sale che affiora. Finale lungo, palato pulitissimo molto floreale con un bel ricordo di mandorla.

Cesani – Cesani 2011
Profumi floreali intensi, una certa alcolicità che regala morbidezza e cremosità al vino ma toglie un po’ di respiro gustativo. Non male il suo lato leggermente astringente.


Abbazia di Monteoliveto – Fattoria Abbazia di Monteoliveto
Campione non filtrato. Attacco olfattivo molto speziato, profumi di anice, sentori floreali, qualche punta di alcolicità in eccesso.


Fotaleoni – Fontaleoni
Una bella materia si nasconde dietro il silenzio olfattivo di questo vino. Tocco deciso al palato. L’aspetto citrico ricorda molto il pompelmo e qualche traccia di scorza di arancio.


Selvabianca – Il Colombaio di Santa Chiara
Fiori di pesco, molto intenso. Piacevole beva con forza gustativa non indifferente. Al palato il vino si mostra generoso con il suo fruttato espressivo e rotondo.

Ciprea – La Castellaccia
Gradevoli sentori torbati, con una forza espressiva decisa e facilitata da un’alcolicità molto spinta.


La Lastra – La Lastra
Anice e delicata sensazione di fiori di campo. Vino dalla mineralità pronunciata e dai forti contrasti gustativi. L’acidità sferza dei colpi che tengono il vino sempre nella giusta direzione portandolo fino in fondo alla degustazione con una bella beva.


La Mormoraia – La Mormoraia
Frutti molto maturi e palato morbido con un gusto burroso già molto evidente. Vino curvaceo con una rotondità anche troppo accentuata.


Le Fornaci – Le Fornaci
Pungenza d’alcol spinge le sostanze volatili innanzi aprendo immagini floreali e di mela rossa croccante. Palato un po’ più adagiato delle aspettative.


Macinatico – Macinatico
Mandorle, profumi di marzapane e pere cotte. Al palato c’è molta corrispondeza gustativa.
Semplice di media intensità.


Panizzi- Panizzi
Buoni profumi classici di thè, fiori di pesco e ananas. Anche il palato risponde con precisione alle sollecitazioni olfattive supportato anche da una buona freschezza di agrumi e densità di polpa.


Pietrafitta
Vino molto aromatico sia nelle sensazioni olfattive che gustative. I profumi tropicali sono intensi e forse dominano un po’ la scena, ma il vino ha una certa piacevolezza.

Poderi del Paradiso – Poderi del Paradiso
Naso che ricorda la scorza di pane e le mandorle. Palato abbastanza alcolico, molto denso e incentrato su un fruttato maturo.


Alata – Rampa di Fugnano
Sentori di thè alla pesca. Palato solido, ben supportato da acidità e forza sapida piacevole con un ricordo salmastro.

Rubicini – Rubicini
Vino non ancora filtrato, opaco con un buon profumo di albicocca e ananas con un frutto molto denso. Potrebbe beneficiare di un tocco di acidità in più.


San Benedetto – San Benedetto
Minerale, croccantissimo. Succo di limone, lime gradevolissimi. Vino falso semplice, ma che invece vive di una bella forza interiore intensa o potente. Anche con una bella prospettiva sull’invecchiamento.


San Quirico
Teso, austero, minerale con qualche sottile traccia torbata. Pulitissimo, dritto come un fuso nei sui ricordi iodati e di fiori di campo. Bella Vernaccia classica di quelle da mettere via ed aprire tra qualche anno ma che, nel frattempo, regala davvero una beva di grinta.


Signano – Signano
Odori di foglie verdi, lime e limoni freschissimi. Bella luce nel frutto, ricco che ricorda il bergamotto. Piacevole anche la parte torbata nel finale.


Le Calcinaie – Tenuta Le Calcinaie
Qualche sentore che ricorda un po’ il riesling con il suo bel contrasto gustativo agrumato e di petrolio. Buono, minerale, sapido, non scontato, di bella persistenza e profondità.


Titolato Strozzi – Tenute Guicciardini Strozzi
Servito troppo freddo, difficile da sentire a livello olfattivo. Frutti estremamente maturi, succo di pompelmo con un finale un po’ citrico. Difficile da giudicare.

T&P Teruzzi e Puthod
Floreale, semplice. Vino ben costruito cui non manca niente se non un po di forza, intensità e allungo.

I Macchioni – Casa alle Vacche
Petali secchi, buona succosità nel frutto di albicocca, pera williams. Molto maturo e dolcissimo. Vino rotondo, ma anche ben supportato da freschezza ed una certa complessità.

Vigna a Solatio – Casale Falchini
Mela matura, con un retrogusto che lascia qualche traccia un po’ terrosa con sentori intensi di geranio. Semplice non male.

