Anteprima Brunello di Montalcino


Alla fine di questa settimana di Anteprime toscane sono stati circa 500 i vini assaggiati in lungo e in largo da Firenze a Montalcino. Confesso che la tappa finale è stata al fulmicotone con il Brunello di Montalcino che si presentava con la sua annata 2007 e Riserva 2006.

Dunque come sta il Brunello?

Passata la sbornia, come per tutti, pre 2001 in cui si vendeva tutto a qualunque prezzo, attraversata la tempesta di Brunellopoli, le annate difficili del 2002 e del 2003, finalmente a Montalcino si respira un’aria nuova. La solidità dei produttori, la forza del Consorzio e la fiducia dei consumatori sono riusciti a traghettare questa importante docg verso una nuova fase.

Il Brunello è entrato nella sua fase adulta. Non c’è più spazio per ulteriori vigneti e probabilmente per ulteriori cantine; gli investimenti agronomici ed enologici sono stati quasi tutti portati a termine ed è ormai assodato dalla maggioranza dei produttori e consumatori che questa è una denominazione che deve rimanere Sangiovese in purezza, punto e basta.

Dai quasi 300 assaggi che ho fatto delle annate in anteprima è emerso un quadro molto chiaro ed anche confortante di una espressività territoriale recuperata, di una fiducia nel poter vinificare l’annata per quello che è, e non per quello che vorrebbe il mercato, e di una omogeneità sensoriale comune a tutto il territorio.

Per scendere più nel dettaglio il 2007 si presenta nel complesso come un’annata calda, pronta e matura. I vini sono tutti estremamente espressivi e aromaticamente loquaci fin da subito, con un carattere gustativo molto morbido, rotondo e affabile.

Questa è insomma un’annata seducente che ha sfornato vini ricchissimi di un frutto maturo, di sensazioni balsamiche e di una succosità piena di dolcezza naturale.

In qualche modo potremmo anche tentare un parallelismo con la blasonata annata del secolo: il 1997. Certo, c’è più alcol che allora, ma i vini sono tanto prorompenti come lo furono allora e, ahimè come allora, c’è il rischio che non possano durare troppo a lungo. Ma questo non è per forza un male, anzi faciliterà l’accesso per coloro che non conoscono ancora questa denominazione, favorendone la divulgazione ed il passaparola.

Insomma, sono vini che se la giocano sul volume, la larghezza la spinta aromatico-gustativa sostenuta dall’alcol ma che proprio per questo possono mancare di definizione e dettaglio privilegiando invece l’immediatezza.

All’interno di un folto gruppo di vini così ben fatti si annidano anche delle interpretazioni che si sono lasciate scappare la mano con un frutto eccessivamente maturo, caratteri ossidativi ed un palato flaccido. Ci sono ancora a giro vini che privilegiano un uso del rovere molto spinto che elargisce vaniglia, spezie e note tostate ed un palato molto aggressivo. Per fortuna sono casi sempre più rari.

Tra gli assaggi infine i vini delle cantine con i grandi territori, ma io direi, quelle soprattutto guidate da produttori particolarmente sensibili, emergono senza dubbi o esitazioni dal gruppo. Generlamente sono quei vini che sono riusciti a sfruttare un’annata così espansiva per far maturare bene il Sangiovese soprattutto sotto un profilo fenolico, ottenendo vini dai tannini vellutati, levigatissimi ma che non rinunciano all’acidità e ad una struttura rigorosa che possa consentire anche un lungo invecchiamento.

In questi casi sua maestà il Brunello emerge in tutta la sua grandezza con dei vini che stupiscono per la loro profondità aromatica, il contrasto di un frutto dolce e di un sapore sapido, le tracce minerali ed il finale senza fine.

I vini del 2006 invece sono quelli concepiti come Riserva e che dunque devono trascorrere  un anno in più in cantina rispetto ai vini base, concludendo il loro percorso di invecchiamento con un totale di 6 anni.

Le interpretazioni migliori sono quelle che generlamente nascono in vigna, come selezione di uve particolarmente pregiate e dunque più vocate a resistere un’ulteriore anno di legno per aspirare ad invecchiamenti plurideccennali.

Ovviamente, nonostante lo sforzo dei produttori, non sempre nascono delle Riserve  veramente longeve, più spesso in passato sono capitati vini ancor più legnosi del solito che così sono rimasti nel corso degli anni.

Non sarà così per i grandi 2006. Questa è un’annata classica, di quelle dai tannini più rigidi ed austeri, con un’aromaticità meno conturbante ed un profilo sensoriale più elegante e silenzioso, ma non per questo meno complesso, energico e profondo.

Sono vini di struttura che nei casi peggiori rimangono ingessati con dei tannini troppo ruvidi, ma in quelli eccezionali rivelano un carattere di grande naturalezza e mineralità quasi salata proprio dei grandi Sangiovese.

Così sotto uno stesso tetto abbiamo sentito due idee di Brunello che cambiano semplicemente in virtù dell’annata. Mi rendo conto che per molti questa considerazione possa risultare lapalissiana perchè l’equazione annata diversa = vini diversi dovrebbe essere naturale, ma così non è stato e, ancora non lo è, in molte zone vinicole del mondo, dove le tecniche enologiche prevaricano senza vergogna gli andamenti stagionali.

Ecco le note di assaggio dei vini più interessanti.

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