Ritorno ancora una volta a
Serrallunga. Non credo che smetterò mai di tornarci qui. Ogni tanto mi prendo qualche cotta, faccio una conoscenza più approfondita di qualche grande territori vinicolo del mondo. Però c’è sempre bisogno di
tornare a casa. Serralunga è un rifugio sicuri dalle intemperie e dalle mode veloci e scostanti. Qui il
Nebbiolo matura e si racconta con ritmo e poesia mescolati a forza balsamica e rigore architettonico. Serralunga ti costringe a sederti a prenderti una
pausa per seguire il discorso. Le radici della vite affondano nel gesso giallo compatto di 15 milioni d’anni. Solo una mano delicata ed una mente funambolica possono consentire al Nebbiolo di parlare con grazia e eloquenza.
Qui non serve urlare, anzi. Un piglio troppo aggressivo e i tannini si irrigidiscono, diventano omertosi si arrocano, come i prigioni di Mighelangelo.
Nel cuore di Serralunga in Gabutti, uno dei cru storici, ci sono tre ettari coltivati da Augusto Cappellano, figlio di Baldo – Teobaldo Cappellano, scomparso nel 2009. Qui il Nebbiolo ha quasi settanta anni ed una parcella dal 1989 è stata piantata senza il porta-innesto. Vigne libere, su terreni inerbiti, senza essere condizionate da cimature o trattamenti chimici e Augusto che le segue con amore. Quando lo scorso inverno il vigneto di Barbera Gabutti è stato investito dalla grandine e dagli smottamenti mi ha detto: “sono andato in vigna, ho visto cosa era successo ed cominciato a piangere come un bambino. Adesso devo fare qualcosa per loro, ma non sarà facile e non costerà neanche poco.”
Nel 1999 suo padre fermenta e pone la Barbera in grandi fusti cilindrici di rovere di Salvonia dove matura per dieci anni esatti. Poco prima dell’imbottigliamento nel 2009, Teobaldo me la fece assaggiare e mi disse: “vieni ti faccio assaggiare una cosa.” Vidi il colore molto acceso, un rubino con un unghia granata trasparente. Il naso era profumato di rose selvatiche e ginestre sui prati e la terra gialla della Langa. Il ribes e il melograno si anno largo al punto che ancora oggi mi fan venire sete. Guardo Baldo e vedo Augusto che col naso nel bicchiere mi sorride e sorridendo anche io dico: “il naso è quello di un nebbiolo fresco, teso, croccante un po velato dalla volatile adesso”. Loro, padre e figlio, sorridono e non cambiano espressione. Assaggio il vino: ancora succo di ribes e melograno che mi destano e dico subito: “troppo fresco, troppo croccante per un nebbiolo, però la sapidità è scioccante che disseta!” Augusto è felice e mi dice: è una Barbera!
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Un ritratto di una persona così è un gran bell’inizio!
Grazie