Pappardelle al sugo di cinghiale


PER 6 PERSONE

Per il sugo
800 gr di polpa di cinghiale a tocchettoni
1 costa di sedano
1 carota
1 cipolla
300 gr di passata di pomodoro
2/3 cucchiai di concentrato di pomodoro
olio extra vergine
sale e pepe

Per la marinatura del cinghiale
vino rosso di qualità (quanto basta a coprire il cinghiale)
rosmarino
5 bacche di ginepro,
5 grani di pepe nero,
3 chiodi di garofano
alloro
salvia
1 costa di sedano
1 cipolla

Per le pappardelle
250 gr di farina di grano duro
250 gr di farina 00
5 uova di media grandezza

“Hanno appena sparato un cinghiale, ne vuoi un po’?”
A questa domanda sono seguiti alcuni attimi di silenzio, il mio, poi, passata l’amarezza per la povera bestia, sono rinsavita e gli ho risposto che lo volevo il cinghiale, eccome se lo volevo…
Forse questo non è il miglior modo per cominciare a scrivere di una ricetta, però è proprio andata così.

La sera prima metto il cinghiale in un recipiente, lo copro con del buon vino rosso e con tutti gli ingredienti della marinata leggermente spaccati o pestati in modo che possano rilasciare i loro profumi.
Copro con pellicola e lascio riposare in frigo tutta la notte.
Scolo il cinghiale dalla marinata e lo riduco a pezzettini nemmeno troppo piccoli. Trito una carota, una cipolla e una costa di sedano e li soffriggo dolcemente in pentola con olio extra vergine.
Siccome la mia carne era troppo magra, ho affettato un pezzetto di lardo di colonnata (30/40 gr, non di più) e l’ho aggiunto al soffritto.
Unisco il cinghiale e, a fuoco vivace, lo faccio rosolare per bene. Concentrato, pomodoro, sale, pepe e un paio d’orette d’attesa faranno della “selvatica bestia” un sugo profumato e particolare.

Mentre il sugo si asciuga preparo le pappardelle.
Dispongo le due farine a fontana e nel mezzo rompo le uova, con una forchetta, ma soprattutto con le mani, comincio ad amalgamare il tutto fino ad ottenere un panetto che non appiccica alle mani. Lo lascio riposare avvolto da pellicola a temperatura ambiente.

Tiro le sfoglie con la macchinetta apposita fino al terz’ultimo spessore, ricavo tante pettole che lascio asciugare alcuni minuti su di un panno, poi le arrotolo su se stesse avendo cura di spolverizzarle con farina di semola e le taglio dello spessore desiderato (circa 2 cm o poco più).
Bollo le pappardelle per circa un minuto in acqua salata e poi le condisco con il sugo. Una spolverata di pecorino o parmigiano se vi va.

 

 


Commenti

  1. [1] Maurizio Cortese

    “…..lo copro con del buon vino rosso”. Il cinghiale si è scolato quasi tutto il mio “Ambruco” di Terre del Principe ed era l’ultima bottiglia!

    7 dicembre 2011 alle 08:01 | Rispondi
    • [] Carmine Capacchione

      E quindi poi sulle pappardelle cosa ci hai bevuto? Il tavernello? :-)

      7 dicembre 2011 alle 12:31 | Rispondi
    • [] leo.siena

      terribile, Maurizio…

      24 marzo 2012 alle 12:20 | Rispondi
  2. [2] Bacco

    ci sono ricette più gustose… ;-)

    7 dicembre 2011 alle 15:09 | Rispondi
  3. [3] Maurizio Cortese

    questa è una scena che si ripete spesso, però normalmente ne usa un quarto e il rimanente lo beviamo a tavola.
    Comunque, per la cronaca, ho fatto un sacco di storie :-) unica consolazione, non magra, che il piatto è venuto bene…

    7 dicembre 2011 alle 15:14 | Rispondi
  4. [4] JO

    Nella foto però c’è della passata di pomodoro aggiunta dopo che non si può vedere

    12 dicembre 2011 alle 10:41 | Rispondi
  5. [5] gioconda

    tutto perfetto tranne il pomodoro. sennò nun se sente el cignale!!

    22 marzo 2012 alle 22:15 | Rispondi
  6. [6] leo.siena

    viene voglia di far visita al mio amico cacciatore ;-)

    24 marzo 2012 alle 12:21 | Rispondi
  7. [7] picca

    Questa ricetta viene benissimo….l ho fatta un sacco di volte…con questo sugo viene molto buona la polenta

    10 gennaio 2013 alle 11:32 | Rispondi

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