La Gentilesca- Fattoria Abbazia Monteoliveto
Manca un po’ di freschezza, perché altrimenti il vino sarebbe molto piacevole, già pulito nonostante non filtrato ancora. Da riassaggiare più avanti.

Tropie – Il Lebbio
Mela matura, anche troppo con un sentore di sidro. Palato astringente di un certo rigore, molto di più che dalle aspettative iniziali. Non male un po’ troppo alcol.

Le Grillaie – Melini –GIV
Aromatico e ben registrato nel profilo fruttato semplice e pulito. Senza troppe ambizioni ma di beva pronta a tutto pasto.

Borghetto – Pietrafitta
Profumi tropicali, molto morbido, neutrale anche un po’ troppo. Registro internazionale.

Poggiarelli – Signano
Cremoso, rotondo senza cedere. Buon fruttato maturo, con un palato dal tocco gentile e piacevole.

AB Vinea Doni – Casale Falchini 2010
Sentori di anice un po’ liquoroso. Palato molto più ricco delle aspettative. Qualche traccia aromatica un po’ fuori registro. Profilo un po’ international.

Biscondola Poderi del Paradiso 2010
Vaniglia e frutti maturi corredati da un buon profilo agrumato con l’anans maturo e il frutto della passione.

Etherea – Rubicini 2010
Polpa densa di mele mature e florealità piaciona. Alcol che spinge e toglie della freschezza al vino.

Cusona 1933 Tenute Guicciardini Strozzi
Vino servito troppo freddo, ma si sentono forti alcuni sentori vegetali di brodo di carne. Palato fresco cui manca un po’ di polpa e spinta sapida per concludere con più agilità.

Sanice – Cesani  2009
Bel profilo torbato con un tocco di spezia di rovere però ben integrata ad un frutto davvero generoso, intenso ben strutturato su un idea di freschezza e maturità che rendono il vino piacevolissimo.

Riserva L’Albereta Il Colombaio di Santa Chiara 2010
Polvere da sparo e cuoio. Vino di una certa complessità aromatica che spinge l’assaggio oltre una fase centrale per andare avanti con un fruttato energico che salta fuori con qualche ricordo di note di ibiscus.

La Lastra Riserva- La Lastra 2010
Si sente qualche spezia di rovere all’inizio. Al palato un po’ di vaniglia ed il vino però riesce a sbrigliarsi con un bel frutto. Il profilo però è quello della sapidità. Il legno rimane nel finale, ma la sensazione è che il vino se ne possa liberare.

Riserva La Costa Pietrafitta 2010
Sentori di latte di cocco, molto aromatico anche troppo. Buona però la freschezza e la sapidità del vino. C’è una buona materia, ma si sente anche una confezione che porta via espressività. Piacevole  la freschezza.

Riserva Fontaleoni 2009
Tostato sorretto da un bel carico di frutta e sensazione smussata di glicerina e sentori di miele ambrato con un bel retrogusto di mandorla amara. Un po’ troppa maturità e concentrazione.

Benedetta San Donato 2009
Gradevolissimo profumo di torrone, cui segue un tocco di torba e cenere. In bocca il vino parte con una marcia più convinta, con un palato seducente e vellutato che riesce a creare delle sensazioni di estrema piacevolezza anche nelle fasi di chiusura.

Riserva Signano 2009
Sensazioni burrose molto intense che poi virano sulla cioccolata bianca e la crema pasticcera. Molto denso con un finale in cui domina la sensazione dell’alcol sopra tutto.

Riserva Guicciardini Strozzi 2009
Profumi floreali piacevolissimi, buona maturità di frutto e soprattutto una freschezza, una pulizia ed una bevibilità davvero invidiabili. Buone le note di limone e pompelmo. È un vino che mostra una materia prima di bella stoffa e un profilo di interpretazione intelligente.

Riserva I Mocali Vagnoni 2009
Altro bell’esempio di una Riserva minerale con il sale che affiora, il cuoio e la mandorla amara, quella tipica di questo vino/vitigno. Il fruttato non è sbracato ma, al contrario, si focalizza sulla freschezza. Bella dinamica gustativa vibrante e di grande spessore.

Riserva Vigna ai Sassi – Tenuta Le Calcinaie 2008
Ananas, qualche frutto tropicale, un tocco di spezia di rovere e vaniglia e una piccante sensazione di pepe bianco. Palato un po’ rigido, quasi tannico che lascia la bocca pulita, ma anche con qualche traccia di amaro.

Riserva Isabella – San Quirico 2006
Ottusa dal legno, sia al naso che al palato come spesso accade a questa Riserva. Il tempo però è “signore” con questo vino e generalmente nel corso degli anni toglie di dosso gli eccessi di rovere per sviluppare note torbate molto complesse ed un lato argilloso penetrante.

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