Missione Rioja partendo da Etxebarri
Dopo il mio primo viaggio in Rioja avrei voluto metabolizzare più lentamene tutti quei vini straordinari che ho provato e invece, lo dico senza far finta di lamentarmi, son dovuto volare dritto a Torino per degli assaggi di Barolo e Barbaresco, cui è seguito una breve fermata di Sangiovese in Toscana e una settimana diviso tra Taurasi ed Etna. Non tutti i mali vengono per nuocere. Pur pago dell’avventura iberica, il susseguirsi ritmato e incalzante delle altre tappe mi ha messo davanti a fatti nuovi: la sorprendente vicinanza di alcuni vini, vitigni e zone sulla carta molto lontani tra loro.
Cosa può avvicinare i terreni vulcanici di Mastroberardino agli altopiani spagnoli di Lopez de Heredia? Dagli Appennini alle Ande, dalla Costiera Amalfitana all’oceano si attraversano mille mondi e mille culture, ma in un Taurasi del 1968 ed un Rioja del 1934 ho percepito un sentire comune. E se poi un anziano cavaliere del Taurasi telefonasse a Gianfranco Soldera mentre stappiamo insieme una bottglia di Taurasi del 1980 perchè mi si accende un ricordo di frutti di bosco di un Brunello Case Basse del 1981?
Durante questo pazzo viaggio ho preso poi una nave per Catania per salire sull’Etna a casa della mia famiglia. Qui il Nerello Mascalese di Fessina e Girolamo Russo mi aprono la via della Borgogna, dove però mi devo fermare perchè a tanto il viaggio non mi ha portato. La Langa è stata la mia ultima tappa casalinga ed è qui con un Barolo del 1961 che il cerchio si è chiuso davanti a degli agnolotti fatati di Maurilio alla Ciau del Tornavento. Forse è solo la suggestione di un mese di assaggi e bevute erranti o magari la vicinanza nel lessico interiore dei produttori che pur vievendo in terre così lontane e diverse tra loro parlano una lingua più simile di quella condivisa ufficialmente tra vicini di vigna. Certamente sono solo delle suggestioni, delle percezioni… auspicate.
Ma il bello del vino è che riesce ad unire punti -di vista- e posizioni di geografia mentale che non credevamo potessero essere contigui. Il ricordo della ciliegia marasca, della liquerizia, delle viole e dei profondi sentori di humus e cuoio, ma soprattutto la bocca succosa disegnata su un profilo teso e minerale sono i descrittori che continuano a riaffiorare freschi e spontanei senza bisogno di consultare il mio taccuino di appunti quando penso ad una manciata di questi vini così lontani tra loro. Cominciamo la prima tappa del viaggio proprio con la metà più lontana, in Cantabria.
Lascio Bologna alla volta di Bilbao dove arrivo in tarda serata per via du una sosta forzata e prolungata nello scalo a Madrid. Per sentire di essere arrivato in Spagna ho bisogno mangiare qualcosa di qui. Non mi lavo neanche le mani in albergo ed esco di corsa alla ricerca di un Gazpacho. Trovo una vecchia bettola che me lo serve. Poi insistone per un baccalà Pil-Pil. Errore perchè la sua cremosità mi rincorre per tutta la notte. Mi sveglio offuscato e per trovare lucidità prima degli assaggi di Rioja vecchia e nuova scuola decido di smalitire il pil-pil con una corsa verso il Gugghenheim Museum per un saluto al cucciolone di fiori di Jeff Koons.
Mi sento meglio, adesso sono felice di essere a Bilbao. Il viaggio può iniziare.
Il battesimo del viaggio è un pranzo da Etxtebarri, il miglior “Asador” del mundo! Proprietario e Chef Victor non si trova da nessun’altra parte se non alla griglia. La sua cucina si basa solo su questo. Prodotti semplici e freschissimi e una griglia da maestro. Burro affumicato è l’inizio. Sì, avete capito bene! Una pallina di burro vaccino e un quadratino di burro caprino ricoperti di fresco pane grattugiato. Buonissimo, ma comunque burro. Decido di tenerlo da parte. Ritorno però spesso su quello di capra con dei profumi simili allo Scotch Laphroigh. Arriva poi una tazzina di ricotta e marmellata di zucca. Ovviamente la ricotta è affumicata, o meglio il latte è stato affumicato da Vittorio. Silex Dagenau 2006 in abbinamento. Speravo di trovarlo più teso e fumè per la cucina di Vittorio, ma in realtà è stato il dolce del vino a prevalere senza troppo equilibrio sui piatti.
Pane, burro e acciughe cantabriche mi ha commosso. Al mia merenda preferita di sempre elevata su contrasti morbidi e croccanti che mi fanno aumentare la salivazione ogni volta che ci penso. Los Gambas erano freschissimi e succosi con un finale di crudo misto all’affumicato che con grande sorpresa si è sposato perfettamente con il CVNE Vigna Real 1962. Risultato non scontato vista la persistenza del gambero mezzo crudo! La vitalità, il rigore, la stoffa tannica del vino e la sua sapidità non potevano davvero trovare nemici sulla tavola. Nessun segno di cedimento per un vino ancora spaventosamente agli inizi! Ostriche. Sì, affumicate anche queste. Dalla baia di Biscaglia sono arrivate qui in montanga preservando con l’affumicatura tutto il succo di mare e il sale. La seppia con il suo nero assime ad un baccalà al burro affumicato con accanto un pimiento così morbido, dolce e naturalmente grasso che sebbene fossi arrivato alla fine non era possibile non finire. Ma il finale è arrivato con il gelato affumicato ed un espresso. Questo non affumicato e di torrefazione italiana. Prima di partire per San Sebastian per qualche pintchos e txacoli un saluto alle pecore che ci regalano quel latte strepitoso.
Il viaggio continua qui.
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