Anteprima Chianti Classico


Risettate le gengive dopo gli assaggi di Vernaccia, rimango a dormire a Firenze. L’indomani mi faccio quattro chilometri di camminata per raggiungere la Stazione Leopolda dove mi sono trovato davanti a una fila di oltre 400 etichette di 150 produttori. Si dice che i giornalisti siano oltre 200. Potremmo farcene un paio per uno e finire in quattro e quattro otto. Invece alle 18:00 sono ancora dentro la Leopolda con la sensazione di essere come in un casinò dove il tempo non conta più.

Ho assaggiato circa 120 tra i Chianti Classico 2010, 2009, le Riserva 2009, 2008, 2007 e qualche 2006.

Pubblichiamo di seguito alcuni di questi assaggi dei campioni usciti meglio e che hanno sorpreso per un motivo o un altro.

Da una prima valutazione a caldo ho trovato delle bottiglie straordinarie tra le Riserve del 2008, dei 2009 molto più raffinati delle aspettative e i 2010 di una freschezza ed una omogeneità davvero rincuoranti: oggi i quasi 200 giornalisti presenti all’anteprima non credo abbiano bevuto male. Ho trovato con piacere un cambio di passo sia da parte dei piccoli che dei grandi produttori verso stili produttivi che premiano l’espressività di frutto, la ricerca di una narrativa più immediata ed una succosità più golosa e generosa che in passato. E se in alcuni casi ancora si può incappare in qualche stilema produttivo dai registri estrattivi e surmaturi, mediamente prevalgono vini in cui si sente meno legno e si respira più Chianti Classico.

Domani mi faccio un giro di ri-assaggi. Del resto non è facile assaggiare un territorio così vasto ed eterogeneo come il Chianti Classico con i suoi 7.200 ettari vitati, le quasi 400.000 bottiglie e i suoi 570 soci.

Prima di lasciare i banchi di assaggio chiedo al presidente di questi produttori, Marco Pallanti, come siano andate le ultime annate: “Sono quasi dieci anni che c’è andata abbastanza bene. Tolto il 2002 infatti abbiamo alternato in modo ciclico perfetto delle belle annate con le pari, un po’ più fredde delle dispari”. E poi, aggiunge con un piccolo sorriso, i nostri produttori sanno scegliere l’uva al momento giusto.

Pallanti appare più sereno del solito, nonostante i tempi difficili. Calmo e posato, sembra essersi tenuto un paio d’assi nella manica per la conferenza stampa.

Prima l’annuncio della risalita delle vendite del 4%, grazie soprattutto all’export che contribuisce con il 78% delle vendite totali (USA ancora in testa con quasi il 30%), poi l’annuncio più aspettato: “Antinori torna nel Consorzio del Chianti Classico e questo ci fa sentire tutti più forti”.

Albiera Antinori molto sinteticamente chiosa l’intervento: “Dopo 38 anni torniamo nel Conosorzio del Chianti Classico e nel 2012 la nuova cantina al Bargino aprirà e sarà la Cantina del Chianti Classico”.

Finita la breve conferenza, mangio un boccone e torno al mio banchino per finire gli assaggi prima di andare a cena con i produttori. Sei ristoranti diversi sparsi per la città hanno accolto i pullman di giornalisti e produttori che hanno aperto per l’occasione qualche annata speciale.

Al mio tavolo al Ristorante del Caffè Italiano abbiamo bevuto tra gli altri un Castello di Bibbiano 1981 ancora con una bella dolcezza di frutto ed un buon profumo floreale e di humus ed uno straordinario Castello di Monsanto Riserva il Poggio 2001. Servito un po’ troppo freddo, il vino ha aperto la comunicazione solo dopo una mezz’oretta mostrando il potenziale di questo cru posizionato su una collina al confine tra Firenze e Siena. Due vini che mi hanno rallegrato per la loro raffinatezza, definizione e sapidità. Ma soprattutto perché dimostrano come in Chianti Classico il grande Sangiovese può regalare delle emozioni come solo pochi grandi vini nel mondo possono fare.

Ecco tutte le note di assaggio della giornata alla Stazione Leopolda:

Assaggi 2010

Assaggio 2009

Assaggi 2008 e 2007

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